domenica, 26 Settembre, 2021

Rugby: Italia – Galles, passaggi forzati

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Il quarto turno del Sei Nazioni che gli Azzurri giocheranno allo Stadio Olimpico di Roma, sabato 13 marzo ore 15,15 diretta tv DMax, è pregno di passaggi forzati, forse, non solo per l’Italia.

 

Arriva il Galles che non perde contro l’Italia dal 2007, è una squadra “gasata”, reduce dalla conquista della Triple Crown e in piena corsa, inaspettatamente, per il Gran Slam.
La vittoria gallese sull’Italia, con bonus, è il passaggio indispensabile per irrobustire la possibilità di mettere, ripetiamo inaspettatamente, le mani sul titolo del Sei Nazioni, dopo il successo contro l’Inghilterra nell’ultimo match sarebbero ad un passo dal raggiungimento di un secondo Grande Slam in tre stagioni.
Occasione troppo ghiotta per lasciarsela sgusciare in attesa di giocarsi l’intero jackpot a Parigi sette giorni appresso.
E’ sorprendente, e spudoratamente invidiabile, la capacità di risorgere, uscendo da un’estesa crisi a fine 2020 che coinvolgeva ogni livello del suo rugby.
Ti chiedi, sbalordito, ma come fanno?
Sebbene tutto giri a favore gallese, i “Dragoni” non vogliono assolutamente rischiare e, il coach Pivac, nonostante tutto ancora insoddisfatto, pretende di vedere la prestazione romana dei suoi giocatori, senza tregua dal primo all’ultimo fischio.
Per affrontare gli azzurri, apporta due sole, obbligate, modifiche rispetto al XV che ha sconfitto l’Inghilterra due settimane addietro, riproponendo la solita squadra coriacea e tanta, tanta saggezza. Sostituito Kieran Hardy, che perderà il resto del Torneo per l’infortunio al tendine del ginocchio, con Gareth Davies al fianco di Dan Biggar in cabina di regia. Inserimento di Hill in seconda linea con il capitano Alun Wyn Jones, il resto del gruppo rimane, così, invariato con Wyn Jones, Ken Owens e Tomas Francis che si preparano insieme per la quarta partita consecutiva e tre dinosauri come Josh Navidi, Justin Tipuric e Taulupe Faletau in terza. Sempre veloce e reattivo, come da tradizione, il reparto dei trequarti con Jonathan Davies e George North continuano la loro partnership a centri e Josh Adams, Louis Rees-Zammit e Liam Williams nel “back-three”. Insomma per il “conservatore” Wayne Pivac squadra che vince non si cambia.

 

Gli Azzurri, invece, si presentano al terzo appuntamento all’Olimpico, quarto match del Torneo, provenienti da un’evanescente performance contro l’Irlanda compiendo un ampio passo indietro, una voragine, rispetto alla settimana precedente a Londra.
La “nursery azzurra”, alla pressione irlandese, si è scomposta in un caotico tentativo di non si capisce cosa, venendo trinciati nel corpo e nello spirito.
Particolarmente preoccupante il fumoso criterio difensivo e la conseguente montagna di punti subiti, diciannove le mete in tre match pari a una ogni tredici minuti mal contati. Questo non depone benignamente rispetto le prospettive visto le note caratteristiche offensive gallesi.
Il compito contro il Galles risulta, quindi, ulteriormente gravoso con un passaggio, quindi, delicatissimo per gli azzurri che hanno assaporato l’ultimo successo del Sei Nazioni sei anni fa e sono alla ricerca di se stessi con un gruppo di giovanissimi che stanno imparando a gattonare, metafora di Mr. Smith, e noi aggiungiamo in campi di sabbie mobili.
Quindi siamo a una sentenza anticipata? Forse ma Mr. Smith ha invitato i suoi ragazzi a imparare dalle tre sconfitte subite finora nel campionato e mettere in mostra gli attributi. Di solito meditare porta vantaggi se poi si fa non troppo rilassati, è meglio.
La formazione che affronterà il Galles ricalca quelle precedenti.
D’altronde gli azzurri testati, da inizio mandato di Mr. Smith, non arrivano a trenta e ancora c’è spazio per i fatidici cinquanta elementi su cui contare.
Bellini partirà all’ala, in sostituzione di Sperandio infortunato ma anche piuttosto “inespressivo” in questo Torneo, affiancando Ioane e Trulla nell’ultima linea arretrata. Cambiano i piloni, con il ritorno di Zilocchi e Fischetti a cingere capitan Bigi. Cannone è preferito a Lazzaroni con la conferma di Lamaro, Meyer e Negri in terza. E, gaudium magnum, ci sarà l’imprescindibile Stephen Lorenzo Varney, il tamburino gallese con origini emiliane, a battere il ritmo in mediana. Con Garbisi all’apertura si ricompone, spaiata dall’infortunio di Varney nel pre-match contro l’Irlanda, la coppia più talentuosa degli ultimi quindici anni. Non possiamo astenerci dallo scrivere, ancora una volta, meno di quaranta anni in due!
Decisa rotazione in panchina, dove si rivedono Violi, Fabiani e Padovani. A completare le sostituzioni Lazzaroni, Riccioni, Lovotti e il Cavallier Mbanda. Così Mr. Smith, tenendo saldamente la barra iniziale, affronterà l’onda lunga celtica.

 

Fino al 2024 il contratto fra le parti, Federazione Italiana Rugby e Sei Nazioni, è inoppugnabile, incontestabile, ergo, fino a quella data, la questione sull’esclusione dal Torneo non può essere trattata se non ufficiosamente. Anche Sam Warburton, iconico ex capitano del Galles e dei British Irish Lions, ai microfoni della BBC, in termini crudi, si dice convinto che la presenza dell’Italia nel Sei Nazioni sia giunta a termine e, dopo otto anni di sconfitte continue e manifesta inferiorità a questi livelli, sia ora di dare l’opportunità di misurarsi ad altre squadre come la Georgia. Insomma, per ora, rimangono chiacchiere da pub, se pur incandescenti e proclamate in mondovisione. Ma vox populi vox Dei e con l’ingresso del fondo di private equity CVC nel capitale azionario della manifestazione, ufficializzato due giorni or sono e dove manca solo la vidimazione in calce, non è detto non cambi la faccenda. Della puntura di diverse centinaia di milioni, a partire dal 2022, nel carniere federale italiano, pare possano incassare circa 40 milioni di euro. Ma CVC non è la Croce Rossa e “business è business”. Sebbene il Presidente uscente Gavazzi, nella nota ufficiale FIR, veda ben più che una opportunità irripetibile ma addirittura la ciambella di salvataggio per l’intero il sistema-rugby in Italia consentendo di guardare al futuro con crescente fiducia, si deve considerare che la pressione sul rugby italiano si potrebbe fare insopportabile. Il fondo di private equity CVC, già presente nel Mondo ovale Continentale non sicuramente per romantica passione, non potrà più tollerare uno strascicare, un vivacchiare quotidiano come sta accadendo da diverso, troppo, tempo. Si pretenderà inderogabili risultati in campo, legati a conseguenti mere questioni finanziarie di ritorno, già ben prima del dead line. Ci saranno dei passaggi forzati. Ognuno dovrà fare la propria parte e ci si dovrà rimboccare le maniche. Si dovrà investire nella crescita e sviluppo del gioco; valorizzare ulteriormente lo spettacolo sportivo di tornei, squadre e marchi; consolidare l’acquisizione di dati, tecnologia, e competenze commerciali a supporto di tali piani ambiziosi. Paradossalmente tutte politiche nuove per il nostro rugby. A questo punto, con un terrorizzante ritardo sull’avanzamento lavori di vent’anni, non è più rinviabile una seria programmazione, congiunta a fatti concreti, che facciano uscire il “misero” rugby italiano da questo decadimento o le conseguenze saranno nefaste mentre i sintomi della malattia sono oltremodo evidenti. Si ha bisogno di una forte collettività guidata da persone, donne e uomini, sin dall’odierna Assemblea Generale Ordinaria Elettiva della FIR, veramente audaci e competenti che abbiano idee illuminate e facciano cambiare mentalità al movimento, in senso ampio, inoculando una sferzata di brio e cultura del rugby avanzata. Ma dobbiamo chiederci se abbiamo queste figure e, soprattutto, quanta reale brama di costruire esiste. O dobbiamo mettere mano alle ramazze per una sorta di ampia pulizia di primavera? E diciamocelo, i ventenni in maglia Azzurra, che rimproveriamo duramente perché soccombono nel Sei Nazioni contro mostri mitologici, non sono il vero problema ma il prodotto terminale di una cancrena veramente più profonda.

 

I XV IN CAMPO
15 Jacopo Trulla, 14 Mattia Bellini, 13 Ignacio Brex, 12 Carlo Canna, 11 Montanna Ioane; 10 Paolo Garbisi, 9 Stephen Lorenzo Varney; 8 Michele Lamaro, 7 Johan Meyer, 6 Sebastian Negri, 5 David Sisi, 4 Niccolò Cannone, 3 Giosue Zilocchi, 2 Luca Bigi (capitano), 1 Danilo Fischetti. HC Franco Smith
A disposizione: 16 Oliviero Fabiani, 17 Andrea Lovotti, 18 Marco Riccioni, 19 4 Marco Lazzaroni, 20 Maxime Mbanda, 21 Marcello Violi, 22 Federico Mori, 23 Edoardo Padovani.

 

15 Liam Williams, 14 Louis Rees-Zammit, 13 George North, 12 Jonathan Davies, 11 Josh Adams, 10 Dan Biggar, 9 Gareth Davies, 8 Taulupe Faletau, 7 Justin Tipuric, 6 Joshua Rajai  Navidi, 5 Alun Wyn Jones (cap) 4 Cory Hill, 3 Tomas Francis, 2 Ken Owens, 1 Wyn Jones. HC Wayne Pivac
A disposizione: 16 Elliot Dee, 17 Rhys Carre, 18 Leon Brown, 19 Jake Balll, 20 Aaron Wainwright, 21, Lloyd Williams, 22 Callum Sheedy, 23 Willis Halaholo.

 

 

RugbyingClass di Umberto Piccinini

 

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