domenica, 26 Settembre, 2021

RIFORMA BLINDATA

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Mario Draghi tiene il punto e tira dritto sulla riforma della giustizia.
Nella giornata di ieri, il Consiglio dei Ministri ha approvato, all’unanimità, l’autorizzazione della fiducia sulla riforma del processo penale.
In questo modo, il Presidente del Consiglio conta di approvare in tempi celeri uno dei disegni di riforma principali richiesti dall’Unione Europea, per l’erogazione degli stanziamenti previsti dal Recovery Fund.
La riforma, a cui ha lavorato la Guardasigilli, Marta Cartabia, approderà alla Camera il prossimo 30 luglio ed è intenzione del governo arrivare all’approvazione definitiva entro il mese di agosto.
La riforma Cartabia si pone come finalità quella di affrontare i nodi strutturali del processo penale e civile e la più generale organizzazione degli uffici giudiziari.
In materia penale, il Governo intende riformare la fase delle indagini e dell’udienza preliminare; rendere più selettivo l’esercizio dell’azione penale, estendere il ricorso a riti alternativi e definire termini più certi nella durata dei processi.
Durante la conferenza stampa, indetta dopo il Cdm, Mario Draghi ha ricostruito le tappe della riforma della giustizia, «un testo- dichiara il Premier- approvato all’unanimità in Consiglio dei ministri, un punto di partenza» che sarà soggetto a piccole modifiche, «miglioramenti di carattere tecnico. Si tratterà di tornare in Consiglio dei Ministri».
Spiegando le ragioni che hanno portato alla richiesta del voto di fiducia, Draghi aggiunge: «la richiesta di autorizzazione di fiducia è dovuta al fatto di voler porre un punto fermo, tuttavia permane la buona volontà ad accogliere emendamenti che siano di carattere tecnico e non stravolgano l’impianto della riforma e siano condivisi».
Le parole del Presidente del Consiglio giungono nel pieno delle polemiche tra i partiti che sostengono l’esecutivo. Tra i più riottosi ad approvare la riforma Cartabia, sicuramente troviamo i 5 stelle guidati dal nuovo “capo politico”, Giuseppe Conte.
Pochi giorni fa, si è avuto in incontro tra Draghi e Conte per provare a stemperare i contrasti e conoscere le reali intenzioni della compagine pentastellata.
A seguito del bilaterale, sembrava che i due esponenti politici avessero trovato una quadra. Tuttavia, il giorno successivo, il gruppo parlamentare 5 stelle ha presentato circa 900 emendamenti, mostrando la chiara volontà di adottare un atteggiamento ostruzionistico.
Come in quasi tutti i dossier di governo, la componente grillina si presenta divisa al proprio interno.
Da una parte, troviamo Di Maio e i ministri nel governo Draghi che hanno votato, senza troppe polemiche, la riforma Cartabia; dall’altro versante, una parte dei gruppi parlamentari e lo stesso Conte che osteggiano il disegno complessivo della riforma, a partire dalla modifica della prescrizione per com’era stata introdotta dall’ex guardasigilli Bonafede.
E’ di poche ore fa, la dichiarazione della ministra alle politiche giovanili, Fabiana Dadone: «Se non ci saranno miglioramenti sulla riforma della giustizia, l‘ipotesi di dimissioni dei ministri M5s dal governo Draghi è una cosa da valutare insieme a Giuseppe Conte».
Di contro, Stefano Patuanelli, capodelegazione dei cinque stelle al governo e ministro dell’Agricoltura, si mostra possibilista e apre ad una intesa: «Siamo nel pieno di una discussione che vuole portare dei miglioramenti nel solco dell’impianto complessivo che la ministra ha dato alla riforma. Miglioramenti che sembrano necessari anche ascoltando la magistratura, il Csm e alcuni magistrati importanti. Si sta aprendo un dibattito su come mettere dei correttivi tecnici agli emendamenti che sono usciti dal Consiglio dei ministri e arrivare a una discussione serena, per migliorare il testo».
Le critiche alla riforma Cartabia, arrivano anche da singoli magistrati, dal Csm e dall’ANM che ha dichiarato, paventando dei rischi non fondati, come la riforma “non accellera ma elimina i processi”.
Per rassicurare ulteriormente rispetto alle buone finalità della riforma del processo penale, il Premier Draghi ha spiegato: “Nessuno vuole sacche di impunità, bene i processi rapidi e tutti i colpevoli puniti, è bene mettere in chiaro da che parte stiamo. Il testo della riforma della giustizia è stato approvato dal Consiglio dei ministri, poi faremo di tutto per arrivare a un testo condiviso».
La ministra Marta Cartabia, nella conferenza stampa svoltasi ieri, ha aggiunto come «il problema della durata dei processi sia grave in Italia. La riforma della giustizia non risponde solo alle condizioni del Pnrr, alla necessità di ridurre del 25% i processi penali ma è correlata alle esigenze dei cittadini. La ragionevole durata del processo evita la prescrizione. La ragionevole durata del processo è una garanzia dei diritti».
Nei prossimi giorni, si verificherà la compattezza della larga maggioranza che sostiene Draghi. Se si dovesse raggiungere un accordo, accogliendo alcune modifiche proposte dai grillini, la questione di fiducia verrà posta su un nuovo testo, con un possibile nuovo passaggio in Cdm.
Se invece non fosse possibile trovare un accordo, la fiducia potrebbe essere posta sul testo approvato all’unanimità dal Cdm. In questo scenario, si andrebbe verso una spaccatura della maggioranza parlamentare, ma con il semestre bianco ormai alle porte tutte le polemiche politiche rischiano di apparire come dei fuochi fatui.

 

Paolo D’Aleo

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