martedì, 13 Aprile, 2021

Rugby: manchevolezze azzurre e il duro scontro con la realtà

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Molto di più nelle corde degli Azzurri. Il lavoro di questi mesi, con focus particolareggiati in questa ultima settimana, stava dando i frutti.
A Edimburgo, gli Azzurri, avrebbero dovuto documentare che quanto mostrato fino ad oggi non era veritiero, enunciavano da “Casa Italrugby” alla vigilia della trasferta scozzese.
Nel giorno della risurrezione, invece, la sceneggiatura non cambia e lo scontro frontale, con la dura realtà, è rovinoso. Pari alla scena clou de “il Sorpasso” di Dino Risi.
Altre otto mete subite, portando a sette la media nei cinque match, cinquantadue a dieci il punteggio finale, peggior differenza contro la Scozia, decine di falli banali con tre immancabili e inutili “gialli” ad aggravare la situazione, inconsistenze difensive a 360° e placcaggi troppo delicati, riprovevoli errori di mano e di piede, ma anche di testa con scelte discutibili, sviste, abbagli, malintesi, inesattezze, imprecisioni, pecche, non si scorge il dovuto nervo, mancasse di una spina dorsale, nessuna armonia, quasi si trattasse di una squadra di estranei, “arrangiata” in quattro e quattr’otto per l’occasione.

 

IL CATALOGO DEGLI ORRORI

Non ci facciamo mancare niente mettendo in questa vetrina l’intero catalogo degli orrori.
Tutte manchevolezze azzurre che hanno facilitato il compito a una Scozia, sì, fisicamente predominante ma non proprio irreprensibile, comunque, anche lei, con diverse marce in più rispetto ai ragazzi di Mr. Smith.
A questi livelli tutto deve essere almeno al 100% in alternativa paghi dazio.

La mortificazione è lampante nell’intero ambiente azzurro ma lo scoramento è generalizzato, un mix di malinconia e impotenza, anche fuori dal campo. Il Mondo del rugby italiano s’interroga, si sfoga, che siano addetti ai lavori o semplici “appassionati”, amici o conoscenti.
Si ha bisogno di dire la propria, si cerca il parere di altri.

 

All’ottantesimo, a fine Sei Nazioni, s’intrecciano lunghe chiamate con eccitate disamine, a brevi chat con abbacchiati “no comment” e poi, magari, s’impreca anche perché, oltretutto, infastidisce questa inevitabile espressione beffarda e provocatoria degli scozzesi a partire dal sorrisino di capitan Hogg.

Siamo tutti d’accordo, Varney è un campione e … se avesse la squadra giusta, chiedendoci se si è già pentito di avere preferito con il “sentimento” l’azzurro anziché attendere freddamente una concepibile chiamata gallese visto i suoi non ancora compiuti vent’anni. Garbisi ha dimostrato qualità e un futuro brillante, anche se più avvilito e con il passar del tempo ha perso in lucidità ed estro. Di livello Monty Ioane, Brex ha giocato un buon Torneo, di sostanza Meyer, anche Cannone e Lazzaroni, ma con qualche “soft moment” di troppo, forse fuori ruolo Lamaro, altri nomi si commentano con dei “vabbè”. Si riflette su chi escluso da infortunio, agli esclusi perché non considerati “idonei” al progetto per questioni “varie ed eventuali”, ma anche a chi si è auto escluso o futuri casuali “italiani” reclutandi da qualche altro campionato estero.
Ma non solo i giocatori, anzi, e la mezza risposta con il rimando enigmatico a lunedì di Mr. Smith, nella conferenza stampa post partita, rispetto una conferma in toto dello staff o un suo ritocco, è quanto di più succulento ci si aspettasse provando che non tutte le tessere del puzzle sono indovinate.
La preparazione sulla difesa, oggi è fondamentale, e i Coach che se ne occupano sono tutti di primo livello, ma dimostrato sul campo non per quello “scritto” sul curriculum vitae o detto in Club House! Se noi scarseggiamo non può essere solo imputato alla giovane età dei giocatori. E’ un caso che l’arrivo di Shaun Edwards, nello staff come allenatore della difesa, abbia portato i francesi a rinascere? Certo c’è dell’altro, però fa pensare!

 

ANALFABETISMO DI RITORNO

Sebbene molti siano sorpresi, si è certi da quando e com’è iniziato questo trend declinante.
Questa inesorabile ma non accidentale involuzione del nostro rugby è da condividere in modo, due terzi Federazione e un terzo ai Club, dove molti di questi, ancora oggi, sono chiusi ad antiquate mentalità del campanile.
Sì il nostro rugby è “vittima” di una sorta di analfabetismo di ritorno.
Dal Treccani: Analfabetismo di ritórno locuz. sost. m. – Espressione riferita a quella quota di alfabetizzati che, senza l’esercitazione delle competenze alfanumeriche, regredisce perdendo la capacità di utilizzare il linguaggio scritto per formulare e comprendere messaggi. In una società sempre più complessa e globale, la cultura e più in generale la conoscenza della realtà dovrebbero crescere, e non decrescere, per riuscire a garantire una capacità di risposta adeguata ai nuovi problemi.

Come diceva Forcaude: “gettare le fondamenta, poi solide mura e infine il tetto”.
Tutto parte da una base giovanile in grado di fornire un congruo numero di giocatori di livello internazionale.
Invece con l’avanzamento dalla serie B, dove l’Italia incontrava Spagna, Portogallo, Romania e di tanto in tanto qualche grande, al palcoscenico “lustrini e paillettes” del Sei Nazioni, qualcuno si è montato la testa, visto anche le cifre che s’incassavano, considerando erroneamente che si sarebbe potuto campare di rendita.
Questo ha significato che il lavoro sporco e duro, di scouting e didattica, fosse finito abbandonando qualsiasi progetto, in particolar modo serio e ambizioso, di formazione nel settore giovanile.
Mentre tutto il Mondo del rugby tralasciava la vecchia preparazione atletica, optando per figure come S&C, in Italia non ci siamo curati trovandoci impreparati in questa fase del gioco. Insomma si sono sbagliate le priorità. Mica roba da poco.
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Ci siamo ritrovati un rugby vecchio e impolverato con il problema vero è che per avere una Nazionale competitiva ci vogliono anni, almeno dieci, lavorando alacremente e costantemente, senza tralasciare niente.
Smith, oggi, parla di almeno otto anni ma è ottimista perché quello è il tempo che serve a un “rugby strutturato”.
L’italiano per indole, non solo nel rugby, non ama parlare di programmazione a lungo termine, tutto e subito, fa quasi rima e qualcuno ha preso la scorciatoia, più comoda al momento, che si è rivelato un percorso accidentato. Soprattutto in Federazione.
Tutto questo ha generato un allontanamento dal rugby, con la logica equazione: meno appassionati, meno sponsor.
Ma il rugby è anche magia e gli amanti di questo sport sono particolari.
Gli basta uno show stupefacente come hanno offerto, in tarda serata, Francia e Galles per riappacificarsi con la palla ovale.
Con l’esaltante vittoriosa rimonta dei Transalpini a tempo scaduto già si sogna il prossimo tour estivo Azzurro contro gli All Blacks.

 

I XV IN CAMPO

 

15 Sean Maitland; 14 Darcy Graham, 13 Huw Jones, 12 Sam Johnson, 11 Duhan van der Merwe, 10 Stuart Hogg (c), 9 Scott Steele, 8 Matt Fagerson, 7 Hamish Watson, 6 Jamie Ritchie, 5 Grant Gilchrist, 4 Sam Skinner, 3 Zander Fagerson, 2 David Cherry, 1 Rory Sutherland. HC Gregor Townsend.
A disposizione: 16 George Turner, 17 Jamie Bhatti, 18 Simon Berghan, 19 Alex Craig, 20 Nick Haining, 21 Ali Price, 22 Jaco van der Walt, 23 Chris Harri

 

15 Edoardo Padovani, 14 Mattia Bellini, 13 Juan “Nacho” Brex, 12 Federico Mori, 11 Montanna Ioane, 10 Paolo Garbisi, 9 Stephen Varney, 8 Michele Lamaro, 7 Johan Meyer, 6 Sebastian Negri, 5 Federico Ruzza, 4 Niccolò Cannone, 3 Marco Riccioni, 2 Luca Bigi (c), 1 Danilo Fischetti. HC Franco Smith
A disposizione: 16 Gianmarco Lucchesi, 17 Andrea Lovotti, 18 Giosuè Zilocchi, 19 Riccardo Favretto, 20 Maxime Mbanda, 21 Marcello Violi, 22 Carlo Canna, 23 Marco Zanon

 

NOTE:

ITALIA mete: Bigi (7′)trasformazioni: Garbisi (7′) punizioni: Garbisi (17′); gialli 19′ p.t. Mori, 11′ s.t. Negri, 20′ s.t. Ioane.
SCOZIA mete: Cherry (11′, 44′), van der Merwe (14′, 71′), Graham (21′), Jones (28′), Steele (53′), Johnson (65′)
trasformazioni: Hogg (16′, 46′, 54′, 66′, 73′)
Player of the match: Watson (Scozia).

 

 

RugbyingClass di Umberto Piccinini

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