lunedì, 10 Maggio, 2021

Russia, restano le distanze dopo la visita di Borrell

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La visita dell’Ue programmata da tempo in Russia è avvenuta in un momento di particolari tensioni che non favoriscono la ripresa di rapporti di collaborazione.
L’alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Josep Borrell, in occasione della sua visita a Mosca, ieri ha detto a Interfax: “Le nostre relazioni si sono deteriorate negli ultimi dieci anni, soprattutto dopo l’annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli da parte della Russia nel 2014, e sono state segnate da una mancanza di fiducia. Oggi, fondamentalmente, ci vediamo come rivali e concorrenti e non come partner. Tuttavia, i nostri canali di comunicazione sono rimasti e devono rimanere aperti. Ma non sempre sono stati utilizzati a sufficienza”.
La visita è avvenuta pochi giorni dopo la condanna a tre anni e mezzo di carcere dell’oppositore russo Alexei Navalny. Per mettere le cose in chiaro, il Cremlino ha fatto sapere: “Il futuro delle relazioni diplomatiche tra Russia e Unione europea non può dipendere da Navalny”.
Secondo Andrei Kortunov, direttore generale del Consiglio russo per gli affari internazionali: “La Russia non ha nessuna intenzione di fare concessioni a Bruxelles, in generale le aspettative di Mosca verso i paesi occidentali sono ai minimi, minacciare nuove sanzioni non farà alcuna differenza”.
La visita di Borrell a Mosca ha causato non pochi malumori a Bruxelles, il tempismo innanzitutto, ma anche per la pretesa, da parte dell’Alto commissario, di usare il dialogo come merce di scambio o pre-condizione per normalizzare i rapporti commerciali con Mosca. Una cosa impossibile a parere di molti diplomatici navigati. Questa, comunque, non è certo la prima volta che Borrell viene criticato per mancanza di polso in politica estera.
Le divisioni all’interno del blocco sulla questione russa si sono evidenziate durante l’ultimo Consiglio dei ministri degli Affari Esteri europei in cui gli Stati baltici insieme a Polonia e Romania avevano chiesto a Borrell di posticipare il suo viaggio a Mosca e suggerito all’Ue di imporre più sanzioni. Su posizioni diverse invece Germania, Francia, Paesi Bassi e Italia, più propense a lasciare i canali diplomatici aperti.
L’ex ministro degli Esteri estone, Urmas Paet, ora eurodeputato del gruppo Renew (centro), ha commentato: “Per normalizzare i rapporti tra Unione europea e Russia, Mosca dovrebbe fare i primi passi in avanti, risolvendo alcune questioni aperte, molto importanti, come l’arresto dell’oppositore politico Navalny e dei suoi sostenitori. C’è poi la questione dell’annessione della Crimea, e il conflitto nell’Ucraina orientale ancora in corso. Ma ovviamente l’alto rappresentante Borrell deve mantenere ferme le posizioni dell’Unione europea: “Le violazioni del diritto internazionale da parte della Russia sono inaccettabili”.
Le questioni aperte con la Russia, incluso il potenziamento delle sanzioni, torneranno in agenda al prossimo Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione europea.
In concomitanza di questa occasione, da una analisi Coldiretti è emerso quanto segue: “Le esportazioni agroalimentari Made in Italy in Russia hanno perso oltre 1,3 miliardi negli ultimi sei anni e mezzo a causa dell’embargo deciso da Putin che tuttora colpisce una importante lista di prodotti europei con il divieto all’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, come ritorsione alle sanzioni dell’Unione europea”.
La Coldiretti ha spiegato: “L’agroalimentare è l’unico settore tuttora colpito direttamente dall’embargo deciso dalla Russia con decreto n. 778 del 7 agosto 2014 e più volte rinnovato che ha portato al completo azzeramento delle esportazioni in Russia dei prodotti presenti nella lista nera, dal parmigiano reggiano al grana padano, dal prosciutto di Parma a quello San Daniele, ma anche frutta e verdura. Un danno cui si aggiunge la beffa della diffusione sul mercato di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy realizzati in Russia, ma che riguarda anche la ristorazione italiana in Russia che, dopo una rapida esplosione, rischia di essere frenata per la mancanza degli ingredienti principali. Un costo insostenibile per l’Italia che deve affrontare le difficoltà provocate dall’emergenza coronavirus. Importante che si riprenda la via del dialogo perché il settore agroalimentare non può essere usato merce di scambio nelle trattative internazionali”. In realtà, la segnalazione della Coldiretti non è un problema in più per la diplomazia europea nelle relazioni tra Ue e Russia. Inoltre, l’Ue sta rafforzando i rapporti con gli Usa dopo l’avvio della politica estera dell’amministrazione Biden. Dunque, tenuto conto di tutto ciò, la Coldiretti dovrebbe cercare altri sbocchi commerciali per esportare i prodotti agroalimentari italiani (Stati Uniti e Cina in primis), recuperando la perdita di esportazione in Russia.

 

Salvatore Rondello

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