domenica, 5 Dicembre, 2021

Scomparso Charlie Watts, una vita nei Rolling Stones

0

Era il 5 agosto scorso e sulla pagina Facebook ufficiale dei Rolling Stones un post chiedeva ai fans di unirsi alla band nell’augurare a Charlie una pronta guarigione. Era in programma il tour 2021 della storica band inglese; ma qualche giorno più tardi lo stesso Charlie Watts aveva dovuto annunciare che non avrebbe preso parte ai concerti. La situazione era critica e venti giorni più tardi è precipitata. Aveva 80 anni e si è spento ieri in un ospedale di Londra circondato dall’affetto della sua famiglia. “Per una volta, sono fuori tempo – ha detto – Sto lavorando duramente per essere completamente in forma, ma ora devo accettare, su consiglio degli esperti, che ci vorrà del tempo. Dopo tutte le delusioni che hanno avuto i fan dei Rolling Stones a causa del Covid, non voglio che debbano pure accettare un ulteriore rinvio. Ho quindi chiesto al mio grande amico Steve Jordan di sostituirmi”. Questa l’ultima dichiarazione del batterista, che dal 1963 sedeva dietro i tamburi di una delle band più longeve della storia del rock.

Charlie Watts non ha mai incarnato lo spirito del batterista rock. A differenza dei suoi sodali – belli e dannati – lui è stato sempre quello dallo stile sobrio e riservato. Ma il suo drumming ha fatto storia. E’ stato il motore di una rock and roll band che ha preso il blues e lo ha trasformato in energia. Senza mai essere pirotecnico, sguaiato, tracotante, invadente, ha mutuato il suo stile da quel jazz che ha amato tanto. “La gente pensa che gli Stones siano Mick e Keith. Non sarebbe per niente vero se non ci fosse Charlie alla batteria. Alla fine, i Rolling Stones sono Charlie Watts” diceva Keith Richards nel ‘79. E così è stato. Tocco delicato, un vero e proprio gentleman del drumming moderno. Elegante a tal punto che Vanity Fair lo inserì nella International Best Dressed List Hall of Fame. Il jazz era la sua passione. Studia e approfondisce la lezione di quei batteristi che siedono dietro le incisioni di gente come Miles Davis, Dexter Gordon e Charlie Parker. Da Philly Joe Jones a Kenny Clarke a Max Roach passando per Jimmy Cobb e Tony Williams. Eccola la sua scuola, quella che ha portato il sound della band inglese sul tetto del mondo. Un rivoluzionario silenzioso, attento alle dinamiche, sempre in perfetto dialogo con il resto della band. Tanto distante da quella frontline riservata a Mick e Keith che “se fossi stato io il leader degli Stones, non saremmo andati da nessuna parte. Dopo trent’anni saremmo ancora in cerca di un amplificatore”.

Papà camionista, Watts era nato a Londra il 2 giugno 1941. La batteria arriva a 14 anni e gli Stones il 12 gennaio 1963, quando prenderà il posto di Mick Avory. Con Watts alla batteria, cinque mesi dopo, i Rolling Stones pubblicano il loro primo singolo: la cover di “Come On” di Chuck Berry e un anno dopo, il gruppo piazza “It’s All Over Now” in testa alla classifica del Regno Unito. Due anni più tardi, nel maggio 1965 “(I Can’t Get No) Satisfaction” arriva al primo posto negli Stati Uniti. Non era di certo un bullo, ma uno che sapeva farsi rispettare. Si narra che una volta, durante un party notturno in un hotel, Mick Jagger gli telefonò in stanza dicendo: “Dove è il mio batterista”. Lui si alzò dal letto, si fece una doccia, si rasò il viso, indossò l’abito con la cravatta, scese al piano di sotto, bussò alla porta dove era in corso il party, cercò Mick Jagger tra la folla e gli sferrò un cazzotto in pieno viso, dicendo: “Non chiamarmi mai più “il mio batterista”. Sei tu il mio cantante!”.

Nel giugno 2004 gli fu diagnosticato un cancro alla gola. Una battaglia che aveva vinto e che lo aveva riportato dietro a quei tamburi che sono stati il suo lavoro (“Amo questa band, ma non vuol dire che sia tutta mia vita”). Quando non si esibiva, si occupava con la moglie Shirley di un allevamento di cavalli arabi.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply