martedì, 19 Ottobre, 2021

Romania, durato solo nove mesi il Governo di centro destra

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È durato nove mesi il Governo di centro destra di Florin Citu e per la Romania si rende molto plausibile lo scenario delle elezioni politiche anticipate. Citu aveva formato il suo Esecutivo grazie all’accordo tra il suo Partito Liberale Nazionale, l’altro movimento di centro destra USR (Unione salvate la Romania) e L’Unione democrazia della minoranza magiara. Ma subito dopo l’insediamento era stato accusato di eccessiva centralizzazione del potere. L’episodio che aveva fatto traboccare il vaso era stata la sua decisione poco più di un mese fa di sostituire un Ministro dell’alleato più importante che aveva provocato il passaggio all’opposizione dell’USR. Così Citu non ha avuto scampo quando una settimana fa il Parlamento ha votato la mozione di sfiducia proposta dai socialdemocratici che ha ottenuto 262 voti superando così la soglia dei 234 necessari per fare cadere il Governo. Non è servito neanche l’aiuto del Presidente della Repubblica Klaus Johannis, anche lui del Partito Liberale Nazionale che aveva messo in guardia il Paese da una crisi politica pericolosa in un momento in cui si registrava una pessima gestione della pandemia da coronavirus con il più basso numero di vaccinati dell’Unione Europea e una crescita dei prezzi dell’energia e del gas che metteranno in grande difficoltà moltissime famiglie. A questo si aggiunge la sfiducia dei cittadini per lo stato delle infrastrutture sanitarie dopo che il primo ottobre il reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Costanza ha preso fuoco provocando la morte di nove assistiti. Ma Johannis ha dovuto prendere atto della situazione e lunedì ha affidato l’incarico della formazione di un nuovo Esecutivo a Dacian Cibos, leader dell’Unione salvate la Romania. A Bucarest sono già iniziate le trattative per assicurare al Paese la necessaria governabilità. Ci saranno dieci giorni di tempo per tentare di ricucire una maggioranza che solo un accordo tra le due maggiori forze polit di destra, nei numeri, può assicurare. Se non vi saranno grosse sorprese infatti sia i socialdemocratici sia il movimento di estrema destra Aur, sovranista, xenofobo e anti vax paiono fuori dai giochi. Ma il Partito Liberale Nazionale ha già dichiarato che non appoggerà il tentativo di Cibos. A questo punto se i due rami del Parlamento rifiuteranno per due volte la sua candidatura al Presidente della Repubblica non resterebbe che convocare le elezioni anticipate. La rottura della collaborazione tra i due partiti di centro destra potrebbe in questo caso fare comodo sia al socialdemocratici che all’estrema destra. I primi desiderosi di rivincita rispetto alla precedenti elezioni dove avevano pagato ancora le vecchie accuse di corruzione e un mancato rinnovamento dei quadri dirigenti. L’ Aur che dall’aggravarsi della situazione economica potrebbe diventare il punto nei riferimento della protesta popolare accentuando anche le critiche alla politica dell’Unione Europea, anch’essa in crisi di credibilità nei cittadini rumeni. Con gli investimenti esteri, anche italiani soprattutto nella zona di Timisoara, in preoccupante calo e sempre più dirottati verso la vicina Serbia che offre agevolazioni fiscali migliori con facilitazione per le esportazioni verso l’ immenso mercato russo.

 

Alessandro Perelli

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