martedì, 19 Ottobre, 2021

Ritorno al futuro

0

“A volte ritornano”. Ci mancherebbe che fosse una ironia o un rifacimento dei racconti di Stephen King, verso ai quei socialisti che si stanno, diciamo impegnando, al rilancio del Psi, dopo i lunghi inverni della diaspora.
C’è un fiorire di iniziative culturali, amministrative, organizzative, men che meno politiche tendenti alla riunificazione, di quel che resta, delle anime “socialiste del Purgatorio”. A ben vedere, tanto dibattito culturale, di questi tempi di malapolitica, lascia il tempo che trova. In una Italia, senza partiti, con leader inventati o cooptati, il dibattito culturale è una sorta si sport per pochi eletti.
A dire il vero, bisogna darne atto ai socialisti di “tutte le razze”, l’impegno profuso nella pubblicazione dell’antico organo di stampa di partito: Avanti! in diverse versioni, quella di Milano, quello del Psi e, l’Avanti! live di Bobo Craxi. Tre di troppo per un mondo pur vivace, ma ridotto a pelle di zigrino.
Per non parlare della storica rivista fondata da Pietro Nenni, Mondoperaio, diretta fino a pochi mesi or sono dall’infaticabile, Luigi Covatta, morto, prematuramente, lasciando un vuoto irreparabile, riempito a malapena, bontà sua, da Gennaro Acquaviva.
Insomma, c’è una vivacità culturale inedita che non si trova in altre formazioni politiche. D’altro canto c’è un arcipelago socialista, con tanti isolotti, i cui contorni politi sono ignoti. A ragion veduta, è più facile far passare il cammello dalla cruna di un ago che mettere insieme i socialisti, benché siano nate attorno agli Avanti! delle comunità, di cui – come detto- non si capiscono gli scopi politici. Salvo, però, per l’Avanti! online del direttore De Bue che è una sorta di testata del Psi, con segretario Maraio e presidente Nencini. Anche lì i socialisti vivono una vita travagliata e non sanno a quale santo votarsi: Renzi? Letta? Calenda? Martelli? last, but not least. Basta e avanza
Accanto a questo “mondo che cambia e noi dove siamo?”, si interroga il Grande vecchio del socialismo, Rino Formica, sull’Avanti! milanese. Meglio precisare che si apprezza lo sforzo editoriale della pubblicazione dello storico quotidiano, tuttavia, sarebbe una iattura se si arrivasse alle carte bollate e, a nostro malgrado, tutto finisse un giorno in Pretura. In quanto, metaforicamente, troppi galli nel pollaio “ a cantà nun schiara mai juorno”.
Perché, Perché l’Avanti! milanese pretende che il Psi debba chiedere il permesso per la pubblicazione dell’Avanti! romano.
L’ “editto” di Milano (che era di tolleranza, 313 dc) impone che il Psi non si chiami più Psi che l’Avanti! di partito non si chiami più Avanti!
A Milano, la culla del riformismo e del craxismo, i socialisti hanno avuto la forza di presentare la lista autonoma, fuori dalle coalizioni, candidando il bravo architetto Giorgio Goggi. Diciamo che è una prova di forza per verificare a Milano quanto è rimasto di socialismo riformista. E poi c’è la novità di Bobo Craxi, candidato come capolista nelle elezioni amministrative di Roma, che per spirito di servizio si è presentato per segnare che nella Capitale, si parli ancora di socialismo e che tutto non è perduto.
Sulla medesima chiave si sono presentate altre liste socialiste in molte località, tra cui Napoli dove il Psi appoggia il candidato sindaco, Gaetano Manfredi. Comunque sia, i socialisti sono presenti in campagna elettorale a pelle di leopardo, nel tentativo di capovolgere il loro destino: il “cattivo stato di salute”.
Quel che conta non è tanto il gruppo dirigente quanto il logo socialista che fa ancora appeal e consenso, eccitando le brame dei desideri all’interno del Partito democratico. A ben vedere, i cattocomunisti, duri a morire, vorrebbero annientarselo, mentre i riformisti cooptarselo.
Comunque sia, il Psi sta in mezzo al guado e deciderà, in modo minimalista, in quale schieramento stare, per poter conquistare un posto in panchina o in tribuna, a dio piacendo.
A proposito di Claudio Martelli, ha portato al revivalismo l’Avanti! e, in più, gli ha dato un taglio politico chiaro e ha messo in campo argomenti nuovi e fuori dal conformismo giornalistico e dal mainstream, che gli altri giornali nazionale non sono in grado di trattare. Un fatto meritevole il suo, per fare che cosa?
Lenisticamente, “Che fare?” Con l’armata Brancaleone non si va da alcune parte e ci si imbatte al gioco, per dirla con Fabrizio Cicchitto, del “rubamazzo” e delle tre carte. Troppo anziani per recuperare un mondo che a mano a mano non c’è più.
Di là dalla presenza di Mario Draghi, cui auguriamo lunga vita politica, la democrazia italiana è fragile, peggiorata dal sovranismo e dal populismo e, in più, in questi anni si è indebolita l’architettura della statualità. Resta l’esempio della repubblica di Weimar, – che portò l’avvento di Hitler – causata dalla crisi economica, finanziaria e dai partiti liberali, socialdemocratici e comunisti, determinando l’ingovernabilità e il ricorso alle elezioni per cinque volte, dal 1928 al 1933. Naturalmente, anche l’Italia sarebbe scivolata, nella Germania di quegli anni, in una situazione normale, avremmo avuto almeno tre crisi di governo, se non fosse stato, piaccia o no, Matteo Renzi a evitare il caos, artefice della nascita delle due coalizioni: Conte1 e il governo Draghi.
Tuttavia, l’Italia non ha corso il rischio weimariano, grazie a Draghi, voluto e sostenuto dal Capo dello stato, Mattarella. Tuttavia, politologi, giornalisti e filosofi in questo periodo di semestre bianco si sbizzarriscono e paventano, in fieri, una svolta neogollista. Mah! Non ha ancora proferito verbo, il principale studioso, a livello internazionale, del generale De Gaulle e del gollismo, Gaetano Quagliariello. Diciamo che si sta facendo, conoscendolo bene, una risata omerica.
La Stampa targato Fiat diretta di Massimo Giannini, fino al suo arrivo a Torino quotidiano impaludato, ora, ha preso una piega diversa, giocando la parte della mosca cocchiera dell’anti Draghi, colpevole di portare il Paese verso una svolta simil autoritaria. Alla luce dei fatti politici, sono fumisterie di fine estate.
Detto questo, “La storia – scrive Eugenio Montale- non si snoda\come una catena\ di anelli interrotta\ in ogni caso\ molti anelli non tengono”.
E’ il caso del socialismo italiano. La sua storia è un maledetto imbroglio, per dirla alla Gadda, uno “gnommero”, dove c’è di tutto e di più. Magna pars della tragedia socialista è ascritta al partito dei Pm, in particolare al pool di Mani Pulite. Ma questo è – come dire- un altro film.
Al momento, non c’è un socialismo degno di questo nome, men che meno una sinistra. E’ d’obbligo una riflessione lunga e larga, che dovrà portare l’uno (il socialismo) e l’altra (la sinistra) a un ritorno al futuro. In chiave di rinnovamento nella discontinuità di una storia e di una narrazione.
Socialismo e riformismo non bastano, bisogna andare oltre. Parafrasando Karl Marx : “ La vecchia talpa” dovrà scavare in profondità e rapidamente. “Il grande minatore” resta una intelligenza collettiva che immette in un crogiolo culture che si mescolano tra loro a misura dei tempi, tempi di crisi geopolitica e di tempi malvagi di pandemia. “La storia è il giudice” e il partito “il suo esecutore” di processi strutturali di cui ha bisogno l’Italia. Di diritti civili, senz’altro ne ha bisogno, ma riformare il capitalismo economico e finanziario e fissare una politica industriale c’è un bisogno impellente pari all’aria che respiriamo. Il capitalismo senza capitali e quelli in circolazione sono alla merce della speculazione. Per non parlare di “Banconcentrismo” che è il male endemico del nostro sistema creditizio. E’ fuor di dubbio che le Banche decidano a chi dare i come darli i finanziamenti agli imprenditori e agli editori.
Ma non ci sono istituzioni pubbliche che tutelano gli investitori e vigilano sulle Banche? Certamente! La CONSOB che dorme della grossa è una delle principali autorità preposte, per non parlare, di Bankitalia su cui stendiamo il velo pietoso per quello che abbiamo visto negli anni passati e recentemente. Per esempio, Banca popolare di Bari di cui il neo presidente è Gianni De Gennaro. Un nome, una garanzia.
Per tornare ai socialisti, invece, di perdere tempo nelle meschine diatribe, gettassero, viceversa, le basi per essere il punto di coagulo di forze che credono in una Italia diversa, non di certo quella che ipotizzava il fu grillo e nemmeno, dio ci scampi, quella di Salvini e Meloni.
In conclusioni, ognuno dei direttori degli Avanti! – cosiddetti “ contendenti” – afferma che rappresenta la tradizione storica del quotidiano fondato, il 25 dicembre 1896, sotto la direzione di Leonida Bissolati.
Guai se si arrivasse un giorno in Pretura, arrivando a portare persino dei falsi testimoni, alla pari dei cugini Posalaquaglia: Totò e Peppino De Filippo.
Questi depose che arrivò con l’areo personale, a Ciampino, quegli raccontò che arrivò “dall’Africa cioè dalla Turchia per essere preciso”, con il piroscafo personale.
Scherzi a parte, ci auguriamo che i socialisti non passino dal dramma alla farsa.

 

Biagio Marzo

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply