domenica, 19 Settembre, 2021

Reggio Emilia, doppia serata per il Teatro Valli

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Inaugurazione della Stagione concertistica al teatro “Valli” di Reggio Emilia, con doppia serata, per ovviare al dimezzamento dei posti, giovedì e venerdì scorsi.
Si riparte, senza fuochi d’artificio e mortaretti, ma con passione e tanta voglia di ricominciare. Il contesto è quello noto: mascherine, distanziamento, esibizione del certificato vaccinale o del tampone, posti a disposizione dimezzati. Si comincia puntuali, nonostante i controlli, secondo l’asburgica tradizione del “Valli”.
Nessun clamore, dunque, la cifra è l’understatement, ma quando si spengono le luci, è la musica e la grande musica. Di scena la Camerta Salzburg, orchestra enucleata nel Mozarteum del Salisburgo, ma di grande prestigio internazionale e il violinista Renaud Capuçon, in un programma interamente mozartiano.
Programma a prima vista “leggero”, ma di quella leggerezza che in Mozart, sfiora l’abisso e lascia trapelare profondità inaspettate. Superfici levigate e luminose, allegria e gioiosità che sprizzano da tutti i pori, ma che tradiscono una consapevolezza di profondità, come aveva ben compreso Nietsche ne La Gaia scienza a proposito della classicità greca.
Il primo brano sembra dare la cifra all’intero concerto: il Divertimento per archi n. 3 in fa maggiore K138, Divertimento, appunto, una forma, un genere, a metà Settecento, riservato all’intrattenimento come le consimili Cassazioni e Serenate, ma a differenza di queste, destinato, nella sua evoluzione, a intrecciarsi col quartetto d’archi, genere trai più complessi e rigorosi, ben lontano dalla musica d’uso e incarnazione di quella assolutezza della musica che manterrà nel suo dna fino ai nostri giorni. La profondità, nascosta nella superficie.
Il secondo brano, il Concerto per violino n. 5, K 219, rivela la maestria di un grande interprete capace di trasmettere l’essenza mozartiana, senza cadere nella freddezza dell’accademia; Capuçon è brillante, preciso, acuto ma con piccoli dettagli riesce a far trapelare dalla gioia travolgente dei tre movimenti, persino dalle increspature intime dell’Adagio, sostanze altre, più nascoste, mai dette, ma solo suggerite. Non manca l’umorismo, a sua volta vettore di sguardi spiazzanti, con gli elementi esotici del terzo movimento che danno il soprannome “Türkish” a questo concerto. Entusiasmo del pubblico e bis con la ripetizione del primo movimento.
Musiche di intrattenimento come il Divertimento e musiche d’uso con la Fantasia in fa minore K 608. Brano singolare, composto come musica d’ambiente per il museo delle cere di Joseph von Deym e in particolare per una sala funebre dedicata al feldmaresciallo Laudon, eroe della guerra dei Sette anni: la musica veniva diffusa durante la giornata, regolata a intervalli prestabiliti, da un orologio che azionava un organo meccanico. Successivamente alla morte di Mozart ne fu fatta una trascrizione per due pianoforti e in epoca più recente la versione per archi che si è ascoltata l’altra sera. Il modo minore testimonia della mesta solennità della situazione, così come il rigore della fuga che informa il primo e il terzo movimento, ma tratti più sereni si intrecciano a questi, soprattutto nell’Andante in una visione della morte in cui prevale la vena elegiaca. Mozart aveva composto questo brano spinto da esigente economiche, ma il suo magistero, la sua maturità, le sue visoni traboccano in questo brano, oggi ampiamente rivalutato, è l’anno 1791 mancano pochi mesi alla sua morte.
Conclusione con la Sinfonia in la maggiore n. 29, K 201. Siamo oltre la metà della produzione mozartiana di sinfonie e la personalità del salisburghese è già pienamente affermata: piacevolezza e rigore formale, cordialità e immediata comunicativa all’interno di strutture complesse. Il filo rosso del concerto, leggerezza e profondità, si invera al massimo grado in questa sinfonia, eseguita, come tutto il resto, dalla Camerata Salzburg nel segno di una eccellenza in cui la consuetudine e la conoscenza di Mozart non conoscono abitudine o routine, ma continua inventiva, felicità di suono, piacere della scoperta e capacità di stupire. Sono una ventina di elementi, suonano senza direttore, come era d’uso all’epoca ed è il primo violino, Gregory Ahss a ricoprire il ruolo di maestro concertatore; ne risulta un suono in cui la matrice solistica di ognuno dei componenti dell’orchestra si fonde in una mirabile unione, ricca di sfumature e colori.
Esplosione di applausi, interminabili e calorosi, bis con la replica dell’ultimo movimento, Allegro con spirito, nel segno di quello “spirito” leggero e sublime che ha pervaso la serata.

 

Daniela Iotti

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