domenica, 19 Settembre, 2021

Rigorexit

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Ragionare a mente fredda sulla vittoria dell’Italia ai campionati europei non solo è opportuno, ma anche necessario, soprattutto per delle questioni che non ci riguardano solo da vicino, ma interessano tutto il mondo calcistico.
Quindi, mano a mano che si vanno spegnendo i cori e le esultanze per quella che è stata, possiamo dire senza tema di smentita, una nottata storica, non solo per il calcio ma per tutta la storia europea, cerchiamo di focalizzare alcune questioni essenziali.
Troppo facile enfatizzare certa spocchia inglese, prima della partita, il loro “It’s going home” come se il calcio fosse nato in Inghilterra e non in Italia durante il Rinascimento, trasformatosi poi nel “It’s going to Rome” a giochi fatti, troppo semplice puntare il dito sui giocatori inglesi che, ignorando gli applausi dei nostri, hanno ricevuto la medaglia dei secondi per poi togliersela immediatamente e filare negli spogliatoi in preda allo scorno senza assistere alla premiazione, assieme ad un pubblico straripante che usciva alla chetichella dopo il delirio del secondo minuto.
Pensiamo piuttosto che abbiamo vinto ancora una volta una decisiva partita internazionale ai rigori, dopo il 2006 e dopo anche una semifinale finita nello stesso modo.
Non per essere una voce necessariamente fuori dal coro, ma cosa c’è di onorevole a vincere in quella che appare visibilmente come una sorta di lotteria, in cui vince essenzialmente chi non sbaglia, perché un rigore fatto bene, c’è da starne certi, non lo para nessuno, nemmeno il nostro agilissimo gigante Donnarumma, che è tra i più abili portieri al mondo nel parare i rigori.
L’Italia ha sicuramente meritato di vincere, perché ha tenuto la palla e l’ha giocata più degli inglesi, ha saputo costruire le occasioni più efficaci e pericolose, anche se purtroppo per il nostro straordinario Chiesa, una sola è andata segno. Ha saputo rimontare una partita che dopo solo due minuti di gioco, nella bolgia esultante dei tifosi inglesi appariva persa. L’Italia in questa competizione non ha mai perso una partita, ha messo in campo le sue migliori risorse anche se forse ha logorato sempre gli stessi giocatori nelle ultime competizioni, apparendo così più prevedibile, invece di mettere subito in campo risorse più fresche e magari anche più imprevedibili per l’avversario. Lasciando anche in panchina nella finale il decisivo Pessina, che avrebbe sicuramente meritato di giocarla. Siamo stati sicuramente bravi ma non eccelsi, la nostra squadra migliore, in una finale vinta in una competizione internazionale, resta quella del 1982, tuttora imbattuta per capacità di gioco, determinazione e risultato finale, senza rigori, anzi regalandone pure uno agli avversari, e giocando anche con uno straordinario Presidente come Pertini che partecipò con grande entusiasmo sportivo a tutti quegli eventi, passione e cuore socialista che non di rado fanno la differenza.
Siamo stati bravi a fare un vero gioco di squadra, a tenere testa ad avversari che mai avrebbero rinunciato alla gloria della finale e del primo posto, ad avere i nervi saldi e a ignorare i fischi dell’inno nazionale e quelli di un pubblico che di sportivo ha dimostrato, non solo con noi, di avere ben poco, tanto da essere persino sanzionato.
Una bravura però, ripeto, non eccelsa, avendo noi sbagliato due rigori ed essendo passati soprattutto grazie alla incredibile bravura di un portiere come Donnarumma, giovane talento ormai internazionale che giustamente merita non solo gloria ma anche compensi degni della sua fama, e dove li si offre meglio. Sono vari i singoli giocatori da lodare in questa competizione, fare alcuni nomi sarebbe far torto ad altri, per cui speriamo tutti che possano confermare e migliorare la loro fama anche negli ormai molto prossimi mondiali di calcio.
Una domanda però c’è da farsela, e non solo per la nostra bellissima squadra, ma un po’ per tutte quelle che finiscono la partita ai rigori. Se fosse andata diversamente? Se gli inglesi avessero azzeccato i rigori e noi li avessimo sbagliati? Per fortuna questa nostra maledizione pare spenta dal 2006, e nessuno vuole invocare il suo ritorno. La domanda quindi va posta in altro modo: è giusto che una squadra che ha dimostrato palesemente la sua superiorità, per numero di tiri in porta, numero di calci d’angolo e soprattutto per saper tenere la palla e saperla giocare di più degli avversari, possa rischiare di perdere nella lotteria dei rigori?
Con tutte le strumentazioni elettroniche che abbiamo oggi e che rendono impossibile ormai sbagliare il responso, non solo regalando goal come accadde nella finale dei mondiali del 1966, ma anche per stabilire al millimetro l’esistenza di un fuori gioco o di un rigore, possiamo ancora accettare che la squadra peggiore possa vincere solo perché dal dischetto è più brava a non sbagliare? Quante squadre così sono incoraggiate a fare un brutto gioco solo per tentare la fortuna ai rigori?
Per ogni vero amante del calcio come disciplina sportiva e non come esaltazione di un livore o di uno sciovinismo collettivo, questa domanda dovrebbe trovare la risposta.
E allora finiamo la partita ai supplementari e così come nel pugilato si vince anche ai punti, attribuiamo il punteggio del vincitore alla squadra che gioca meglio. Proprio contando il volume di gioco, i tiri in porta, i corner e soprattutto il possesso di palla
Sicuramente vedremo partite migliori, relegando il rigore ai falli in area, qualcosa da scongiurare assieme al cattivo gioco, così come che il campionato d’Europa fosse vinto da chi in Europa non ci vuol stare.

 

Carlo Felici

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Riguardo l'Autore

Docente abilitato in Lettere, Storia e Filosofia per la scuola secondaria. Redattore dell'Avanti! on line. Ricercatore di storie poco note e controcorrente.

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