domenica, 26 Settembre, 2021

San Pietroburgo, cooperazione, sostenibilità e digitalizzazione

0

Innovazione nel solco della tradizione, dall’International Economic Forum di San Pietroburgo, terminato da pochi giorni, emerge una Russia che intende partecipare da protagonista ai processi di globalizzazione affrontando le stesse sfide in corso in Europa. Dalla Venezia dell’Europa nord-orientale, sviluppata per volontà di Pietro il Grande sul modello di Amsterdam da architetti formati tra Roma e Napoli, capitale culturale della Russia e capoluogo dell’oblast di Leningrad emerge l’idea di un’accelerazione sulla green economy e il rilancio di un’economia sostenibile che guarda con particolare attenzione all’istruzione pubblica e al multilateralismo.
Nella prospettiva europea centrale la cooperazione della Russia con Italia e Francia. Il graduale processo di superamento della pandemia e la revoca delle relative restrizioni sanitarie e amministrative hanno creato nuove sfide e nuove opportunità. Alla sessione italo-russa di particolare rilievo per la cooperazione dei due Paesi hanno preso parte l’ambasciatore italiano Pasquale Terracciano, diplomatico di prim’ordine della Repubblica Italiana, che assumerà a breve il nuovo incarico di Consigliere di Stato e sarà sostituito da Giorgio Starace, ambasciatore di formazione economico-politica, Marco Tronchetti Provera, vice presidente esecutivo di Pirelli, Antonio Fallico, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Banca Intesa, Francesco Starace, amministratore delegato e direttore generale di Enel (collegato online come anche Gianpietro Benedetti, direttore della Danieli), Paolo Clerici, Presidente e amministratore delegato della CoeClerici, Fabrizio Di Amato Chairman della Maire Tecnimont, gruppo italiano leader nell’economia verde. Per la parte russa Alexander Shokhin presidente dell’Unione russa degli industriali e degli imprenditori, Leonid Mikhelson, direttore amministrativo della Novatek e Victor Vekselberg, direttore del gruppo Renova. Nella sessione, moderata da Alessandro Cassieri, capo ufficio di corrispondenza Rai a Parigi, si è discusso di come le aziende russe e italiane possano individuare forme di cooperazione in un’ottica di espansione dei reciproci trade networks e come sviluppare un’agenda comune attraverso nuovi strumenti tesi a promuovere le politiche di cooperazione.
Al forum ha preso parte anche il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che il 2 giugno ha incontrato Sergei Zhvachkin, governatore della regione russa di Tomsk, Siberia sud-occidentale, con il reciproco impegno a future collaborazioni. La presenza del governatore pugliese leader della coalizione di centrosinistra (che congiunge Partito democratico, Sinistra italiana, ambientalisti e socialisti), è testimonianza del rapporto di lunga data tra la Russia e la Puglia a trazione progressista, iniziata con la “primavera pugliese” e che prosegue tutt’oggi. Un legame rafforzato dai ponti aerei Bari-Mosca-San Pietroburgo e da un interscambio commerciale che ha superato i 250 milioni di euro nel 2020, nonostante la pandemia e i limiti internazionali e che potrebbe esponenzialmente crescere quando i vincoli saranno rimossi. Numerose le aziende pugliesi presenti: prevalentemente attive nel settore terziario avanzato: management, farmaceutica, chirurgia robotica e tecnologie digitali.
Il Forum conferma le tradizionali relazioni ottimali tra la Repubblica Francese e quella Russa, in questo caso è la Green economy e lo sviluppo sostenibile con un dialogo sulla decarbonizzazione ad avere un ruolo d’avanguardia. L’idea è il rilancio dei Dialogue de Trianon, un partenariato russo-francese che dovrebbe allargarsi in un’ottima multipolare anche ad altri Paesi europei. Nel 2021 il tema cardine saranno il clima e la sostenibilità, l’incontro farà seguito al precedente tenutosi nel 2019 sui modelli educativi del futuro e del 2018 dove il fulcro fu la pianificazione dello sviluppo urbanistico inclusivo per le green e smart cities.
Ottimali i rapporti con la Finlandia, Paese scandinavo avanguardia nella tutela dei diritti civili e di quelli sociali, guidato dalla giovanissima lavoratrice socialdemocratica Sanna Marin. Oggetto della discussione coordinata da Esko Aho, ex primo ministro finlandese in quota Keskustka (attualmente nel gruppo ALDE e in coalizione con il partito socialdemocratico finlandese) sono stati i rischi per i cambiamenti climatici e il surriscaldamento globale e hanno partecipato tra gli altri Demetrio Russo, Vicepresidente per l’Est Europa della Nokia Corporation e il socialdemocratico Ville Skinnari, Ministro finnico per lo sviluppo della cooperazione e il commercio estero.
Le questioni climatiche sono sempre più rilevanti per le aziende che lottano per lo sviluppo sostenibile. Secondo le previsioni emerse dal Forum la crescente consapevolezza e preoccupazione per il cambiamento climatico aumenterà la domanda di prodotti e servizi a basse emissioni, e con un basso impatto ambientale. Le aziende finlandesi operano in Russia proprio su questo specifico settore e agiscono per attivare un’economia circolare e uno smaltimento performante e a basse emissioni dei rifiuti. Il modello finlandese è particolarmente interessante per la sua attenzione al benessere, alla salute e alla sicurezza dei lavoratori e l’etica aziendale è sottoposta ad un rigoroso controllo. Un modello virtuoso che coinvolge anche aziende russe operanti Finlandia o legate alle aziende finlandesi, indice della possibilità di sviluppare un’economia etica.
Oltre alla cooperazione con gli altri Paesi europei su temi economici ed etici, nel solco della tradizione diplomatica russa, uno spazio specifico è stato dedicato al dialogo russo-africano. La condanna ad un modello di sviluppo di tipo neo-coloniale rivela tutti gli squilibri di una globalizzazione che non può considerare un intero continente come area da sfruttare e vertere sulle classiche divaricazioni economiche nord-sud del mondo. In tal senso il ponte russo-africano recupera la tradizionale impostazione tesa all’inclusione e al rapporto commerciale “win win” (recentemente riproposto anche dalla Repubblica Popolare Cinese). Gli interventi russi puntano a realizzare progetti infrastrutturali, rilanciare l’istruzione e la ricerca scientifica in Africa in previsione del prossimo vertice nel 2022. A coordinare la sessione la direttrice dell’Istituto per gli studi africani dell’Accademia russa delle Scienze, prof. Irina Abramova, tra i partecipanti Firmin Ngrebada, Primo ministro della Repubblica Centro Africana, Edouard Ngirente, Primo ministro della Repubblica del Ruanda e Rania Al-Mashat, ministro per la cooperazione internazionale della Repubblica Egiziana, economista di formazione statunitense, dal 2019 ministro per la cooperazione internazionale dell’Egitto e Joshua Photo Setipa, direttore commerciale della Technology Bank for Least Developed Countries delle Nazioni Unite.
La ridiscussione del modello di crescita economica e dei paradigmi economici tradizionali è pienamente in campo. L’intensità e il successo dei risultati dipendono dal modello di politica economica scelto. Storicamente, in una fase diversa del loro sviluppo, diversi paesi hanno già affrontato un compito simile per garantire una crescita intensiva attraverso una politica di modernizzazione fortemente incentivata (L’Unione Sovietica raggiunse un livello di crescita media annua del 13,8% nel 1929-1955; la Repubblica Popolare Cinese una crescita media annua del 10,4% nel 1983- 2007; Corea del Sud: crescita media annua del 10,2% nel 1966-1988. Una comparazione tra questi modelli, tra loro diversi, solleva ancora una volta una questione chiave: quanto le soluzioni offerte dal mainstream economico liberista rispondono realmente alle sfide contemporanee e quanto la classe politica è intrappolata in una forma di dogmatismo economico incapace di liberarsi di alcuni miti persistenti?
Molteplici le sessioni dedicate alla riflessione su come avviare la fase post-pandemica. Il covid-19 sembrerebbe aver rimodellato il mondo e il modo in cui vivono le persone. Il lavoro a distanza, il consumo di materiale ridotto, la mobilità limitata e il distanziamento sociale sono tutte caratteristiche della nuova realtà. Molti processi di informatizzazione di massa e abitudini che avrebbero dovuto impiegare diversi anni per emergere si sono sviluppati in pochi mesi. La pandemia ha provocato un’ondata di trasformazioni e cambiamenti strutturali e l’economia deve adattarsi a queste nuove condizioni il più rapidamente possibile. Ci si interroga dunque su quali siano i principali cambiamenti portati dalla pandemia e quali norme, comportamenti e regole rimodelleranno l’economia nel prossimo futuro. Cosa si può fare per adattarsi rapidamente alla nuova normalità e accelerare la ripresa. La pandemia ha inoltre ha costretto il mondo intero a ripensare il concetto di sviluppo sostenibile e la maggior parte dei Paesi sviluppati, in particolare nell’Unione Europea, fondano i loro sforzi di ripresa economica sui principi di Economic Social and Corporate Governance (ESG) con l’obiettivo di sviluppare un’idea di mondo green, questione che, con altri strumenti, in Unione Sovietica iniziava ad essere affrontata già negli anni ‘80. Nell’ambito del Green Deal, l’UE mira a raggiungere l’azzeramento delle emissioni nette di gas serra entro il 2050 e la richiesta transizione alle energie rinnovabili causerà un calo della domanda di risorse energetiche russe.
In effetti, nello scenario di base, la tassa sul carbonio dell’UE dovrebbe avere un impatto negativo sull’economia russa per un importo di oltre 33 miliardi di EUR tra il 2025 e il 2030. E nonostante una serie di lanci iniziali di obbligazioni green di successo da parte russa, la Russia è solo all’inizio dell’implementazione degli approcci ESG. Entro il 2023, le tecnologie verdi potrebbero crescere fino a diventare un’industria da 3 trilioni di rubli in Russia. Tuttavia, i progetti di sostenibilità, per non parlare dei progetti di protezione del clima, sono costosi e attualmente offrono solo bassi rendimenti. La Russia dunque si interroga su come sviluppare un’economia verde capace di attrarre l’interessi di investitori russi e stranieri.
La parità di genere è stato un altro tema oggetto di attenzione specifica. Nel campo della formazione e della ricerca gli standard russi sono tradizionalmente molto alti, grazie alle conquiste dei diritti sociali e civili delle donne che ha accompagnato la fase espansiva del socialismo. La pandemia ha portato anche in Russia all’introduzione di requisiti di uguaglianza di genere e sviluppo sostenibile sempre più severi. Nel campo imprenditoriale la pratica della parità di genere nei consigli di amministrazione guadagna rapidamente legittimità in tutto il mondo. Il 31,9% degli imprenditori in Russia sono donne, un dato colloca la Russia nella top10 globale. Il forum rilancia la questione di genere, anzi lo considera una priorità sulla quale investire ulteriori energie. Da questo punto di vista ci si interroga su quanto siano efficaci le misure legislative volte a promuovere la parità di genere e quanto le aziende con più donne nei ruoli chiave di dirigenza mostraino risultati più performanti. L’obiettivo esplicitato è quello di abbattere ulteriormente il divario di genere.
Infine anche in Russia come in Europa e negli Stati Uniti ci si interroga sul sistema di successione e di trasmissione del patrimonio ereditato. I sentimenti del popolo nei confronti dei ricchi è contrastante e frutto dei convulsi anni ’90 e degli squilibri sociali ed economici emersi. Il 70% del patrimonio privato russo è concentrato nelle mani di una sola generazione, mentre una seconda generazione di imprenditori formati secondo i modelli occidentali sta per affacciarsi sulla scena globale. Tuttavia ciò pone seri interrogativi su quale ruolo giochino i possessori di capitali nella società e in quale misura i nuovi ricchi siano disposti a contribuire a cambiare in meglio l’immagine negativa che il popolo ha di loro. Tutto ciò porta ad un’attenta riflessione sugli attuali e sui futuri meccanismi di successione. Al panel ha preso parte tra gli altri Alexander Auzan il Decano della Facoltà di Economia dell’Università Statale di Mosca “Lomonosov”.
La formazione scolastica prevede un percorso sperimentale di istruzione supplementare fortemente incentivato dallo Stato, con l’obiettivo di raggiungere l’80% di copertura per gli studenti entro il 2024. Attualmente lo Stato e i municipi garantiscono standard di alta qualità per il 97% del settore. Tuttavia la competizione per titoli, similare al modello statunitense ed europeo inizia a creare un mercato privato nella formazione supplementare. Queste nuove opportunità per gli attori del mercato dell’istruzione potrebbero essere indirizzate alla costruzione di nuovi centri privati di formazione, ma la domanda in tal senso resta: quale potrà essere la qualità della formazione e dei servizi in uno Stato formato come quello europeo su modelli a forte impronta statale? Sempre sugli aspetti inerenti alla formazione le criticità educative da affrontare sono le stesse del sistema europeo: come aggiornare le abilità e le competenze digitali di insegnanti e studenti? Quale equilibrio tra apprendimento in presenza o da remoto (online)? E cosa interessante, i colossi aziendali possono svolgere un ruolo nel fornire attrezzature e nello sviluppo dell’istruzione?
Nel complesso si evidenzia una Russia che affronta come in Europa le stesse criticità e tenta di risolvere le stesse questioni attraverso un linguaggio sostanzialmente similare e intrinseco agli stati più avanzati del Consiglio d’Europa. Lungi da una retorica dei sovranisti nostrani, il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo restituisce l’immagine di uno stato lungimirante, orientato allo sviluppo e attraversato dalle stesse tendenze dei Paesi membri dell’Unione Europea. Difatto le sua prospettiva della russia migliore, il governo di Vladimir Putin recepirà le istanze di sviluppo emerse dal Forum?

 

Benedetto Ligorio

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply