martedì, 19 Ottobre, 2021

Russia, Putin padrone assoluto della immensa federazione

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Vladimir Putin può essere soddisfatto dell’esito delle elezioni politiche in Russia per il rinnovo della Duma, la Camera bassa legislativa del Parlamento. Russia Unita, il partito del Presidente, a spoglio quasi ultimato ha ottenuto il 49,8% con un calo di circa quattro punto rispetto alla tornata precedente ma conquistando, in base alla legge elettorale, ampiamente, la maggioranza assoluta dei 450 seggi in palio. È un risultato che dimostra, al di là delle accuse di brogli, che anche in questa occasione, gli oppositori gli hanno rivolto, che il nuovo “zar” mantiene saldamente il controllo e il timone della politica e ottiene anche i numeri in Parlamento per eventuali modifiche costituzionali. Russia Unita infatti , per la norma che sancisce che i partiti che non riescono a superare la soglia di sbarramento del 5% fanno confluire i loro voti su quelli maggiori, fa eleggere circa 315 deputati e, in pratica, ha la possibilità di imporre le sue scelte all’interno della Duma senza ricorrere a nessun aiuto. Ma leggendo bene i risultati qualche novità si è riscontrata nel voto del weekend. Quella più rilevante è stata il successo del partito comunista. I comunisti di Gennadij Zjuganov sono passati dal 13,6 al 19,7 % raccogliendo da una parte il malcontento per una situazione economica non positiva e che presenta ancora parecchie sacche di povertà ma anche giovandosi dell’appello dei sostenitori di Alexey Navalny in carcere, di votare i candidati più in grado di sconfiggere quelli di Russia Unita, a qualunque partito appartenessero. Più lontani come percentuale si sono piazzati altri due partiti, i liberali democratici e Solo Russia ambedue con il 7,5%. Una sorpresa si può anche definire l’ingresso in Parlamento di Nuovo Popolo, un movimento nato un po’ contro la partitocrazia che è riuscito a raccogliere il 5,4%. Gli analisti russi affermano che il risultato inatteso di questo partito sia dovuto anche ai simpatizzanti liberali di Navalny che contraddicendo la consegna di votare per i candidati anti Russia Unita dei partiti più forti, non se la siano sentiti di barrare il simbolo della falce e martello. Dopo il voto sono iniziate subito le contestazioni fatte di violazioni del voto con reperti fotografici che mostrerebbero persone che hanno votato più volte. E anche, soprattutto da parte comunista, per l’allungamento a tre giorni del limite per votare considerato un mezzo di manipolazione, avendo le autorità più tempo per intervenire e aggiustare i risultati. Comunque Vladimir Putin può considerarsi rafforzato da un voto che, anche senza il controllo di osservatori internazionali, lo ha legittimato quale padrone assoluto della immensa federazione russa e rafforzato presso i suoi alleati. Un risultato che il Presidente americano Joe Biden e l’Unione Europea, che mantengono le sanzioni su Mosca, dovranno necessariamente prendere in attenta considerazione anche in relazione alla politica sempre più espansionistica della Cina. Un’equilibrio che dovrà tenere conto di quanto è accaduto recentemente in Siria e Afghanistan con il disimpegno degli Stati Uniti che ha aperto nuovi spazi e ha provocato nuove richieste di democrazia e di libertà da parte dei popoli interessati. La giornata di lunedì, in cui sono stati resi noti i risultati, è stata funestata dalla notizia della sparatoria all’Università di Perm, nella Russia orientale, dove un diciottenne ha ucciso sei persone e ne ha ferite venticinque, che ha suscitato grande impressione in tutto il Paese.

Alessandro Perelli

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