domenica, 28 Novembre, 2021

Reggio Emilia, al Teatro “Valli” inizia la stagione concertistica

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La prima emozione, entrando, è vedere la platea piena, senza quelle tristi fascette che delimitavano il distanziamento, tutti i posti occupati anche nei palchi, si riparte al completo. A Reggio Emilia i Solisti della Mahler Chamber Orchestra hanno inaugurato al Teatro “Valli” mercoledì scorso la stagione concertistica con un programma incentrato su Stravinskij e un Ligeti di contorno. C’è aria di festa e il programma inizia in sintonia con una vera e propria fanfara, la Fanfare for e New Theater, per due trombe che Stravinskij scrisse nel 1964 per l’inaugurazione del New York State Theater al Lincoln Center. Un augurio, un appello gioioso a riappropriarsi della bellezza e della cultura, e l’esordio non poteva essere più appropriato. Energia e vitalità, proprie di molte pagine del compositore russo, sprizzano pure dal brano successivo, L’Ottetto per strumenti a fiato, pagina magistrale in cui l’antico contrappunto si fa intreccio di melodie timbriche, grazie ad un organico insolito che vede in campo flauto, clarinetto, 2 fagotti. 2 trombe e 2 tromboni.

Armonie aspre e taglienti, ritmi incalzanti, aree più meditative inglobano citazioni di Rossini e Bach, in un tessuto musicale di squadrate geometrie, proprie della fase cosiddetta neoclassica del compositore. Dello stesso periodo e consimile nello stile, il Concertino, originariamente per quartetto d’archi ma ascoltato l’altra sera in una successiva rielaborazione per un organico di dodici strumenti, accoglie gesti e virtuosismi strumentali barocchi, cristallizzati in una sorta di sospensione atemporale. Clou del concerto una delle opere più celebri di Stravinskij, l’Histoire du soldat, presentata nella versione di suite strumentale senza il narratore. L’opera nasce infatti come teatro di strada, con un piccolo organico strumentale, un attore recitante e un violino solista, da rappresentarsi su un carro mobile, in giro per paesi e villaggi e destinato a un pubblico semplice. La vicenda, tratta dal serbatoio delle fiabe russe, raccolte da Aeksandr Afanas’ev a metà dell’Ottocento, si confronta col diavolo che sottrae il violino a un povero soldato in cambio di un libro che realizza ogni desiderio. Come sempre, in questo tipo di patti diabolici, le cose si mettono male per il soldato e per la sua innamorata, ma sorprendentemente non c’è un lieto fine e la storia si conclude con la vittoria del diavolo. Ne conseguono atmosfere acide e asciutte, dove il violino protagonista raramente si scioglie in situazioni intime o liriche e anche i momenti di leggerezza e divertimento come le danze evocate, Tango, Valzer, Ragtime, risuonano in un’atmosfera allucinata. La prima guerra mondiale fa da sfondo alla composizione dell’opera, che indirettamente risente del clima tragico di quegli anni, ma in maniera del tutto traslata, in accordo alla poetica del suo autore che riteneva la musica una dimensione a sé stante, incapace di tradurre il linguaggio verbale e il contenuto di pensieri o sentimenti.

Le Sei Bagatelle per quintetto di fiati di György Ligeti, accolgono nell’apparente brevità e semplicità della forma, inaspettate profondità, autentici micro cosmi evocati e allusi nello spazio di pochi minuti, secondo una tradizione che da Beethoven in poi assegna a queste brevi forme un’importanza tutt’altro che marginale.

Perfetti, senza macchia i solisti della Mahler Chamber Orchestra, diretti nell’Histoire da Philipp von Steinaeker. Pubblico felice

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