lunedì, 10 Maggio, 2021

Scrive Francesca Frisano:
Riabilitare la politica per rifondare la Repubblica

0

Ho letto con molto interesse e coinvolgimento l’articolo di Mauro Del Bue “Il presidenzialismo nuova bandiera socialista” sull’ Avanti! online del 14 marzo 2021 s.u., ed il caloroso appello lanciato da Claudio Martelli dalle pagine dell’Avanti! di febbraio-marzo 2021. In tutte le pagine, sia cartacee che online, si rileva la necessità di recuperare ciò che serve all’Italia per guardare più serenamente e più decorosamente al futuro: si legge che “la perdita di peso e di autorevolezza della politica, perché organizzata in forme poco affidabili e spesso in contrasto tra loro a livello locale (Comuni, Province, Regioni) a scapito del potere centrale, sia la causa della nostra arretratezza”.È vero! C’è stato uno svuotamento costante ed inesorabile dei poteri dello Stato perpetrato dalla Sinistra a beneficio delle istituzioni locali, Comuni e Regioni: svuotamento che ha prodotto, nel tempo, un pericoloso squilibrio tra potere centrale e potere locale, con gravi conseguenze in settori-chiave (Sanità, Scuola, Infrastrutture, ecc…) della vita del Paese e della popolazione. Più che l’unica causa, trattasi di una concausa, in quanto assistiamo ad una totale assenza della politica per mancanza di idee e di capacità (almeno fino a ieri!).

Parimenti c’è da segnalare un profondo divario tra società politica e società civile, che va superato, invitando i partiti, i movimenti, le associazioni a contribuire a rendere vitale il circuito democratico, combattendo ed eliminando quei fenomeni degenerativi che finiscono con il delegittimare le Istituzioni democratiche. “I ritardi, i bisogni vecchi e nuovi, le urgenze, le aspettative, le potenzialità della società italiana convergono tutti su una via maestra che deve condurci ad un generale rinnovamento delle istituzioni….Ne avvertimmo l’esigenza sin da un decennio addietro, quando cercammo di suscitare un’attenzione, che non ci fu, attorno ad una grande riforma delle istituzioni”(per dirla con le chiare parole di Bettino Craxi del lontano 1991).

Sin da allora si avvertì il divario, che andava crescendo tra una società che avanzava verso ruoli più maturi della cultura e della economia europea ed internazionale; che diventava sempre più complessa ed esigente, perché più consapevole delle sue necessità e delle sue istanze; ed uno Stato del tutto inadatto a far fronte ai suoi nuovi compiti, incapace ed impossibilitato a tenere il passo con una trasformazione continua e veloce. Divario tra la società italiana ed un sistema politico forte delle sue libertà, ma fragile nella efficienza e nella capacità di governo.
Da allora (soltanto negli anni del migliore Riformismo Liberalsocialista si realizzarono riforme di particolare rilievo), è stato fatto ben poco: molti proclami, ma scarsa sostanza!
Ora la questione è tornata prepotentemente alla ribalta e non può essere elusa. C’è bisogno di una presa di coscienza collettiva, dell’impegno delle forze politiche, specialmente di quelle più progressiste; va rispettata la volontà di partecipazione attiva della gente (vedi le tante forme di associazionismo!) alle scelte fondamentali che riguardano il riassetto del nostro sistema e, quindi, il futuro del Paese e della nostra comunità. Questa volontà va riconosciuta ed interpretata come “valore”, e tenuta ben presente quando si dovrà necessariamente procedere al rinnovamento delle istituzioni. Così si afferma il principio della “sovranità popolare” , norma fondamentale originaria e fondante dello Stato Democratico.
Bene ha fatto Claudio Martelli a rivolgere un caldo appello all’unità, rivolto alle forze politiche più sensibili e più affini, ed alla società civile, ormai aperta ed emancipata, “per riappropriarci della politica e per rifondare la Repubblica”.

Bene ha fatto Mauro Del Bue a ricordare ed a consigliare che “sarebbe necessario attingere alla migliore elaborazione socialista degli anni ’80, quando il vecchio PSI lanciò la riforma regionalistica legandola alla riforma presidenzialista”.

Oggi più che mai, per fortificare lo Stato e per rinvigorire i partiti nazionali, il tema della “riforma presidenzialista” è una urgente necessità: occorre una figura autorevole che rappresenti l’unità nazionale e che interpreti la volontà popolare, per riequilibrare i poteri tra Stato e Regioni nell’attuale frammentazione di funzioni e competenze.
Nel dibattito che inevitabilmente si apre su questa questione l’Avanti! in prima linea ha lanciato un appello a tutte la Forze Democratiche Riformiste ed all’intera Cittadinanza, in particolar modo ai giovani (dalle cui mani dipende il Futuro), di impegnarsi a sconfiggere le gerarchie di potere e la demagogia, e di operare acciocché la Repubblica venga rinnovata e rifondata.
Si parte con una proposta che si compone di tre punti semplici, chiari e netti:
– Un’unica Assemblea Nazionale di 600 membri, che sostituisca la Camera dei deputati ed il Senato(ridotti a 400+200 membri,ormai nella Costituzione,in base ad un referendum!), che svolgono lo stesso ruolo e replicano le stesse funzioni, superando così l’assurdo bicameralismo.

– Sistema elettorale a doppio turno per eleggere la rappresentanza parlamentare: l’unico ad avere una rappresentatività pluralista; l’unico ad assicurare un vincitore certo per volontà popolare.
– Elezione diretta del Capo dello Stato con più ampi poteri di alta direzione politica, sul modello delle grandi e libere democrazie del mondo.
Quest’ultimo punto è il più controverso e, perciò, il più difficile ( tant’è che se ne rese dolorosamente conto a suo tempo Bettino Craxi), perché in Italia la tradizione presidenzialista è stata ed è, tuttora, appannaggio dei movimenti liberalsocialisti, repubblicani ed azionisti, ragion per cui possiamo solo avanzare la proposta e provare a convincere i nostri interlocutori politici ad incalzare, insieme a noi, i cittadini della bontà di una “libera scelta”.
Noi ne siamo convinti “leggendo e studiando le Democrazie più moderne”, come dice Giulio Di Donato in una recente intervista; ci siamo convinti che il modello di Repubblica Presidenziale rafforzerebbe e sosterrebbe più efficacemente le prerogative del
Parlamento senza indebolirne i poteri, e conferirebbe maggiore autorevolezza ed efficacia all’intero sistema.

Una riforma di larga portata, come questa, ha bisogno di un vasto consenso tra le forze politiche: è questo l’obiettivo che ci si propone, nella speranza che il dibattito, facendosi più approfondito, possa diventare più sereno e più equilibrato. Possa man mano abbandonare i pregiudizi e le resistenze che l’hanno inficiato sin dagli albori, nei lontani anni ’80.
Per conseguire un tale proposito, a noi spetta il compito di impegnarci a creare una più ampia Unità Socialista, Democratica, Riformista, con grande responsabilità e con consapevolezza dei nostri doveri verso le possibilità di rifondazione di uno Stato moderno, snello, efficiente, al passo con i tempi.
La nostra deve essere una posizione aperta al dialogo, costruttiva e lungimirante nel raggiungimento di obiettivi comuni, come ha scritto molto chiaramente Claudio Martelli. L’esperienza del governo Draghi, pertanto, non può definirsi transitoria, ma può essere una nave-scuola da cui partire per salpare verso prospettive di governo, fondate su una grande capacità di equilibrio e di sintesi, di comprensione e di dialogo con tutte le correnti laiche e religiose, politiche e culturali presenti ed attive nella società italiana.

 

Francesca Frisano

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply