martedì, 15 Giugno, 2021

Scrive Eva Celani:
Lettera aperta al Ministro Azzolina

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Gentile dottoressa Azzolina,

mi rivolgo a Lei non come un cittadino si rivolge a un ministro, ma come una donna si rivolge a un’altra donna, certa di trovare comprensione e consonanza di sentimenti.

Una premessa necessaria, al fine di sgombrare il campo da equivoci che potrebbero sorgere da quanto mi accingo a scriverLe, è che io non sono assolutamente una negazionista (parola che, tra l’altro, trovo inadatta, poiché rimanda a ben più tragici contesti). Al contrario, sono perfettamente consapevole della pericolosità del virus, dei lutti che ha portato in tante famiglie, dei disastri per la nostra economia e delle misure che è stato, e purtroppo sarà, necessario prendere.

Quale madre di tre figli metto in atto da mesi tutte le precauzioni che possono proteggere loro, il gruppo familiare e le persone con cui veniamo in contatto: disinfetto le suole delle scarpe, butto tutti i giorni in lavatrice i capi di vestiario usati all’esterno, limito al massimo e sempre con il dovuto distanziamento i rapporti sociali.

Naturalmente non mi permetto di scriverLe per decantare le mie doti di casalinga, ma per esporLe un problema che, nato da pochi giorni, già inquieta molti genitori attenti alla salute dei loro figli: l’uso delle mascherine in posizione statica. Trovo che questa imposizione dell’ultimo DPCM (superfluo ricordare che trattasi di semplice atto amministrativo e non di legge) sia stata emanata certo in perfetta buonafede, nel tentativo di proteggere ancor più i nostri bambini, ma non abbia in realtà nessuna base scientifica, essendo il distanziamento sociale la misura ritenuta sufficiente in altri contesti dallo stesso CTS e la letalità in età pediatrica praticamente inesistente (circa 0,06 % nella fascia di età 0-15 anni, dati del Ministero della Salute) . Allo stesso tempo, molti medici parlano di emicrania, ipossia, ipercapnia e ci sono numerosi casi di genitori che hanno già rilevato nei loro bambini disturbi anche di tipo psicologico quali ansia, irritabilità, senso di claustrofobia, insonnia. I danni sono evidentemente acclarati se in Germania le compagnie assicurative si rifiutano di risarcire quelli derivanti dall’uso del dispositivo che, pertanto, verrà indossato a proprio rischio e pericolo, chiamando in causa datori di lavoro, presidi, ecc.

La scuola frequentata dai miei bambini, oltre all’ottima qualità dell’insegnamento, è sempre attenta alle esigenze delle famiglie con cui intrattiene un dialogo proficuo e costante, tuttavia la dirigente scolastica e il corpo insegnante non hanno potuto fare altro che adeguarsi alle disposizioni, accollandosi anche il peso di responsabilità che a loro non competono, come il sorgere di disturbi che in alcuni soggetti si possono manifestare in seguito alla rigorosa applicazione di questa norma.

In questi mesi i nostri bambini si sono dovuti privare di tutto ciò che rende lieti e indimenticabili gli anni dell’infanzia: i giochi all’aperto, le amicizie, la possibilità di nuovi incontri e nuove scoperte. Si sono sottomessi a tutto, anche grazie a genitori che hanno saputo spiegar l’importanza di certi comportamenti responsabili. Ma se è giusto insegnare ai figli il ferreo rispetto delle regole, è altrettanto giusto stimolare in loro quello spirito critico che un domani li porterà a chiedersi se le regole sono giuste o sbagliate, ragionevoli o no. Perché questo farà di loro dei cittadini pienamente consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri e li terrà lontani dal pericolo di quella deriva autoritaria e antidemocratica che sempre poggia sull’ignoranza e sull’ignavia.

Concludo con la preghiera a Lei, al ministro Speranza e al presidente della Conferenza delle Regioni Bonaccini di rimuovere immediatamente tale disposizione che, ingiustificata e altamente vessatoria nei confronti dei più piccoli, rischia di creare un danno fisico e psicologico. Inoltre, un passo indietro risparmierebbe agli incolpevoli dirigenti didattici la valanga di diffide che avvocati e comitati dei genitori stanno preparando, e dall’altra eviterebbe un’ulteriore profonda spaccatura tra cittadini e istituzioni. Il che, in questo momento così grave, è l’ultima cosa di cui il Paese ha bisogno.

 

Eva Celani

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