lunedì, 10 Maggio, 2021

Scrive Antonio Musmeci Catania:
Luigi Covatta, prima di tutto un amico

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Luigi Covatta si è spento nella notte del 17 Aprile 2021.

Direttore di Mondoperaio, Onorevole, Sottosegretario, Politico – con la P maiuscola -, esempio, mentore, nonno e prima di tutto un amico.

Ho avuto il privilegio di conoscere Gigi pochi anni fa, la nostra affinità amicale è nata tra le pagine di Mondoperaio, consolidandosi poi all’interno della redazione.
Io volevo scrivere, imparare ed innovare. Lui era disponibile a farsi osservare ed avvicinare. Se cercavi un consiglio era disponibile a raccontare qualche episodio di vita vissuta, da cui era possibile trarre le proprie considerazioni e qualche perla di saggezza.
Io volevo correre, raccontare, rintuzzare la massa dei tesserati. Lui, molto ponderatamente, voleva salvare l’eredità socialista di Mondoperaio e regalare a noi giovani una “Politica” possibile.

Era critico, ma non per vezzo. Le sue parole erano indirizzate a smuovere le coscienze, a far fatti e non parole. Luigi credeva nei giovani, ed è per questo che dava spazio, sostegno e disponibilità ai ragazzi della FGS. Prima dalle colonne di Mondoperaio, in qualità “nipoti” di una politica senza padri, per poi raccontarsi e raccontarci, da nonno 2.0, attraverso i social e lo streaming.

E’ possibile sostenere che Gigi fosse giovane e vecchio allo stesso tempo. Giovane nello sguardo, nel pensiero, nell’azione e nell’attitudine. Vecchio, sarebbe meglio scrivere meno giovane – altrimenti mi avrebbe mandato a quel paese -, perché aveva l’esperienza dell’uomo navigato, cosa che non nascondeva e ne accresceva lo spessore umano.

Non era un uomo di molte parole; amava essere schietto, senza mezzi termini, pratico.
I suoi editoriali erano sempre lucidi e caustici, attenti alla realtà ed al momento presente. Non cercava di immaginare un domani migliore, ma semplicemente di riformare il presente, da cui il seconda sarebbe potuto scaturire.
Quando c’era da parlare alla platea, però, sapeva fare lunghi discorsi, meditati e carichi di pathos. Era impossibile costringerlo nella convenzionalità del tempo d’intervento. Il tempo era suo perché invitato a relazionare, e tanto gli bastava per sviscerare il concetto in esame fino alla fine.

Avevo sentito Gigi ad inizio mese, non stava benissimo – questo lo avevo saputo – ma lui faceva finta di niente; pensava già al prossimo numero di Mondoperaio.
La sua dipartita mi ha fatto molta impressione. Si è fatto da parte in silenzio, da uomo qualunque, da socialista vero, consapevole di aver fatto il proprio lavoro ed il proprio dovere. Come Lui ricordo soltanto Luciano Pellicani, a cui volevamo dedicare un numero di Mondoperaio.

Molti gli hanno rimproverato il vizio impertinente del fumo, ma lui sapeva che sarebbe morto comunque e non avrebbe mai rinunciato alla sua ultima sigaretta. A me piace pensare che Gigi si sia spento avendo portato a termine la Sua ultima “fatica”, da socialista e da politico, ossia la consegna di Mondoperaio alla Biblioteca del Senato, e quindi al Paese, alle istituzioni ed alla memoria collettiva. Alla faccia di “mani pulite” ed a chi ha voluto la fine della prima Repubblica, ma soprattutto un tributo ai tanti amici e militanti che, come lui e più di lui, avevano dato la vita al socialismo euromediterraneo.

In questi giorni a Roma ha piovuto molto, forse “perché il mondo si è fatto più piccolo”- come ha detto Amato -, ma non stento a credere che Gigi abbia dato dei grattacapo anche al Padre Eterno.
A chi lo conosceva mancherà il suo essere caustico, il suo sorriso, il suo sguardo tagliente e scrutatore. A me un amico, un esempio, un mentore. A Mondoperaio tutto.
Alle esequie, e nonostante il distanziamento sociale, eravamo in tanti, ma conoscendolo avrebbe detto:<< avete salutato!? bene. Ora toglietevi dalle palle che devo lavorare>>.

Antonio Musmeci Catania

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