mercoledì, 16 Giugno, 2021

GB. Amministrative campanello d’allarme per Starmer

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Se si eccettuano alcuni risultati negativi nel nord del Paese per i laburisti, non è cambiato granché il quadro politico inglese dopo le elezioni amministrative dei giorni scorsi. Con una sola eccezione: il voto in Scozia. Non è cambiato nulla nella capitale dove il sindaco laburista Sadiq Khan anche se di stretta misura è stato riconfermato e nemmeno a Manchester e nel Galles dove il Labour ha mantenuto la supremazia. I Tory hanno quasi ovunque aumentato i suffragi vincendo anche in alcune città bagnate dal Mare del Nord, che prima si orientavano a sinistra, ma anche per le divisioni interne dei laburisti che presentavano oltre al candidato ufficiale del partito guidata da Keir Starmer altri candidati indipendenti legati alla vecchia leadership di Jeremy Corbyn. Un campanello d’allarme per Starmer e il suo nuovo corso, non digerito dai contestatori interni di una linea di opposizione costruttiva considerata troppo moderata e lontane dalle tradizionali battaglia sui diritti dei lavoratori e sull’ impegno sociale. Ai conservatori sono andati, oltre si consensi per la Brexit anche le positive reazioni al buon andamento dei provvedimenti presi da Boris Johnson per fermare la pandemia da coronavirus e per gestire al meglio la campagna per la vaccinazione. Un successo innegabile che ha fatto dimenticare le difficoltà iniziali che avevano posto il Regno Unito ai primi posti per la diffusione dell’ infezione. Keir Starmer invece avrà il compito di rafforzare la nuova identità data al Labour, che se ha abbandonata ogni estremismo non è ancora riuscito a convincere gli inglesi delle sue proposte programmatiche e amministrative. Sono ancora lontani i tempi di quel socialismo liberale che aveva costituito il punto di riferimento ideologico di Tony Blair, autore della profonda riforma del partito e della cosiddetta terza via tra comunismo e capitalismo che gli aveva permesso di rivestire per dieci anni, dal 1997 al 2007, il ruolo di Primo Ministro. Ma le amministrative inglesi hanno però permesso di individuare quello che sarà, nei prossimi mesi, il vero problema per il Premier Boris Johnson: l’indipendenza della Scozia. Nel Parlamento di Edimburgo l’Snp, il partito nazionalista scozzese, è aumentato ancora in consensi arrivando a 63 seggi, due in meno della maggioranza assoluta. Nicola Ferguson Stargeon la Primo Ministro e leader del movimento ha già dichiarato che sarà chiesta a Londra la possibilità di indire un secondo referendum sull indipendenza considerata ormai indifferibile. Finora Boris Johnson ha preferito glissare sull’ argomento guadagnando tempo ma oggi che si è vantato, vincendo la consultazione popolare sull’uscita dall’ Unione Europea, di aver dato la parola agli inglesi parrebbe in contraddizione negando lo stesso diritto agli scozzesi sulla richiesta di indipendenza. Né può pensare che sia sufficiente una maggiore attenzione finanziaria di Londra nei confronti della Scozia per calmare lo spirito nazionale e identitario di Edimburgo. A maggior ragione dopo un voto che, aggiungendo ai 63 seggi riportati dal Snp quelli dei Verdi, schierati anche loro per l’abbandono del Regno Unito , ha regalato agli indipendentisti, nel Parlamento scozzese, la maggioranza assoluta

 

Alessandro Perelli

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