martedì, 18 Maggio, 2021

Roberto Biscardini
Socialisti, possiamo fare molto

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La strada per tutti i socialisti che non hanno cambiato idea è segnata da tempo.
Muoversi sulla via maestra della ricostruzione di una nuova realtà socialista significa non partecipare alla fondazione di un generico blocco laico, europeista e liberal-democratico, per ricostruire il disegno, tanto inutile quanto impossibile, di un’area moderata e di centro con la quale la cultura e l’identità del socialismo non hanno nulla a che fare. Diversamente occorre fare quello che si è, fare i socialisti per tante ragioni e perché di una sinistra democratica e di governo c’è assoluto bisogno.
Una posizione coerente che non siamo stati in grado di esprimere negli ultimi trent’anni, per diverse ragioni.
Soprattutto perché ha prevalso la politica dei poli contrapposti nella quale non c’era spazio per una posizione politica responsabile e costruttiva. Perché ha prevalso la rottura con le forze politiche tradizionali, patrimonio della storia costituzionale del nostro paese e della cultura politica europea. Perché ha prevalso la personalizzazione e la spettacolarizzazione della politica, anziché la permanenza dei partiti come garanzia democratica di partecipazione popolare.
La nascita del Governo Draghi segna la fine di un ciclo.
Da un lato il paese ha bisogno che Draghi porti fuori l’Italia dalle difficoltà in cui si trova. Lo vuole l’opinione pubblica e lo vogliamo anche noi. La riscoperta forte e autorevole dello Stato e del ruolo essenziale di una Pubblica amministrazione rinnovata è una questione che ci appartiene e non può essere sottovalutata. Dire che “Il buon funzionamento del settore pubblico è al centro del buon funzionamento della società” è roba nostra.
Dall’altro produrrà, come già sta producendo, sconquassi nella vita interna dei partiti obbligandoli a fare i conti con se stessi e con le loro ambiguità. Consente un periodo di tregua salutare per chi vorrà usarlo al meglio.

A sinistra questo vale per il Pd e vale per i socialisti.
Gli uni in grande difficoltà, con margini di recupero che sembrano assolutamente limitati, pagano il prezzo, fino all’ultima goccia di sangue, del patto scellerato del ’93. Da allora ad oggi alla ricerca di alleanze con tutti (dalla Dc a Di Pietro a Grillo), pur di non essere socialisti.
Per i socialisti l’opportunità di tornare a esistere, per aprire finalmente un nuovo corso, a condizione di fare oggi, e non domani, tre cose semplici.
Una questione che riguarda tutti ma in particolare il Psi.
Primo, abbandonare l’alleanza con Italia Viva e rompere subito il gruppo parlamentare.
Secondo, costruire subito un nuovo spazio di partecipazione politica con tutti coloro che ci stanno, su un progetto di unità e autonomia, rompendo con chi nel partito si muove in una direzione opposta.

Terzo, impegnare tutti nella presentazione di liste unitarie alle prossime elezioni amministrative. Riproponendosi con responsabilità e coraggio come una forza che vuole governare le istituzioni, che ha le carte in regola per farlo, sapendo distinguersi là dove occorre da ciò che ormai resta del vecchio centrosinistra.
Lontani dalla destra e sempre dalla parte delle persone ma coscienti che questa sinistra ancora oggi non ci piace. Per governare con senso di giustizia. Contrastando le diseguaglianze sempre in aumento, contro un classismo strisciante che esclude i bisognosi e arricchisce i ricchi.
Consapevoli che i cittadini, anche i giovani, possono capire benissimo il nostro progetto di società, perché di fronte alla gravità del momento solo i valori e la forza del socialismo democratico possono determinare il cambiamento di rotta.

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1 commento

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    Mario Mosca on

    Compagno, costruire o rompere? Prima costruiamo, poi discutiamo. Le rotture andrebbero sempre scongiurate.
    Saluti,
    Mario.

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