giovedì, 6 Maggio, 2021

Putin vince elezioni locali e Navalny vuole tornare in patria

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Russia Unita, il partito di Putin, ha vinto nettamente le elezioni locali.
Sono stati chiamati alle urne, in tre giorni, circa 35 milioni di cittadini russi, quasi un terzo del corpo elettorale.
La consultazione ha riguardato undici regioni per il rinnovo delle assemblee legislative, diciotto per la scelta del governatore, quattro (la Repubblica del Tatarstan, Kursk, Penza e Yaroslavl) per eleggere i deputati alla Duma di Stato.
Si è trattato di una prova elettorale molto importante per il Cremlino, ad un anno dalle elezioni legislative e in un momento di profonda crisi economica e sanitaria.
Proprio la gestione dell’epidemia da coronavirus e la disoccupazione in costante aumento sono i temi maggiormente sentiti dai cittadini della Federazione.
In questo quadro, già di per sé problematico, s’inserisce l’inquietante vicenda dell’avvelenamento di Alexey Navalny, il principale leader dell’opposizione.
Poche settimane fa il blogger anticorruzione, mentre si trovava in Siberia per sostenere i candidati democratici, è stato avvelenato e dopo diversi giorni, in un clima di grande tensione, è stato trasportato in Germania, dove è attualmente ricoverato.
Nelle ultime ore le sue condizioni sono decisamente migliorate, respira autonomamente ed è tornato a comunicare, con un messaggio sui social nel quale appare vispo, presente e accompagnato dall’affetto della sua famiglia.
Inoltre, la portavoce di Navalny, Kira Yarmish ha scritto su Twitter: “Tutta la mattina i giornalisti mi hanno scritto chiedendomi, è vero che Aleksey ha intenzione di tornare in Russia? Ancora una volta posso confermare a tutti: non sono mai state prese in considerazione altre opzioni. Mi lascia perplesso il motivo per cui qualcuno dovrebbe pensarla diversamente”.
In questo modo, la portavoce conferma la volontà di Navalny di voler far rientro in Russia non appena si ristabilirà completamente, per continuare la battaglia per la democrazia e la libertà nel suo paese.
Navanly con il partito Russia del Futuro e i movimenti alleati (Jabloko, RPR-Parnas e Partito Libertariano di Russia) hanno provato a mettere i bastoni tra le ruote al partito di governo escogitando la tattica del “voto intelligente”, con il dichiarato obiettivo di privare Russia Unita del maggior numero di seggi, sostenendo i candidati dell’opposizione che nei diversi collegi presentano maggiori possibilità di vincere.
Tuttavia, con l’avanzare dello spoglio (e senza grandi sorprese considerando gli arresti e i ritiri dalla competizione dei principali esponenti dell’opposizione) la tattica elettorale del “voto intelligente” non ha registrato particolare fortuna: le elezioni hanno garantito un rafforzamento di Russia Unita che si è affermata in tutte le Regioni, ottenendo quasi dovunque la maggioranza nei consigli locali.
Russia Unita avrebbe vinto anche nelle regioni di Irkutsk e Novosibirsk, due feudi dei comunisti, la principale forza di “opposizione compiacente”.
Ben tre ore prima della chiusura dei seggi, Alexey Turchak, segretario del consiglio generale di Russia Unita, ha espresso la propria soddisfazione: “Il partito ha riportato una vittoria schiacciante e vorrei esprimere la mia gratitudine ai nostri elettori per il loro supporto. Tutti i candidati governatori del partito sono nettamente in testa già al primo turno. Russia Unita ha registrato la maggioranza dei seggi in tutti i parlamenti locali in cui si è votato”.
Ciò nonostante, l’opposizione democratica ha ottenuto due successi simbolici che possono dare stimolo ed entusiasmo nel proseguire la mobilitazione in vista del voto legislativo del prossimo anno.
Le due “città ribelli” sono Novosibirsk, terza città di Russia nonchè il luogo dove è avvenuto l’avvelenamento di Navalnj e la città di Tomsk.
Entrambe le località si trovano nella regione della Siberia, dunque lontani dalle grandi metropoli come Mosca e San Pietroburgo, dove l’opposizione è più radicata.
In queste città lontane dal potere centrale si è ben applicato il voto intelligente, creando la coalizione Novosibirsk 2020, che ha contribuito a superare le divisioni che indeboliscono il variegato fronte di opposizione allo strabordante potere di Putin.
Come afferma Sergei Boyko, membro di “Novosibirsk 2020”: “È l’occasione per mostrare a tutta la Russia che è possibile che le forze democratiche e di opposizione unite possano sconfiggere Russia Unita alle elezioni. È l’occasione per provare che tutto ciò funziona”.
Nelle elezioni parlamentari al Consiglio dei deputati di Novosibirsk, la Duma cittadina, secondo i risultati pubblicati dalla Commissione Centrale Elettorale, ha prevalso «Novosibirsk 2020» con il 34,6% dei voti e tredici seggi ottenuti, a seguire Russia Unita e il Partito Comunista della Federazione Russa, che, nonostante le consistenti perdite in termini di consenso, riescono a conservare la maggioranza parlamentare.
Alle elezioni parlamentari di Tomsk, Russia Unita rimane il primo partito con il 24,8% e conserva la maggioranza degli scranni, ma i candidati indipendenti di Russia del Futuro ottengono dieci seggi rappresentando la maggior opposizione nella Duma locale, un ruolo politico che può dare maggiore visibilità agli esponenti democratici.
I positivi risultati ottenuti in Siberia derivano dalla mobilitazione nelle scorse settimane, di decine di migliaia di persone che hanno manifestato nella città orientale di Khabarovsk contro l’arresto del governatore della Regione.
Difatti, agli inizi di luglio, il governatore Sergei Furgal è stato arrestato, portato a Mosca con l’accusa di essere coinvolto in diversi omicidi, accuse che per i manifestanti sono motivate da ragioni esclusivamente politiche.
Lo scorso agosto, decine di migliaia di persone si sono radunate anche a Mosca in una delle più grandi proteste politiche della città degli ultimi anni per denunciare l’esclusione dei candidati dell’opposizione dal voto del consiglio municipale.
Questi significativi segnali di resistenza, non scalfiscono il potere di Putin che continua a godere di un ampio sostegno popolare.
Ma non è tutto oro quel che luccica: la stagnazione economica accelerata dal crollo del prezzo del petrolio e la repressione delle forze dell’ordine aumentano i casi di manifestazioni e proteste popolari che dalle grandi città può soffiare anche nella Russia più profonda e remota. Tutto questo può rappresentare un grande problema per il potere costituito.

 

Paolo D’Aleo

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