domenica, 1 Agosto, 2021

Schulz: l’ultima occasione per il progetto europeo

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Pes-EuropaNel maggio 2014, si dovrà votare per il rinnovo del Parlamento europeo; per gli italiani sarà un’occasione per dimostrare all’Europa la fedeltà del loro Paese, cui competerà l’anno prossimo la presidenza del Consiglio dei ministri dell’Unione, agli ideali dell’Europa unita; sarà un’occasione per rilanciare la critica alla cosiddetta trojka (Bce, Commissione, Fmi) d’essersi prevalentemente identificata nella difesa di politiche economiche che hanno procurato non pochi disagi alle popolazioni dei Paesi della UE. I partiti dovranno rimuovere dalla loro propaganda le “menzogne” che da tempo vanno propalando sulla possibilità di “piegare” Angela Merkel a più miti pretese nei confronti dei Paesi economicamente più deboli.

Di questo parere è Martin Schulz. Questi è un politico di lunga carriera; dal 2012 è presidente dell’Europarlamento e con la fine dell’attuale legislatura all’esponente socialdemocratico tedesco si profila una possibile candidatura alla presidenza della Commissione, soprattutto nel caso in cui il Partito socialista europeo raggiungesse la maggioranza nell’Assemblea di Strasburgo.

L’occasione per l’Italia sembra dunque propizia per denunciare il fatto, come Barbara Spinelli va sostenendo da tempo, che la politica dei Paesi che subiscono il diktat della troika non fanno altro che diffondere delle “menzogne”; la maggior parte dei partiti e dei governi di tali Paesi non sono in grado di influenzare le politiche ordoliberaliste della Germania con gli argomenti di natura economica che vengono di continuo proposti da operatori politici che hanno perso ogni capacità di critica di ciò che sono costretti a subire. Per rovesciare questa tendenza bisogna, come afferma la Spinelli, porre fine al “sonno della politica”, cessando di pretendere di curare la crisi con la continua introduzione di regole, per iniziare a proporre, in loro vece, idee innovative all’altezza che gravi problemi politici che pesano indistintamente sull’Europa e sul mondo.

Martin Schultz, su “la Repubblica” dell’11 ottobre scorso, denuncia il fatto che i limiti dell’azione dei partiti e dei governi euroscettici faccia correre il rischio al progetto europeo di essere seriamente compromesso. La denuncia di Schultz è tanto più grave se si pensa che tutti coloro che “si nutrono di euroscetticismo”, pur non mancando di argomenti politicamente validi per criticare e rifiutare l’Unione Europea così come sinora è stata realizzata e governata, non dispongono di una prospettiva politica per affrontare i complessi problemi del mondo attuale, quali la crescente interdipendenza tra i Paesi europei e tra questi e il resto del mondo, i problemi ecologici, il terrorismo e, quel che più conta, il controllo dei mercati finanziari e delle grandi situazioni di disagio connesse ai grandi fenomeni di trasmigrazione dei popoli.

Chi crede realmente nel progetto europeo deve contrastare gli euroscettici, con argomenti che non siano più di natura strettamente economica, ma vadano ben al di là di questi, ponendo il problema di quale Europa si vuole realizzare; non ha più senso insistere su un “pensiero unico” che continua a proporre la necessità di deregolamentare i mercati, di attuare una lotta di facciata contro l’evasione fiscale e di sostenere il potenziamento e la difesa delle frontiere, invece di creare meccanismi per l’accoglimento di chi rischia la vita per sottrarsi alle condizioni esistenziali umanamente insostenibili nel suo Paese d’origine.

L’anno prossimo, l’Europa ha la possibilità con l’auspicabile successo dei partiti socialisti di sottrarre la politica dal sonno nel quale da tempo langue; a tal fine, sarebbe necessario sin d’ora un maggiore impegno dei partiti che affermano di volere l’Europa, per contribuire a dare un “orientamento politico” al lavoro ed all’azione delle istituzioni europee e per sottrarre la Commissione al suo attuale allineamento con gli altri due componenti della troika conservatrice.

Per il cambiamento dei comportamenti delle istituzioni europee sonora prevalsi sarebbe utile, in particolare, porre termine ad una delle “querelle” che gli euroscettici tendono ad utilizzare contro i “diversi”; ciò che occorrerebbe “assopire” nel dibattito politico è la sovrastimata importanza attribuita alla necessità del riconoscimento delle radici giudaico-cristiane dell’Europa. Senza disconoscere l’importanza di tali radici, occorrerebbe convincersi, anche alla luce dell’impegno di papa Francesco, che un loro esplicito riconoscimento avrebbe una valenza esclusivista, per cui, come afferma Schultz, la loro menzione nei Trattati europei avrebbe un carattere di chiusura nei confronti dei “diversi”, mentre l’Europa, se vuole affrontare le sfide di domani, deve essere tollerante, inclusiva e guardare al futuro.

Gianfranco Sabattini

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