lunedì, 26 Luglio, 2021

Referendum, Zingaretti fa i conti senza ‘Direzione’

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“La sinistra sta con i più deboli”, ma ancora una volta non si tratta di elettorato al quale rivolgersi, ma di alleati e alleanze. È quanto avviene al Partito democratico con i cinquestelle. Nell’ultima tornata elettorale il Movimento fondato da Grillo e Casaleggio che aveva fatto tremare i vecchi partiti e rimesso in discussione tutto il sistema politico nostrano, è praticamente scomparso. Eppure l’attuale segretario dem, Nicola Ziongaretti, tiene a rinsaldare l’alleanza di Governo e lo fa dalle colonne di Repubblica, senza consultare la base. Cementificando un legame a costo di dare l’ennesimo colpo al partito che si era ripreso da poco dalle scissioni e ha annunciato il suo sì al taglio dei parlamentari, allineandosi di fatto alle prese di posizione del M5S, esternazioni evitate anche dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Il Capo dell’Esecutivo ha espresso il suo appoggio al Sì poi è sparito, evitando di giocarsi la testa.
Se qualche quotidiano ha fatto notare il tono autoreferenziale di Zingaretti, che parla come un capo partito degli anni 70 senza averne però i voti, nel Partito democratico, nonostante in molti abbiano preferito evitare l’argomento, si inizia a tollerare poco questo modus operandi.
Tommaso Nannicini ha subito risposto alla lettera di Zingaretti sostenendo che a questo punto la direzione è inutile e che si eviti di farsi dettare la linea, tentando infine di mettere una toppa. “Se qualcuno vuole trasformare il referendum nel congresso del PD sbaglia. Prima il referendum sulla democrazia rappresentativa, poi il congresso. Noi siamo pronti per entrambi, ma vanno tenuti distinti. #OrgoglioPD”, Scrive su twitter il senatore dem Tommaso Nannicini, componente del comitato del No al referendum.
“Tra 20 giorni si vota un referendum. Non su una materia minore, ma sulla Costituzione.
Il Pd non ha ancora una posizione ufficiale. La direzione per assumerla è stata convocata per il 7 settembre, 14 giorni prima del voto”, scrive Matteo Orfini sulla sua pagina Facebook “Ovviamente il referendum è fissato da mesi, la campagna elettorale è in corso, ma noi non abbiamo trovato il tempo per discuterne. Dettaglio tecnico: la direzione non si fa in presenza, quindi non ci sarebbe stato alcun problema a convocarla anche in agosto. Ma tant’è. Si è voluto attendere che la commissione Affari Costituzionali incardinasse alla camera la nuova legge elettorale. Un passaggio puramente formale che nulla garantisce sull’approvazione di quella legge né in aula alla Camera né tantomeno al Senato”, spiega il deputato dem.
Da notare inoltre che in quella lettera al quotidiano Repubblica il segretario porta come argomento a sostegno del Sì proprio la temuta caduta del Governo (nonostante nemmeno Conte abbia usato questa carta), ancora una volta Zingaretti chiede così un voto ‘per evitare’ che la Destra vada a Palazzo Chigi e infine, ciliegina sulla torta, sostiene che la colpa di tutto, in caso di vittoria del No, sarà da attribuire al ‘Fuoco Amico’ dei renziani o simpatizzanti tali. Eppure una sola cosa dovrebbe tenere a mente Zingaretti su Renzi, che non bisognerebbe mai intestarsi un referendum.
Puntando il dito sulla confusione che regna in casa Pd, però una cosa resta certa, a giocarsi tutto è Nicola Zingaretti che ha puntato tutte le sue fiches per un alleato che nemmeno voleva farlo sedere al tavolo.

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Riguardo l'Autore

Scrivo al volo, penso con la mano sinistra, leggo da ogni angolazione, cerco connessioni

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