domenica, 26 Settembre, 2021

Rugby: Dupont, le “Gars” e il sacco di Roma

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Underdog ovvero “cane sotto” è la metafora anglosassone che, nello sport ma non solo, indica molto più di un contendente inferiore, bensì quello tanto sfavorito da non avere proprio possibilità di vittoria e qualsiasi “pazza” puntata su lui, anche minima, farebbe lucrare somme ingenti. Così sabato pomeriggio, nella prima giornata del 6 Nazioni 2021, l’underdog di turno affronta a testa alta i campioni dati nientepopodimeno che i candidati alla vittoria del Torneo. Sebbene il livello, sulla carta, sia incolmabile, il campo mostra ben altra realtà. Il confronto si pone sullo stesso piano di gioco, chi era dato per vinto non si tira mai indietro anzi, avanzando prepotentemente, alza una barriera insuperabile e incalza, attacca senza sosta, asfissiando i fuoriclasse avversari. Aggredisce ogni palla con la stessa rabbia del cane che, soccombendo, si appiccica alla vita. Una partita senza quartiere dove la volontà di vincere, ben diverso dal non essere vinti, è corporea. Una manifestazione di fierezza e audacia, quasi epica, tutta degna delle migliori tradizioni di questo sport. E’ così che si soverchia il pronostico, è così che la cocciuta Scozia sconfigge i blasonati e presuntuosi inglesi nel loro sacro Tempio di Twickenham. Meno ignominioso sarebbe stato il furto dei gioielli della corona. Non succedeva da trentotto anni.
Sì perché, purtroppo, non si sta narrando dell’Italia. Le speranze azzurre, alla vigilia dell’Olimpico, non erano così ottimistiche da illuderci in una vittoria sulla fortissima Francia ma un filo di speranza, forse tutta verghiana, facilitava a sognare in una prestazione carica di dignitosa crescita. Uscire quantomeno onorevolmente da una situazione scabrosa, fare qualcosa in più rispetto al salvare le apparenze o fare del proprio meglio si pensava non fossero pure illusioni. Solo questo.
Invece ci svegliamo, non dal sogno ma da un incubo perpetuo, ricadendo nell’angosciante amara verità che riconosce, anziché nell’atteso progresso, una regressione parecchio sconcertante quanto ingiustificata. Il divario qualitativo è significativo e il 10 a 50 finale ribadisce, senza possibilità di smentita, quanto il momento di progresso sia distante. Una prestazione azzurra da spingere Paolo Garbisi, ancora fradicio sul campo e con i chiari segni di una ruvida battaglia impari, ad affermare testualmente: “nessun alibi”.
Dupont, Dulin, Fickou e compagni sono scesi in una sguarnita Roma saccheggiandola senza intoppi e ritegno come le truppe di Carlo V.
Il patrimonio fisico e mentale transalpino era noto, la robustezza della difesa, la velocità offensiva, i disegni tattici, l’intelligente sagacia nella regia di un giovane skipper come Antoine Dupont ma rimane una sconfitta quasi indigeribile perché va oltre al divario numerico del risultato, sebbene quaranta punti di gap non siano da prendere sottogamba, perché non aggrava il computo delle gare perse.
I “ragazzi” di Mr. Smith hanno, soprattutto, perso la gara con se stessi. In tutti i settori non sono stati all’altezza delle loro possibilità.
Hanno affidato all’eurovisione una vastità di errori infantili, dati da placcaggi evanescenti, imbarazzati trasmissioni dell’ovale, da un approccio al duello fisico, una solidità mentale e una reazione a dir poco inconsistente.
Insomma, come servire ai talentuosi “francesini” baguette calde, marmellata e burro di Normandia alla petit-déjeune.
Et voilà le jeux sont fait e sette mete sono state gioco facile da concretizzare e senza grosso dispendio energico per Les Blues.
Sicuramente qualcosa si è inceppato nel meccanismo di calcolo azzurro.
Probabilmente, probabilmente, Mr. Smith e il suo staff hanno sbagliato qualche valutazione.
Forse, forse, l’esperienza della prima linea con tempi “disambigui” di cambio è arrivata al capolinea, come Lamaro terza-centro giacché inside flanker ha dimostrato grandissime capacità, o Sperandio, sebbene molto molto bravo nel realizzare la meta italiana, troppo spesso pareva le gambe o la testa, o gambe e testa, non fossero pronte per un confronto tanto tirato.
Chi si conferma di livello è “l’elfico” Stephen Varney, Monty Ioanne, complici nel segnare una bella meta annullata per un micron di “avanti”, padroni di numeri balistici e cambi di tempo.
Anche Nacho Brex ha risposto in modo lusinghiero al primo cap.
Tutta la squadra va reso omaggio perché tutto si può dire tranne che non ci abbiamo messo impegno trovandosi catapultati, senza i giusti tempi di svezzamento, in un “mondo ovale” lontano anni luce rispetto a dove sono stati allevati.
Il cerchio si stringe sempre più sulle chiare responsabilità della Federazione e del Settore Tecnico che per anni hanno gonfiato il petto senza avere sufficiente ossigeno nei polmoni. Attenzione i tamburi di guerra, ora d’oltralpe, hanno ripreso a battere i tempi di una uscita dal Torneo, i media italiani hanno sempre meno spazio per il rugby Azzurro e questo allontana anche sponsor ed entrate che prendono nuove vie.
Il Super Bowl, trasmesso in diretta RAI e con paginate sui quotidiani nostrani, insegna.
Coraggio Ragazzi, sabato in Inghilterra vorremmo vedere un’altra rappresentazione, se poi fosse come quella scozzese…

 

XV IN CAMPO

15 Trulla (35′ st Palazzani), 14 Sperandio, 13 Zanon (4′ st Canna), 12 Brex, 11 Ioane, 10 Garbisi (dal 35′ al 40′ pt Canna), 9 Varney, 8 Lamaro, 7 Meyer (10′ st Mbandà), 6 Negri (20′ st Ruzza), 5 Sisi (20′ st Cannone), 4 Lazzaroni, 3 Riccioni (31′ pt Zilocchi), 2 Bigi (20′ st Lucchesi), 1 Rimpelli (31′ pt Fischetti). HC Smith

 

15 Dulin, 14 Thomas, 13 Vincent (16′ st Penaud), 12 Fickou, 11 Villière, 10 Jalibert, (19′ st Carbonel), 9 Dupont (19′ st Serin), 8 Alldritt, 7 Ollivon, 6 Cretin (16′ st Jelonch) – 5 Willemse (19′ st Taofifenua), 4 Le Roux, 3 Haouas (12′ st Aldegheri), 2 Marchand (5′ st Bourgarit), 1 Baille (12′ st Gros). HC Galthié
Tabellino punti: 6′ meta Cretin tr Jalibert, 10′ cp Jalibert, 19′ cp Garbisi, 27′ meta Fickou tr. Jalibert, 30′ meta Vincent tr. Jalibert; 49′ meta Dulin tr. Jalibert, 53′ meta Dupont tr. Jalibert, 56′ meta Thomas tr. Jalibert, 64′ meta Sperandio tr. Garbisi, 73′ meta Thomas.

 

RugbyingClass di Umberto Piccinini

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