giovedì, 23 Settembre, 2021

Roberto Ghiselli, Cgil: un sì con riserva alla Legge di Bilancio

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Mentre procedono i lavori alla Camera per l’approvazione nei tempi previsti, le perplessità espresse da Cgil, Cisl e Uil sui metodi e sui contenuti della Legge di Bilancio restano uno dei punti focali del dibattito politico.

Sull’argomento abbiamo intervistato Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil nazionale.

 

Forse la più grande criticità della Legge di Bilancio sta nel metodo scelto dal governo Conte, quindi anche nella mancata convocazione dei sindacati confederali, che si sono trovati di fronte al fatto compiuto. Una cosa che non avete digerito bene. Vogliamo ribadire il perché?
«Non vi è dubbio che esista un problema di metodo. Non solo per quanto concerne la Legge di Bilancio ma anche per i passaggi che l’hanno preceduta e che ci attendono. Diciamo pure che il Governo non ha dimostrato coerenza fra le dichiarazioni più volte ribadite di volere un confronto con le parti sociali e una pratica che invece ha visto incontri sporadici, a carattere sostanzialmente consultivo, come gli Stati Generali di Villa Pamphili, o addirittura dopo aver assunto i provvedimenti come nel caso della proposta di Legge di Bilancio.
Vi sono delle positive eccezioni, su specifici aspetti, come i Protocolli sulla sicurezza, che confermano l’esigenza di estendere questo metodo anche ai temi più generali. E non poniamo il tema della partecipazione come la richiesta di un riconoscimento formale ma come un metodo per costruire, attraverso la condivisione, processi che portino al rinnovamento del Paese e, per quanto ci riguarda, incidere sulle scelte per orientarle a favore del mondo del lavoro e dell’equità sociale».

 

Ma, al di là del metodo, quali sono i punti critici, e anche gli aspetti positivi della Legge di Bilancio?
«La Legge di Bilancio va valutata in rapporto agli altri strumenti di programmazione e finanziari di cui si sta discutendo, il Piano nazionale di ripresa e resilienza e la Programmazione comunitaria 2021-2027. Guardando all’emergenza non vi è dubbio che i provvedimenti per noi più importanti e positivi sono la proroga degli ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti fino a marzo, provvedimenti frutto della nostra iniziativa e di un confronto anche difficile. Complessivamente vi sono diversi interventi che vanno nella direzione giusta, come l’inversione di tendenza nel finanziamento della sanità o il consolidamento degli sgravi fiscali per i redditi da lavoro e l’avvio di un processo di riforma fiscale. Importante è anche l’intervento sulla copertura previdenziale piena per i part time verticali, soprattutto perché parliamo di una platea costituita in gran parte da donne e giovani.
Ma vi sono limiti di fondo nell’impostazione, in particolare rispetto ai nodi centrali per una politica di sviluppo di qualità, e sul ruolo centrale che dovrebbe assumente l’operatore pubblico. Ne è un esempio l’affidare la parte principale delle politiche di sviluppo agli sgravi per le imprese anziché con interventi diretti di sistema per favorire la ricerca e il trasferimento tecnologico, fra l’altro operando in maniera aselettiva e con limitate condizionalità».

 

Ricapitolando, quindi, una legge che il Parlamento deve bocciare o promuovere?
«Una legge che va cambiata e migliorata in Parlamento. In particolare sui temi legati agli investimenti, alla tutela del lavoro e della coesione sociale. Ad esempio vanno date risposte più adeguate alla popolazione anziana, prevedendo una specifica normativa sulla non-autosufficienza e sulla rivalutazione delle pensioni, agendo su fisco e quattordicesima. Maggiore attenzione va posta alla gestione della fase successiva al blocco dei licenziamenti, agendo in particolare sulle misure in grado di favorire anche nell’immediato la ricollocazione delle persone, il rafforzamento degli ammortizzatori sociali e degli strumenti di gestione delle crisi aziendali e di accompagnamento alla pensione. A questo proposito pensiamo vada risolto definitivamente il problema degli ultimi ‘esodati’ rimasti, ormai si tratta di poche migliaia di persone. Inoltre non sono sufficienti le risorse per il rinnovo dei contratti pubblici».

 

Maggioranza e opposizione hanno votato sì allo scostamento di bilancio. Una scelta che produrrà effetti positivi o che servirà solo ad aumentare il debito pubblico?
«Il nuovo scostamento di bilancio, come complessivamente il forte indebitamento aggiuntivo cui la pandemia ci sta esponendo, avrà certamente ricadute di prospettiva, ma il punto è come queste risorse sono impiegate, perché se si riuscisse a incidere sui nodi strutturali che frenano lo sviluppo del Paese, anche l’incidenza del debito sarebbe diversa e il saldo sociale sarebbe certamente positivo».

 

Mes e Recovery Fund. Usarli o non usarli? Potrebbero essere utili a favorire il superamento della crisi attuale e anche di quella che, eventualmente, arriverà al termine della pandemia?
«Il Programma Next Generation è una grande opportunità per il Paese, una scommessa da non perdere. Occorre essere molto attenti affinché il Piano Nazionale sia coerente con le finalità di innovazione infrastrutturale e digitale, sostenibilità ambientale e coesione sociale, concentrando gli interventi sulle missioni strategiche e non su interventi generici, come sembra si rischia di fare. E favorendo la partecipazione in tutte le fasi del percorso.
Un approccio tecnocratico non solo sarebbe sbagliato ma anche inefficace. Anche il Mes va utilizzato, riguarda un settore, la sanità, che ha bisogno di tanti investimenti dopo i costanti tagli di questi anni. E’ un’opportunità cui sarebbe irresponsabile rinunciare».

 

Quale sarà il ruolo della Cgil nel post pandemia, se – come molti ipotizzano – ci ritroveremo più poveri e con meno diritti?
«Il ruolo del sindacato nella fase di emergenza è stato decisivo, a ogni livello, per la tutela del lavoro e della salute. Abbiamo avuto particolare attenzione per quella parte del mondo del lavoro che ha meno diritti e tutele, come i lavoratori a termine, le partite Iva economicamente dipendenti, i disoccupati. Ma la nostra funzione sarà ancora più importante da qui in avanti, non solo per governare la delicata fase che ci si prospetta dopo marzo, ma anche per contribuire, con la nostra iniziativa a tutti i livelli, a innovare il Paese, a renderlo più efficiente e più giusto, ad affermare la centralità del lavoro come valore generale e diritto universale.
Il sindacato confederale italiano è sempre stato una risorsa decisiva nei momenti più difficili della nostra storia, grazie ai suoi valori, alle sue idee e al suo radicamento nei luoghi di lavoro e nel territorio, e anche in questa occasione sarà all’altezza del suo compito, con responsabilità e tenacia».

 

Antonio Salvatore Sassu

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