martedì, 19 Ottobre, 2021

Russia. Vince Putin e avanza la protesta

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Russia Unita, il partito di Putin, vincerebbe le elezioni legislative con circa il 46% dei voti favorevoli, secondo i risultati degli exit poll. Al secondo posto si piazzerebbe il Partito Comunista, con il 21%. A seguire il Partito Liberal-Democratico e infine Russia Giusta.
Più che l’indubbio risultato finale di una vittoria di Putin, sono le sfumature che fanno riflettere nella Russia di oggi. Perché, un conto è se il Partito di Putin conferma la maggioranza assoluta, altro discorso è se non conquista i due terzi dei 450 deputati della Duma, la camera bassa del Parlamento. Sarà interessante vedere chi nei collegi uninominali riuscirà a spuntarla, se tra loro ci saranno nomi ‘scomodi’ o figure innocue. È qui che si vedrà se il voto intelligente di Alexei Navalny ha avuto un impatto. Dal carcere, l’oppositore di Putin ha sollecitato i russi: “Andate a votare, non siate pigri”. Il timore, però, è che la pigrizia conti poco. In tutto il Paese si sono moltiplicate le denunce di brogli, con tanto di video online in cui si vedono tutti i trucchi usati per infarcire le urne di voti (per Russia Unita).
Per le autorità sono falsità e la Commissione Elettorale Centrale ha minimizzato confermando 12 irregolarità in otto regioni. Invece, l’ong Golos, che monitora il corretto svolgimento delle elezioni, ha segnalato migliaia d’infrazioni. Così, Golos è stata bollata come agente ‘straniero’ e accusata di voler screditare le elezioni.
Chi va a votare, non a caso, è pessimista. Alexei, 28 anni, fa l’autista, ha votato contro Russia Unita senza precisare, ma ha detto sfiduciato: “Non cambierà nulla. La maggior parte delle persone che conosco è stata costretta a votare dai loro datori di lavoro”. Ivan che lavora invece in un negozio ed ha 40 anni, non dice nulla per chi ha votato, ma se gli chiedi qual è il principale problema del Paese risponde: “Russia Unita”. Oleg, 37enne impiegato nella logistica, ha scelto invece i Verdi aggiungendo: “Un voto neutrale”.
Il grande assente sembra essere proprio lo ‘Smart Vote’ di Navalny, contro il quale il Cremlino ha dispiegato tutta la sua potenza di fuoco. Oleg ha confidato: “Conosco lui ma di questa cosa non ho sentito parlare”. Tutti, più o meno, dicono così, forse per tutelarsi.
Tira una brutta aria in Russia. I poliziotti ai seggi non amano che i giornalisti facciano domande. Chiedono fantomatici “permessi” che ufficialmente non servono, e le persone se la danno a gambe. A Mosca sono scattati i fermi contro chi si è azzardato a scendere in piazza con anche solo un cartello in mano (è successo a piazza Pushkin). Forse spiega perché il voto online, nelle regioni dove è stato ammesso, ha spopolato. A Mosca oltre 2 milioni di persone si sono registrate e lì l’affluenza ha superato il 96% (quella generale nazionale è invece intorno al 45%). Ma resta il dubbio della regolarità.
I critici di Putin sostengono che il voto digitale sia solo un mezzo in più per poter ‘taroccare’ il risultato. Yulia Navalnaya, la moglie di Alexei, è andata a votare di persona e, su Instagram, ha incoraggiato i suoi compatrioti a fare altrettanto scrivendo: “Ogni scheda conta, non credete a chi vi dice che non serve a niente… serve, invece. E votate saggiamente”.
Ecco, se lo ‘Smart Vote’ avrà avuto un impatto o meno si capirà meglio nei prossimi giorni: circa il 69% delle indicazioni di Navalny sono a vantaggio del Partito Comunista. Il suo leader, Gennady Zyganov, è arrivato a dire che il voto più intelligente è per il suo partito. Di certo c’è che sull’operazione si è abbattuta la censura digitale di Big Tech, che alla fine ha capitolato alle pressioni e ha rimosso app e link pubblicati da Navalny. Google, Apple, persino la libertaria Telegram hanno piegato il capo, solo Twitter sembra aver resistito.
Dai risultati preliminari delle elezioni legislative in Russia, il partito del presidente Vladimir Putin sarebbe in testa, ma in deciso calo rispetto ai risultati del 2016, mentre il Partito Comunista ha quasi raddoppiato i voti rispetto alle scorse consultazioni. Secondo le proiezioni, Russia Unita, appare destinata ad aggiudicarsi 290 dei 450 seggi della Duma.  Se così fosse, Putin avrebbe quindi la maggioranza assoluta ma avrebbe perso diversi seggi rispetto ai 336 che controlla ora, una maggioranza di due terzi che gli ha consentito di modificare la Costituzione da solo.
I seggi della Duma vengono assegnati per metà con il sistema proporzionale e per metà con il sistema uninominale. Russia Unita è data al 41,6% nel voto proporzionale e avrebbe vinto 148 seggi uninominali sui 225 in palio, secondo le attuali proiezioni.
Dai dati provvisori e dagli exit poll, il Partito Comunista appare destinato a mantenersi sopra il 24%. I comunisti hanno saputo attrarre il voto di protesta grazie a un ricambio generazionale dei quadri e la campagna per il voto intelligente promossa dalla rete del dissidente Alexei Navalny aveva spesso suggerito di votare per il candidato comunista in quanto era quello che aveva più chance di battere il candidato di Russia Unita nei collegi uninominali. I nuovi dati parziali danno il Partito Comunista della Federazione Russa al 24,4%, i Liberal-Democratici (estrema destra) al 9,3% e Russia Giusta (sinistra) al 6,86%.
Nuovo Popolo, partito moderato di nuova formazione che ha attratto parte del voto di protesta, sale al 7,59% e appare quindi destinato a diventare il quinto partito rappresentato alla Duma, dove la soglia di sbarramento è al 5%. È un partito di centrodestra che ha avuto il sostegno dei simpatizzanti di Alexei Navalny.
Affluenza ai minimi storici, 45%. Nel 2016 era stata del 47%, già allora il livello più basso di sempre. Quindi, da diversi anni la maggioranza dei russi non va a votare.
La funzione dell’app di Navalny, arrivata in concomitanza delle elezioni parlamentari, è stata quella di segnalare ai sostenitori il candidato che, in ogni collegio, ha maggiori possibilità di battere Russia Unita, il partito del presidente Putin.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato: “Questa app è illegale nel nostro Paese, entrambe le piattaforme hanno ricevuto una notifica e di conseguenza hanno preso questa decisione in conformita’ con la legge”.
La Russia aveva accusato Google e Apple di interferenze elettorali, chiedendo di rimuovere l’app, Smart Voting, dai loro store.
Leonid Volkov, alleato di Navalny in esilio, ha denunciato: “Le aziende hanno ceduto al ricatto del Cremlino. Abbiamo l’intero stato russo contro di noi e persino le grandi aziende tecnologiche”.
Kira Yarmysh, portavoce di uno dei principali oppositori di Putin, su Twitter ha scritto: “La decisione di rimuovere l’app di Navalny da Google Play e dall’App Store è una grande delusione, un atto di censura politica”.
All’inizio di agosto, il ministero della Giustizia russo ha inserito nel registro delle organizzazioni vietate tre organizzazioni fondate da Navalny: la Fondazione Anti Corruzione, la Fondazione per la Protezione dei Diritti dei Cittadini e la rete degli uffici regionali, già chiusi nei mesi precedenti per evitare ripercussioni legali ai loro dipendenti. Gli enti erano già stati inseriti nell’elenco degli “agenti stranieri” e delle “organizzazioni estremiste”.
Prima del voto in Russia c’è stato un giro di vite del Cremlino sull’opposizione, culminato nell’arresto dell’oppositore più noto di Putin, Alexej Navalny, in carcere da gennaio dopo essere scampato ad un tentativo di avvelenamento con un agente nervino.
Tutte le organizzazioni vicine a Navalny sono state bollate come estremiste, i suoi collaboratori e alleati arrestati o costretto a fuggire dal Paese, e a chiunque sia associato a Navalny è stato proibito di partecipare alle elezioni.

Il voto “tattico” incoraggiato da Navalny potrebbe aver influito nell’indebolimento del partito di Putin.
Però, bisognerà vedere se il Partito Comunista di Zyganov farà opposizione a Putin o se finirà per allearsi.
Di certo, la fiducia dei Russi a Vladimir Putin è diminuita, anche se continuerà ad avere la maggioranza assoluta in Parlamento.

Salvatore Rondello

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