martedì, 19 Ottobre, 2021

Germania, Scholz resuscita la Spd

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Chi dava per morta la Spd è stato smentito. È risorto il più antico partito tedesco fondato a Lipsia nel lontano 1863. È un po’ ammaccato, ma vivo e vitale. È un buon auspicio per i partiti socialisti e progressisti europei ridotti a ruoli marginali o addirittura cancellati.
I socialdemocratici tedeschi hanno vinto le elezioni politiche del 26 settembre con il 25,7% dei voti, hanno battuto l’Unione Cdu-Csu (Cristiano democratici-Cristiano sociali), il partito di Angela Merkel crollato ad appena il 24,1%.
È una sorpresa. La Spd era un partito in coma: nelle elezioni politiche del 2017 era sprofondato al 21% dei voti e all’inizio dell’estate i sondaggi la davano appena al 15% mentre alla Cdu-Csu era accreditato circa il 35%. È una sorpresa anche il protagonismo dei partiti storici della Germania: Spd, Cdu-Csu, liberali della Fdp (11,5% dei voti), Verdi (14,8%). L’onda dell’estrema destra populista Afd si è fermata al 10,2%, la sinistra radicale Link ha raccolto il 4,9%. Nella Repubblica federale tedesca i partiti storici ancora esistono mentre in altri paesi europei, come l’Italia, sono stati annientati da decenni.
L’artefice del miracolo della socialdemocrazia tedesca si chiama Olaf Scholz, 63 anni, avvocato, intellettuale, già sostenitore di Gerhard Schroeder, l’ex cancelliere socialdemocratico delle riforme economiche impopolari. È un “figlio del partito”: ha aderito agli Jusos, i giovani socialdemocratici, a 17 anni; ha sposato Britta Ernst, ragazza conosciuta militando nella Spd; è stato borgomastro di Amburgo, ministro del Lavoro nel primo governo di grande coalizione con Angela Merkel, ministro delle Finanze e vice cancelliere nell’attuale esecutivo tra Cdu-Csu e Spd.
Pragmatico, meticoloso, è un cultore della coesione sociale e della stabilità politica. A chi, qualche mese fa, gli rimproverava la mancanza di slanci emotivi e di carisma, replicava: «Mi candido a cancelliere, non a direttore del circo». Adesso si candida a diventare cancelliere di un governo di coalizione con i liberali della Fdp e i Verdi. Vuole «un buon governo» che porti la Repubblica federale tedesca «verso il futuro». Sarebbe un esecutivo cosiddetto “Semaforo” dal colore giallo dei liberali, verde degli ambientalisti e rosso della Spd.
Coesione sociale e stabilità politica sono le sue carte vincenti, analoghe a quelle giocate in passato da Angela Merkel. Su questa linea ha sconfitto Armin Laschet, candidato della Cdu-Csu e delfino della Merkel, e la lanciatissima candidata Verde Annalena Baerbock. Olaf Scholz ha conquistato il cuore dei lavoratori e del ceto medio quando da ministro delle Finanze ha voluto oltre 300 miliardi di euro in deficit per sostenere l’occupazione e l’economia tedesca devastata dal Coronavirus (con la Merkel l’anno scorso ruppe il tabù del debito pubblico comune europeo). Guarda alla realtà del mercato del lavoro, scosso da una difficile transizione guidata dalle nuove tecnologie. In un saggio ha difeso i lavoratori meno qualificati prendendo le distanze dalle tesi dei progressisti privilegiati meritocratici: «Chiunque non ha una laurea o un lavoro nelle industrie creative è considerato un perdente». Per il futuro ha promesso l’aumento del salario minimo da 9,60 a 12 euro l’ora e la crescita delle tasse per i redditi più alti: «Con il mio stipendio da deputato anche io dovrei pagare più tasse».
Con questa strategia centrista Scholz ha perso nel 2019 la corsa alla presidenza della Spd (vinta da esponenti della sinistra del partito) ma ora ha vinto le elezioni. Con questa strategia centrista il socialdemocratico Scholz di fatto è diventato il vero erede politico della democristiana Merkel, che esce di scena dopo ben 16 anni ininterrotti da cancelliera della Germania.
A Scholz sembra riuscire l’obiettivo del “governo Semaforo” per realizzare «la modernizzazione industriale della Germania» (tema caro al liberale Christian Lindner) e per accelerare «la lotta al cambiamento climatico» (questione centrale per l’ambientalista Annalena Baerbock). C’è il via libera alle “trattative a tre” per dare vita al nuovo esecutivo. Certo è complicato un accordo tra partiti con programmi ed identità diverse. Dovrà trovare un punto d’incontro, non sarà facile. Sul piano sociale ed economico le scelte sembrano abbastanza definite, sulla politica internazionale c’è ancora molta nebbia. La Germania è una potenza centrale dell’Unione europea strattonata tra Stati Uniti, Cina e Russia.

 

Rodolfo Ruocco

(Sfogliaroma)

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