lunedì, 10 Maggio, 2021

Russia – Europa. Dopo il caso Navalny crescono le tensioni

0

Da quando è iniziato il conflitto della Russia con l’Ucraina, Unione Europea e Stati Uniti hanno messo in atto le ritorsioni contro la Russia. Adesso, dopo l’arresto e la condanna di Navalnyj, i rapporti sono peggiorati.
Nel pomeriggio del 9 febbraio, entrando nella sala del parlamento europeo, il capo della diplomazia dell’Unione europea Josep Borrell sapeva che avrebbe ricevuto delle critiche.
L’argomento del giorno era l’umiliazione subita il 5 febbraio in occasione della sua visita a Mosca, nel momento caldo della vicenda Navalnyj. Borrell ha ricevuto numerose critiche e richieste di dimissioni. Come se non bastasse, il diplomatico è stato incoraggiato da Thierry Mariani, eurodeputato del Front national e noto sostenitore di Putin. Un affronto per l’ex ministro socialista spagnolo.
Ma se Borrell avesse commesso l’errore di recarsi a Mosca in un momento poco opportuno, senza la minima speranza di influire sulla posizione del Cremlino in merito a Navalnyj, è anche vero che i suoi critici hanno sbagliato obiettivo, e farebbero meglio (come alcuni hanno effettivamente fatto) a prendersela con l’autoritarismo crescente di Putin e soprattutto con la debolezza collettiva dell’Europa davanti a un vicino sempre meno frequentabile.
Borrell ha dichiarato: “Sono andato a Mosca per verificare se la Russia fosse disposta a invertire la tendenza negativa dei nostri rapporti”. In risposta ha ricevuto un no che forse si poteva prevedere.
Molti eurodeputati hanno fatto presente all’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e di sicurezza che la sua visita è stata un errore. Borrell ha ribadito che valeva la pena tentare, anche correndo il rischio di cadere in una trappola, come ha riconosciuto dopo essere rientrato dal viaggio.
A tendere il tranello a Borrell è stato il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, diplomatico esperto formatosi durante l’epoca sovietica. La conferenza stampa con Borrell è stata un modello di manipolazione, seguita dall’annuncio, pochi minuti dopo, dell’espulsione di tre diplomatici europei. La ricetta perfetta per mostrare a una potenza estera la sua insignificanza.
Le implicazioni di questo disprezzo per il rappresentante dei 27 sono profonde. Borrell le ha annunciate il 9 febbraio al parlamento europeo: “La Russia si sconnette dall’Europa, una scelta geostrategica inquietante”.
L’Unione europea non ha ancora compreso pienamente le conseguenze dell’avere una potenza autoritaria e ostile alla frontiera orientale. Dopo la crisi ucraina del 2014 i rapporti politici con Mosca hanno continuato a deteriorarsi, e i rari tentativi di migliorarli, come quello del 2019 fatto da Emmanuel Macron, non hanno prodotto risultati.
Borrell ha annunciato che proporrà ai 27 di adottare nuove sanzioni contro la Russia per la vicenda Navalnyj in occasione del vertice previsto per il mese di marzo. Ma in questa strategia non ci si può dimenticare del ‘gasdotto Nord stream 2’, un elemento cruciale, nella cui costruzione sono coinvolte la Russia e la Germania e a cui la cancelliera Angela Merkel non vuole rinunciare nonostante sia l’unico asso nella manica dell’Europa.
Dunque, Borrell, capo della diplomazia Ue, nonché vicepresidente della Commissione europea, è stato accusato in Parlamento di essere stato “inosservante dei crimini commessi dal regime di Putin contro i suoi oppositori politici e di non essere stato in linea con una politica estera basata sui valori europei”. Lo stesso Borrell ha chiarito di esserne venuto a conoscenza, dopo la fine della riunione tramite i social media, dell’espulsione dei tre diplomatici europei avvenuta proprio durante la visita dell’Alto rappresentante a Mosca, espulsione motivata dalla loro partecipazione a una manifestazione contro l’arresto di Alexey Navalnyj. A questo sgarbo hanno reagito Germania, Svezia e Polonia, che hanno espulso un diplomatico russo coinvolto nell’atto ostile contro l’Ue.
Le accuse nei confronti del politico Ue riguardano anche quanto dichiarato durante la conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov. Gli eurodeputati hanno anche contestato a Borrell: “Invece di condannare fermamente l’arresto del signor Navalny e visitarlo in prigione, Borrell ha dichiarato falsamente che non si è parlato di sanzioni da parte dell’Ue in reazione all’arresto del leader dell’opposizione russa Navalny. Questa affermazione non è corretta, poiché diversi Stati membri, ai massimi livelli, hanno chiesto sanzioni”. E inoltre : “Di non aver menzionato la guerra in corso della Russia nell’Ucraina orientale e di aver colto l’occasione per sostenere il vaccino russo anti-coronavirus Sputnik V, anche se non è stato approvato dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema)”.
Gli eurodeputati firmatari di una richiesta presentata alla presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen, hanno sostenuto: “L’errata valutazione di Borrell nel decidere di andare a Mosca unita alla presunta incapacità di difendere gli interessi e i valori dell’Unione europea hanno causato gravi danni alla reputazione dell’Ue e alla dignità della carica di Alto rappresentante della Unione europea”. Aggiungendo che: “La presidente della Commissione dovrebbe intervenire, se il signor Borrell non si dimette di propria iniziativa”.
Però la presidente, attraverso un portavoce, ha fatto sapere che Borrell gode del suo ‘pieno supporto’.
Qualcuno lo aveva avvertito dei rischi. Ma alla fine la visita di Josep Borrell a Mosca, la prima di un rappresentante delle istituzioni europee dal 2017, c’è stata. E gli esiti hanno scatenato sulla sua testa un crescendo di lampi e tuoni, pronti a deflagrare nella classica tempesta perfetta.
Invece, il viaggio ha chiarito i dubbi sul Cremlino che non è interessato a perseguire alcuna partnership con l’Ue. Pertanto Borrell ha proposto un nuovo pacchetto di sanzioni a Mosca e agli oligarchi russi che hanno beni e proprietà in Europa.
Al di là delle polemiche, va detto che l’Alto rappresentante viaggiava con il consenso passivo della maggioranza degli stati membri e che il vero problema, nei rapporti con la Russia, come in quelli con la Cina e sulle altre grandi questioni di politica estera, è la divisione interna all’Unione. La mancanza di una linea comune che oggi, come in passato, impedisce a chiunque ricopra questo ruolo di rappresentanza ogni capacità di risposta coerente e compatta, col rischio di rendere l’Europa sempre più irrilevante sul piano internazionale.
Le Figaro ha sottolineato: “Ma adesso, invece di cadere nella trappola tesa per dividerci come ha esortato l’Alto rappresentante, conviene prendere atto della rinnovata assertività della Russia, sinceramente convinta  di poter fare a meno di dialogare con l’Europa nel suo insieme, coltivando relazioni solo con alcuni singoli paesi”.
Dopo i disordini seguiti all’arresto di Navalnyj delle ultime settimane, ai falchi del Cremlino la visita di Borrell dev’essere sembrata l’occasione giusta per distrarre dalla situazione interna e per di più a costo zero: i russi scommettono sul fatto che gli stati membri non riusciranno a mettersi d’accordo se non su questioni marginali, che non compromettono i grandi interessi strategici della Russia in Europa. In altre parole il gasdotto Nord Stream II. Difficile dargli torto. Oggi in Europa gli schieramenti sulla Russia sono tre: Polonia e paesi baltici per la linea dura, Francia e Germania inclini al dialogo e in mezzo Italia, Grecia, Spagna, Austria e altri. Trovare una mediazione non è un’impresa facile. La tensione nelle istituzioni europee era già alta dopo la vicenda dell’acquisto dei vaccini: proprio ieri la presidente della Commissione europea ha ammesso che l’UE si è “mossa in ritardo con le autorizzazioni” e che siamo stati “troppo ottimisti riguardo alla produzione di massa e forse troppo fiduciosi che quelli che avevamo ordinato sarebbero stati consegnati in tempo”.
Ora il dossier Borrell ha finito col provocare una spaccatura anche all’Europarlamento. Sono 81 gli europarlamentari del Partito popolare europeo (Ppe) che hanno sottoscritto la lettera dell’estone Riho Terras alla presidente della Commissione von der Leyen che, in pratica, chiede le dimissioni dell’Alto rappresentante Ue. Agli eurodeputati, che accusano Borrell hanno risposto i Socialisti e Democratici ribadendo il sostegno all’Alto rappresentante che è stato “all’altezza del suo mandato”.
Borrell difendendosi in Parlamento ha detto: “Per alcuni di voi il problema sembra essere il solo fatto che la visita sia avvenuta”. Poi ha chiesto agli europarlamentari se sapessero quante delegazioni dei singoli paesi europei hanno visitato la Russia negli ultimi due anni. Borrell ha spiegato: “Diciannove delegazioni europee hanno visitato la Russia negli ultimi due anni. Dovevo andare? Non dovevo andare? O tutti possono andare in Russia tranne l’Alto rappresentante della politica estera e di difesa dell’Unione? Ma allora perché ne abbiamo uno?”.
Il responsabile della politica estera e di sicurezza ha aggiunto: “Scrivere dichiarazioni dal mio ufficio è più comodo e meno rischioso. Ho fatto una valutazione, appoggiata dalla maggior parte dei colleghi al Consiglio affari esteri. Se la difesa dei diritti umani e nel nostro Dna, allora ci sono momenti in cui occorre metterci la faccia perché dobbiamo difendere la nostra posizione sul caso Navalnyi”.
La nuova tensione UE-Russia sul caso Navalny si aggiunge al caso Nord Stream 2 che raddoppia il collegamento per il gas russo con la Germania: le pressioni americane, per lo stop del progetto che sta per essere ultimato, sono molto forti. La UE è divisa anche se recentemente Macron, anch’egli originariamente critico, ha allentato la presa sulla cancelliera Merkel. Dopo l’ultimo incontro bilaterale Macron-Merkel, il presidente francese ha dichiarato: “Su questo progetto, che è quasi finito, nulla sarà annunciato senza uno stretto coordinamento franco-tedesco, vogliamo continuare a lavorare insieme su una strategia energetica europea”.
In tutto questo si aggiungono gli interessi di alcuni stati dell’Ue, come l’Ungheria, al vaccino russo ‘Sputnik’ che sembrerebbe più efficace dei vaccini europei.
L’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha fatto sapere di non aver ancora ricevuto alcuna domanda di autorizzazione per il vaccino russo Sputnik V, nonostante ci siano notizie stampa che affermano l’opposto. Questa tirata d’orecchie è arrivata ai giornali europei dopo settimane di rumor e apprezzamenti a favore delle dosi anti-Covid sviluppate dal Centro nazionale di epidemiologia e microbiologia Gamaleya di Mosca. Ma quest’ultimo, afferma la nota dell’Ema, non ha sottoposto le ricerche condotte in laboratorio né i test clinici sui pazienti alla cosiddetta rolling review, l’esame dei dati effettuata dall’Ema non appena questi diventano disponibili. Tale passaggio, assicura l’autorità europea, è necessario per ottenere l’approvazione.
In una nota diffusa dall’Ema si legge: “Coloro che hanno lavorato a Sputnik hanno ricevuto consulenza scientifica dall’Ema che ha fornito loro le ultime linee guida normative e scientifiche per lo sviluppo del loro vaccino. In linea con la politica di trasparenza dell’Agenzia, il vaccino è incluso nell’elenco dei medicinali e dei vaccini Covid-19 che hanno ricevuto consulenza scientifica dall’Agenzia, ma ciò non va inteso come un semaforo verde alla distribuzione. L’Ema, per il momento dialoga e collabora con l’azienda per definire i prossimi passi. Gli sviluppatori hanno espresso il loro interesse che il vaccino venga preso in considerazione per una rolling review. Questa procedura ad hoc può essere utilizzata solo durante le emergenze come l’attuale pandemia e consente all’Ema di valutare i dati su un vaccino o un medicinale non appena diventano disponibili, mentre lo sviluppo è ancora in corso. La procedura formale di autorizzazione all’immissione in commercio può quindi svolgersi in un lasso di tempo molto breve, ma la rolling review è riservata ai medicinali e ai vaccini più promettenti”. Il mancato avvio dell’analisi dei dati relativi al vaccino russo significa, quindi, che Sputnik non è al momento considerato dall’Ema tra le migliori opzioni a disposizione in campo medico.
Quindi, al momento, in assenza di nuove informazioni ufficiali, la distribuzione nell’Ue del vaccino Sputnik V non è autorizzata.
Con il nuovo presidente l’America rientra in gioco e la diplomazia europea ne ricaverà un sicuro vantaggio. Deterrenza e dialogo sono le linee guida di Biden nei confronti della Russia. Una visione kissingeriana, apparentemente impensabile per un democratico. Al Dipartimento di Stato dicono: “Il dialogo con la Russia è importante e necessario, ma produce i migliori risultati quando Usa e Ue parlano insieme da una posizione di unità”. Basterà?

Cina, Russia e Iran saranno impegnate in esercitazioni congiunte marittime e aeree nelle acque dell’Oceano Indiano. È l’allineamento plastico e instabile dell’asse globale che guida la contro-alleanza alla “Lega delle Democrazie” a cui il presidente statunitense, Joe Biden, aggancia il concetto cuore della sua azione di politica globale”.
La notizia è stata diffusa dall’agenzia di stampa Ria, collegata al Cremlino, riprendendo le parole dell’ambasciatore russo a Teheran. L’annuncio arriva mentre il dossier Iran potrebbe diventare uno dei punti di contatto tra Russia e Stati Uniti, e Unione Europea, per ripristinare l’accordo sul nucleare Jcpoa. Ma anche mentre l’Ue si trova immersa in un dibattito sulle relazioni con Mosca, divisa da controversi interessi interni e con Washington che sembra chiaramente premere verso l’aumento della severità nei riguardi di Vladimir Putin; delle violazioni continue ai diritti democratici che caratterizzano la sua azione di governo; dell’avventurismo con cui vuole ricostruire il ritorno ad un’impero attorno a una Russia economicamente indebolita ma comunque lanciata verso la geopolitica.
Contemporaneamente, l’annuncio arriva quando un dibattito (transatlantico), simile a quello che coinvolge la Russia, riguarda la Cina, un competitor spietato di lungo periodo sia per l’Europa che per gli Stati Uniti che a differenza della Russia è in una fase di ascesa geopolitica sempre più significativa e che trova nell’Indo-Pacifico il teatro da cui gli Usa vogliono iniziarne il contenimento (con l‘assistenza auspicata degli europei, per primo il Regno Unito, attorno a cui si snoda il meta-tema della Brexit e delle dinamiche rispetto all’Ue).
L’inquadramento temporale dunque è necessario per definire il valore e la direzione di queste manovre militari, che dalle tre capitali eurasiatiche, dall’inizio a fine mese, sono e saranno descritte a tratti con peso narrativo (dunque geopolitico, necessariamente anti-occidentale) abbinato a una minimizzazione che si collegherà a temi da massimi sistemi come la sicurezza internazionale e la stabilità regionale.
Le esercitazioni serviranno a provare le operazioni di ricerca e soccorso e a garantire la sicurezza della navigazione, come ha già annunciato l’ambasciatore russo in un messaggio blando, come già avvenuto nel primo di questi wargame, a dicembre del 2019, il messaggio reale è tutt’altro. Ossia dare dimostrazione di capacità pragmatica nell’allinearsi, sebbene si tratta di un raggruppamento che al proprio interno presenta diverse controversie, sensibilità e instabilità. Come spesso accade, è il nemico comune a fare da collante. In questo caso il nemico non è tanto l’Occidente in quanto tale, ma in quanto portatore di quel Democracy Promotion che Biden intende come collante globale. In tutto ciò l’Europa non può dividersi per una visita diplomatica.

Salvatore Rondello

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply