lunedì, 2 Agosto, 2021

Referendum eutanasia, parte la raccolta firme

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500 mila firme entro il 30 settembre. Poco più di tre mesi (di cui uno è agosto) per permettere il referendum sull’eutanasia e far sì che ognuno possa scegliere cosa fare della propria vita fino alla fine. Lo chiede Daniela, stroncata da un tumore al pancreas il 5 giugno, in un video-testamento in cui invoca una morte “nel migliore dei modi”. Lo chiede Mario, tetraplegico e immobile da dieci anni dopo un incidente stradale, che dal 2020 chiede il suicidio assistito per mettere fine alle sue sofferenze. Lo chiedono migliaia di malati che non possono aspettare i tempi della giustizia. È da queste persone e per tutte le persone che l’Associazione Luca Coscioni ha promosso la battaglia referendaria, partita oggi con i primi tavoli a Roma, in Largo Argentina, e a Milano tra Corso Garibaldi e via Statuto, ai quali seguiranno i banchetti in tutta Italia.
Una battaglia, come ha ricordato Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione, nel corso di una conferenza stampa alla Camera, iniziata 15 anni fa con la richiesta di Piergiorgio Welby e una proposta di legge popolare che giace in Parlamento. Dopo la sentenza della Cassazione, che ha assolto Marco Cappato per aver permesso a Dj Fabo di ricorrere al suicidio assistito, e dopo il sollecito della Consulta a legiferare in materia, la Camera ha iniziato la discussione di un testo base (immediatamente bloccato dalla Lega) del tutto insufficiente, perché si limita a ratificare ciò che la Corte già aveva deciso ed esclude di fatto tutti coloro che non sono tenuti in vita da trattamenti di sostegno, malati oncologici compresi.
“Il Parlamento – ha detto Filomena Gallo – ignora i tempi di un malato che chiede di smettere di soffrire, il referendum è unica soluzione per unirsi alla battaglia di persone come Mario e come Daniela e per veder approvata una legge in questa legislatura”.
“Dobbiamo dare una risposta netta ai molti che dicono che prima o poi arriverà una legge – ha aggiunto Marco Cappato ­. Questo ragionamento, se dal punto di vista teorico può esser comprensibile, non può essere accettabile per le persone che hanno pochi mesi o poche settimane per esercitare la propria scelta. Siamo stati assolti, con Mina Welby, per il caso di Davide Trentini, ma abbiamo aspettato 4 anni e 9 udienze di tribunale. Un malato terminale non può attendere così tanto”.
Da qui la sfida delle 500mila firme che può apparire improba per un’Associazione come la Luca Coscioni che non può contare su una struttura politica composta da centinaia di amministratori disponibili ad autenticare, ma che in realtà potrebbe essere resa possibile proprio dalla mancanza di una precisa connotazione politica. Come in tutte le battaglie per i diritti civili, infatti, l’appoggio è bipartisan, soprattutto su un tema con cui ognuno, purtroppo, prima o poi avrà a che fare. Tanto è vero che accanto al comitato promotore, composto dal Partito Socialista, da sempre in prima linea nelle campagne referendarie per i diritti, come ha ricordato il segretario del PSI Enzo Maraio, Radicali Italiani, Eumans, Volt, Più Europa, Possibile, Sinistra italiana, Federazione dei Verdi, al momento si sono registrate disponibilità trasversali dai 5 Stelle a Forza Italia e al PD. Ma la vera forza deve arrivare dal basso dai cittadini, dagli avvocati che da quest’anno possono autenticare le firme, tutti invitati “a partecipare direttamente e a comunicare la disponibilità sul sito https://referendum.eutanasialegale.it/ ”.

 

Emanuela Sanna

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