domenica, 19 Settembre, 2021

Romania, il Pil rimbalza al 7% e la destra tornerà al governo

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Non sembra destinato a durare ancora molto il Governo rumeno costituito, dopo lunghe trattative, poco prima del Natale dello scorso anno e guidato da Florin Citu. Il Governo si reggeva per la collaborazione di due partiti di centro destra risultati premiati dalla ultime elezioni politiche.
Ma la mozione di sfiducia al Premier Citu, economista, consulente finanziario e già dirigente bancario è stata presentata proprio da Usr-Plus che con il Partito nazionale liberale componeva l’Esecutivo e che ha fatto dimettere i suoi sei Ministri. Non è andato giù a Usr-Plus il licenziamento da parte di Citu del Ministro della Giustizia Stelian Ion il secondo a danno di questo partito dopo che, ad aprile, era stato silurato il Ministro della Sanità Vlad Voikulesco. Inevitabile a questo punto la fine dell’esperienza di Governo da parte di Usr-Plus. Tra l’altro l’allontanamento di Jon è avvenuto a causa di uno screzio con Citu sulla proposta di quest’ultimo di assegnare ai Sindaci oltre dieci miliardi di euro per opere e infrastrutture con criteri giudicati da Jon scarsamente trasparenti. A questo bisogna aggiungere che lo stesso Stelian Ion stava per nominare il nuovo responsabile della Direzione anti corruzione, posizione chiave per indagare su fatti illeciti commessi dai funzionari pubblici. Inevitabile, a questo punto, la crisi di Governo con l’opposizione dei socialdemocratici che già invoca nuove elezioni. All’opposizione si trova anche Aur, il partito qualunquista e populista entrato in Parlamento con il 9% e che non può essere etichettato né come fascista né come nostalgico di Ceausescu ma che si è distinto per alcune sue posizioni contro le restrizioni anti Covid, la riunificazione tra Romania e Moldavia, uno spirito patriottico che ha utilizzato contro i partiti tradizionali accusati di fare solo i loro interessi contrari a quelli del popolo. I sondaggi,in una situazione di incertezza politica come questa lo danno in aumento. La Romania occupa un ruolo determinante all’interno della Nato ed è il Paese balcanico più importante dal punto di vista strategico e militare per contrastare le iniziative della Russia di Putin. Il 2021, che sta vedendo un rimbalzo del PIL reale del 7%, sta facendo registrare una grande crescita economica che trascina rapidamente il Paese fuori dal periodo di crisi provocato dal diffondersi della pandemia da coronavirus, in buona parte debellata dall’utilizzo delle vaccinazioni. Mentre è cosa praticamente certa, visto in l’evolversi dei fatti, che Florin Citu non possa riproporsi alla guida del Governo, non sembrano esserci ancora le condizioni per eventuali elezioni politiche anticipate. Di questa idea è anche il Presidente della Repubblica Klaus Johannes, anche lui espresso dal centro destra. Molto più probabile una ripresa delle trattative tra Partito nazionale liberale e Usr- Plus con una ridiscussione dei rapporti di forza interni al Governo e soprattutto con il tentativo di intesa su un nuovo Premier. Il tavolo non è ancora aperto ma tutto lascia prevedere che i due partiti di centro destra riprenderanno un dialogo che non sembra avere alternative nei numeri all’interno del Parlamento di Bucarest.

Alessandro Perelli

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