venerdì, 16 Aprile, 2021

Non è normale

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Navalny e Putin stanno diventando nel nostro immaginario collettivo l’incarnazione del Buono e del Cattivo. In un film, James Bond e il capo della Spectre; oppure il giovane e coraggioso ispettore e il serial killer dagli occhi di ghiaccio. Nel mondo di oggi, quello che smaschera il potere e il despota, sempre con gli occhi di ghiaccio, che lo incarna.
E qui, scusateci, c’è qualcosa di anormale. Nella rappresentazione dei personaggi. E, soprattutto nel quadro generale che la determina.
Così non è normale che Borrell vada in missione ufficiale a Mosca per intimare la liberazione di Navalny. Un’iniziativa senza precedenti; e, per di più, in un contesto in cui i diritti umani sono violati in modo spesso più grave senza suscitare particolari reazioni. O magari una sceneggiata a nostro uso e consumo, in cui Borrell sapeva perfettamente che la sua richiesta sarebbe stata rimandata al mittente e tutti e due sapevano che le nuove sanzioni sarebbero state puramente simboliche.
Così non è normale che al “rosso sotto il letto” si sia sostituito il “russo sotto il letto” e in un clima ansiogeno anche più forte; al punto di considerare una subdola manovra l’offerta dello Sputnik V, ottimo vaccino , e un attentato alla fedeltà atlantica ed europea il suo acquisto.
Così non è normale che la Russia di oggi, non più comunista, più libera, molto meno estesa, senza missioni mondiali da svolgere, più ripiegata a difesa – anche perché ha i nemici alle porte — di quella del “socialismo reale “ sia oggi oggetto, assai più di quella, di inimicizia e di riprovazione. Al punto di rappresentare il suo presidente come “l’uomo da odiare”.
Un atteggiamento, a prima vista, inspiegabile, perché privo di qualsiasi motivazione oggettiva. La Russia, a differenza della Cina, non è un competitore degli Stati Uniti per l’egemonia nell’ordine mondiale. Il suo sistema politico e sociale è assai più lontano da quello dei regimi dispotici o castrensi che dalla media dei paesi europei. Stati Uniti, Ue e Russia hanno tutto da guadagnare da un modus vivendi e molto da perdere dall’inacerbirsi dello scontro. Al regime russo si può contestare l’allontanamento dall’Europa e l’atteggiamento sprezzante nei suoi confronti ma non certo il tentativo di invaderla o di aggredirla. E, checché ne pensi la Cia (che considera la Russia un paese asiatico) la Russia fa parte dell’Europa.
E, allora la tensione crescente è dovuta a qualcos’altro. E precisamente al fatto che i contendenti non si capiscono. E non perché parlano lingue diverse e incomprensibili. Ma perché l’immagine che danno di sé stessi e le loro ragioni sono respinte pregiudizialmente dalla controparte. In un contesto in cui, per una serie di motivi, i partigiani del dialogo sono minoritari in Russia; mentre i loro interlocutori di sempre, i repubblicani della vecchia generazione (Bush padre, Reagan, Baker, Kissinger) sono stati sepolti dalla valanga della destra repubblicana , mentre i democratici sono ancora prigionieri del mito dell’interventismo, naturalmente democratico.
E’ in questo quadro di totale incomprensione e sfiducia reciproca che si collocano le due versioni opposte dell’affare Navalny: quella occidentale (nei termini che sono stati riassunti all’inizio) e quella di Putin che vede il Nostro come una pedina manovrata dagli americani. Ambedue totalmente fuorvianti.
E, infatti, nella narrazione, c’è qualcosa che non torna. Ed è la sua decisione di tornare in Russia. Una decisione, a pensarci bene, senza precedenti per persone nella sua particolare condizione. “Sei scampato alla morte, sei andato all’estero, stai denunciando gli autori, certi, e i mandanti,possibili, dell’attentato, facendo così pagare al regime e alla sua immagine il maggior danno possibile; e, allora che senso ha tornartene nelle sue fauci ?”. Questa l’ovvia domanda. E questa la molto meno ovvia risposta:” Voi continuate a non capire chi sono. Pure dovreste saperlo. Perché sono uno che fa politica da poco meno di trent’anni; e, ve lo devo dire, su posizioni non certo “liberal” o, meno ancora, occidentaliste, ma piuttosto da nazionalista russo, precursore della vostra Lega.. Tanto da essere espulso dal partito liberale di Javlinski; e da essere oggi escluso dal novero dei “prigionieri di coscienza ”da Amnesty International e per le stesse ragioni. Ed è da politico e non da aspirante martire che sono tornato; correndo, certo, un rischio, ma come ho detto ai miei sostenitori “non poi così grande” ma, a fronte di questo, uno spazio di manovra assai più ampio di prima”
Un’analisi corretta. Sia l’oppositore di Putin che lo zar sanno benissimo chi ha ordito l’attentato- l’ambiente dei servizi di sicurezza- e quali fossero i suoi obbiettivi: ridurre quanto più possibile gli spazi e la possibilità di dialogo e di collaborazione tra Russia e occidente; tenere Putin sotto scacco minacciando di coinvolgerlo direttamente nell’operazione Navalny , così da renderlo incapace di gestirne le conseguenze; e, infine, complicare ulteriormente l’operazione successione, moltiplicando le divergenze tra i partigiani dell’apertura e quelli della chiusura identitaria e dello stato forte.
Ciò detto il Nostro non ha niente contro il Putin ricostruttore dello stato e dell’economia, fino alla cesura del 2014-15, Crimea e Donbass compresi. E molto invece contro il Putin di questi anni. E, per essere più precisi, per la sua gestione della politica interna e di quella economico- sociale; e per l’immobilismo, intriso di corruzione, del suo regime.
Su questo, Navalny sfonda una porta aperta. Perché ha di fronte un leader oramai convinto ( e con qualche motivazione…) che non ci si debba assolutamente fidare degli Stati uniti e che l’Europa sia del tutto incapace di decidere in autonomia su qualsiasi tema. E, conseguentemente, che l’esibizione della propria forza, in Medio oriente , come in Libia e altrove, sia l’unica via per essere rispettati. Un disegno apparentemente vincente; ma che si sostiene sottraendo risorse, comprese quelle dei fondi sovrani. all’economia nazionale . Risultato: stagnazione dei redditi, dopo i grandi progressi del primo decennio, centralismo spesso inefficace, carenze preoccupanti nei servizi essenziali, autoritarismo regressivo, insofferenza per le critiche Il tutto a carico del popolo russo e dei suoi gruppi più deboli.
Questo per l’oggi. Un oggi, in cui la vicenda Navalny non è altro ma la manifestazione di una crisi suscettibile di evolvere nelle più diverse direzioni
Molto dipenderà dall’atteggiamento dell’ occidente; ma anche qui, tutti i giochi sono aperti.
Fossero i suoi obbiettivi

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