martedì, 15 Giugno, 2021

Reggerà Draghi alle pressioni frazioniste?

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Qualche settimana fa avevamo accolto Mario Draghi come il taumaturgo in grado di salvare il paese da tutti i mali che lo affliggevano. La mediocre esperienza dei due governi Conte, imperniati sui Cinque Stelle e spalleggiati, a turno, da forze di destra e di sinistra, ci aveva fatto sperare che tutto sarebbe andato meglio. Ci bastava la figura di Draghi, l’uomo pragmatico, l’italiano più stimato in Europa e nel mondo, per farci dimenticare che, in realtà, gli attori della politica nazionale erano gli stessi che fin lì avevano arrancato nella gestione, pur faticosa, della pandemia. Quegli stessi protagonisti avrebbero dato corpo a una compagine di governo di salvezza nazionale, ridimensionati sì, ma pur sempre con ruoli centrali nella definizione degli equilibri che, mi pare e temo, stanno rendendo poco agevole il cammino del nuovo esecutivo. Certo, Draghi parla poco e questo non è un male, di fronte alla debordante tracotanza con cui molti politici hanno gestito la comunicazione, specie sui social, nel maledetto biennio 2018-2020 e più nessuno attende l’appuntamento fisso del sabato sera quando un impeccabile premier Conte, impettito e ben pettinato, ammoniva gli italiani sui rischi degli assembramenti e li avvisava, estasiato, della potenza di fuoco messa in campo dal governo. Una potenza di fuoco che, tradotta in soldoni, significa debito pubblico a iosa scaricato sulle future generazioni di un paese che, speriamo, saprà assorbirne i rischi.

Oggi tuttavia, assistiamo a troppi distinguo che non son più in grado di mascherare lo scopo di salvezza nazionale con cui era nato l’esecutivo guidato dall’ex numero uno della BCE. Il rinvio a giudizio di Salvini per la vicenda della nave Open Arms ha riaperto la spaccatura tra i fronti giustizialisti e antigiustizialisti. Con una Lega che era parte integrante della coalizione salvifica non è una buona notizia. Scatta poi l’antica rivalità tra Italia Viva e i Grillini, con questi ultimi arrampicatisi sugli specchi pur di difendere la vergognosa, indegna, vomitevole comparsata dell’ultimo video di Grillo a difesa del figlio accusato di stupro nella sua villa in Sardegna. Il Pd lacerato ha affidato a Letta le sue ultime speranze di sopravvivenza mentre Forza Italia vive la contraddizione tra chi deve tenere le fila di una destra composita (con la Meloni battitrice libera all’opposizione) e chi vorrebbe vivere a pieno questa esperienza di governo responsabile.
In tutto questo, provoca un po’ di disorientamento il flebile dibattito politico e parlamentare sul Recovery plan che non si conosce ancora appieno e non è facile da giudicare, anche se gli ultimi scostamenti di bilancio ci lasciano pensare a quanto drammatico sia stato lasciare il paese in mano a chi ci ha indebitati per acquistare banchi inutili e monopattini.
In questo quadro a tinte fosche non ci resta che sperare nel buon senso e nelle innegabili doti del premier e dei suoi più fidati tecnici. In bocca al lupo, per lei e per noi, Mario Draghi.

 

Leonardo Raito

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