mercoledì, 16 Giugno, 2021

Scritture e visioni – Testi inediti di autori contemporanei

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Sono particolarmente felice di ospitare Tiziana Cera Rosco, prima presenza al femminile di questa rubrica di testi inediti. La prima di una lunga serie visto che tra qualche settimana vi sarà un’altra poeta che stimo e a seguire una delle narratrici più incisive di questi ultimi anni.
Nella sua essenziale biografia, si definisce poetessa e artista che è come dire la stessa medesima cosa, perché Cera Rosco nel suo essere performer, creatrice e fautrice dell’atto che si pone e autodetermina nella coincidenza dello spazio-tempo, nella loro concentrazione in un punto che è il corpo stesso, è in primis- e interamente- poeta.
Se si naviga nel sito dell’artista ci si imbatte subito in una dichiarazione di poetica luminosa e definitiva:

“Nell’opera di Tiziana Cera Rosco, la fotografia – il selfportrait -,  è l’atto solitario di un corpo che esprime una voce, un corpo lirico, la cui l’immagine si forma nella concentrazione dell’azione performativa.
Dalla macchina fotografica al momento dello scatto (non c’è telecomando, o schermo in cui controllare quello che verrà fotografato perché l’immagine raggiunge la sua offerta nel momento in cui nessuno la guarda), c’è un tempo minimo in cui compiere e mantenere il gesto fino all’attimo prima in cui si rompe. Il rapporto col tempo minimo è quello che permette all’artista la concentrazione immediata da cui nasce la presenza.”

Non credo che si debba aggiungere altro a quanto espresso dall’autrice, ma mi preme ringraziarla per averci voluto offrire il componimento che leggerete. Un testo che ho ascoltato dalla voce di Cera Rosco, prima ancora di affrontarlo su pagina. Un testo che obbliga a fermarci, a lasciarci devastare e a reagire, a testimoniare la nostra precarietà e inadeguatezza e soprattutto a non stornare lo sguardo dal male per poter ancora usare il linguaggio ed essere umani. Questa poesia di Tiziana ci obbliga prima al silenzio e al rispetto e poi all’azione conseguente per poter “ritornare ad un linguaggio prima del danno”, forse.

Un testo necessario, urgente, oggi.

 

Andrea Breda Minello

 

Tiziana Cera Rosco (1973) è poetessa e artista italiana.
Cresciuta tra il Parco Nazionale d’Abruzzo e le Sacre Scritture, è arrivata all’immagine e alla scultura attraverso la parola poetica.
Il suo ultimo libro è Corpo Finale (pordenonelegge/lietocolle 2019).

www.tizianacerarosco.com

 

Lettera dopo lettera

Il dolore prese una destinazione molto alta
Così che fu difficile riconoscerlo tra i martiri
La vertigine tremava in zone desolate
Rese crudeli dalle confessioni di abusi carnali in assenza di corpo
Come un Battista che trasuda sangue sul muro di un Hangar
E un grido sgraziato che accompagnava le ombre sulle strade
Così crudi di infanzia quel grido
Annegava nella pioggia
Come tutto ciò che non fu ascoltato quando poteva parlare
Come tutto ciò.
Si rintracciò in seguito un linguaggio deformato
Sintomi in posti sghembi
Un soma rimescolato dalla psiche
Si parlò sterilizzando sempre di più la zona infetta
Che non smetteva di infiammare
La conoscenza delle nostre risorse fredde
Ma non ce ne accorgemmo.
Quartiere dopo quartiere
Il corpo divenne un abbecedario senza scena
E come una parola veniva ricomposta
Le gambe collassavano per strada
Un ictus di deambulazione
Un incendio nel segreto del ghiacciaio.

Ma tu, dimmi, com’era la parola prima di quel danno?
Garantiva i visi?
Aveva una bocca per chiedere aiuto?
O come ora lacerava continuamente un corpo intatto
Cercando una fessura da forzare con tutto il braccio
E gridare il suono osceno del Non Mi Toccare?
Il silenzio avvicinava la bambina a Dio
O al vecchio dal fallo elastico?

Vago nel mio corpo a distanza di anni
Come nella nota sorda di una frontiera
E la luce che mi porto in petto
È un atomo di tempo che si ripete.
Dimmi, com’è la parola in questa luce?
Dice ancora che ci accade quel che possiamo sopportare?
Si può ritornare ad un linguaggio prima del danno
O l’annullamento delle metafore sbrana le mani
Di chi in seguito ti accarezzò come un imene intatto?
È questo il silenzio dentro il grido
Una zona fredda da cui ricevere calore
Lettera dopo lettera la dispersione
Perché nulla alla fine si tocca
Perché nulla alla fine viene toccato.

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