domenica, 28 Novembre, 2021

Regeni, in gioco il ruolo internazionale del nostro Paese

0

Giovedì 14 ottobre nell’aula bunker di Rebibbia, si è svolta la prima udienza del processo per l’omicidio di Giulio Regni, lo studente, ricercatore friulano rapito a Il Cairo il 25 gennaio 2016, arrestato, torturato e ucciso e il cui corpo venne ritrovato, pochi giorni più tardi, il tre febbraio dopo la costruzione di una messinscena di uno scontro con una banda di malviventi. La Procura di Roma, con un lavoro veramente impegnativo e inficiato dai tentativi di depistaggio e di insabbiamento delle autorità egiziane aveva ottenuto il rinvio a giudizio per sequestro, tortura e omicidio di quattro 007 egiziani, il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdellal Sharif. Nonostante la loro irreperibilità e quindi la loro assenza nell’aula, la terza Corte d’Assise di Roma aveva la possibilità di iniziare il processo e questo avrebbe rappresentato una spinta determinante per giungere a quel doveroso atto di verità che i genitori, i parenti, gli amici di Giulio ma anche tutta l’opinione pubblica italiana e internazionale, che hanno seguito questa drammatica vicenda, giustamente pretendono. Ma i giudici non sono stati di questa opinione. Dopo cinque ore di Camere di consiglio hanno deciso il rinvio degli atti all’udienza preliminare. Si ricomincia da capo quindi in quanto non si è ritenuta sufficiente la consegna delle convocazioni dell’udienza agli avvocati difensori degli imputati vista la loro irreperibilità. Ciò, secondo la Corte avrebbe potuto portare alla nullità del procedimento a loro carico. Il processo potrà avvalersi anche di testimonianze importanti che gli inquirenti sono riuscite a raccogliere. Non tutti i testimoni saranno presenti in tribunale perché per alcuni, residenti in Egitto, è scattata la volontà del Governò di Al Sisi di non metterli a disposizione in quanto non viene riconosciuta la validità dell’indagine romana. Ma altri, la cui residenza finora non è trapelata per evitare che subiscano pressioni, che però abitano attualmente al di fuori dei confini dell’Egitto, saranno regolarmente presenti. E si tratta di testimonianze non da poco che riguardano il momento dell’arresto e delle torture inflitte al povero Giulio Regeni. Giovedì il Governo italiano si è dichiarato parte civile accanto ai famigliari del giovane. E come testi saranno chiamati a intervenire i quattro Presidenti del Consiglio, da Renzi a Draghi che sono stati a capo dell’Esecutivo da quando avvenne il rapimento. È sperabile che il dibattimento faccia luce anche su aspetti ancora oscuri come il ruolo dell’insegnante dell’Università di Cambridge dove il ricercatore friulano studiava. In questi anni si sono rivelate inutili tutte la richiesta di collaborazione con il Governo e la magistratura di Il Cairo. Al di là di dichiarazioni di principio sulla volontà di cooperare alla ricerca della verità, si è assistito a un vero e proprio tentativo di delegittimate il lavoro degli inquirenti italiani. E amara è stata la più volte affermata impotenza del nostro Governo da parte dei genitori di Giulio Regeni insieme alla considerazione che quanto accaduto non bloccasse o incidesse minimamente sugli affari economici intrapresi con il regime di Al Sisi al quale continuiamo a vendere navi e armamenti. Una dimostrazione di impotenza che Mario Draghi dovrà cercare di non replicare anche perché in gioco c’è il ruolo internazionale del nostro Paese, tra l’altro in un’area, quella mediterranea, in cui dovremmo recitare una parte di primo piano. Una questione complessa anche perché due giorni fa, intervenendo a Budapest al vertice dei Paesi del patto di Visegrad, il Presidente egiziano Al Sisi ha ribadito che il suo Paese non accetterà nessun diktat europeo sui diritti umani. La via giudiziaria seguirà il suo corso ma anche dalla politica dovranno arrivare risposte importanti. La tragica fine di Giulio Regeni ce lo impone.

Alessandro Perelli

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply