lunedì, 10 Maggio, 2021

Scrive Giuseppe Fertonani:
Mario Draghi ed il Marchese del Grillo

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A leggere il titolo verrebbe da ipotizzare il paragone tra il primo Ministro con Alberto Sordi oppure Mario Draghi con il Marchese del Grillo. Se si scende nell’attività professionale di entrambi o nella loro semplice natura umana non è riscontrabile un solo punto di raffronto. Verrebbe da supporre che il più giovane cerchi di emulare il più anziano; ragionevole, ma in errore. L’immenso Alberto era un attore, o meglio, ‘l’attore’ capace di impersonare magnificamente qualsiasi figura con sarcasmo, ironia ed umiltà, il neofita non è idoneo neppure a mansione di comparsa in una soap opera. Qualora volessimo limitarci all’uomo, Sordi era una persona etica serissima soprattutto dotata di un’umanità rara, idiosincratica alla mediatica al punto di dispensare donazioni ed aiuti ai bisognosi purché non non fosse pubblicizzato. Per il secondo, io non sono ne un tecnico ne un suo conoscente, motivo per cui ritengo di non esprimermi con discorsi ‘da salotto’ ma mi limito a rammentare sue rare affermazioni o quelle poche parole proferite che ne possono evidenziare l’etica o, con una interpretazione mediatica, il rigore.

 

Mi esimo dal ricordarvi le ipotesi da me pronosticate e redatte nelle ultime mie, potreste tacitarmi di presuntuosa e tediosa ripetitività. Pertanto potrei permettermi di accennarvi alcune esternazioni del premier, sono talmente ermetiche e grottesche che soffermandomi sulla sola celebrazione del suo ministro della sanità per tutte le decisioni prese durante il precedente governo mi induce un’insignificante smorfia facciale. “io so io e voi non siete…….” “lavoratori!? Tiè”. Dopo tutto questo, prediligo ricordare alcune storiche perifrasi del magnifico Alberto, mentre l’ermetico Mario, contrariamente al suo predecessore, non procrastina ricordi perché per comunicare i provvedimenti futuri si limita al minimo istituzionale di laconiche apparizioni. È presumibile che effettui ciò per l’autotutela da tecnico, ma ciò non gli precluderebbe di incorrere in eventuali errori politici. L’intenzionalità può evitare, per la sua natura, solo eventuali critiche dovute ad errori allocabili temporalmente e di conseguenza riscontrabili, nel futuro chissà cosa succederà e chi se ne ricorderà. “l’illuminato”, non fraintendetemi, sto utilizzando l’aggettivo non il sostantivo, pare prediliga muoversi in solitaria cercando così di eludere l’evidenza di default politici; ciò è plausibile per le tenzoni da cordate manageriali tipiche del ‘privato’, ma è irriguardoso nell’amministrazione pubblica. Da tempo la mediatica ci ha indotto a ritenere che i tecnici sarebbero stati da prediligere per il governo rispetto ai politici, così ispirandoci, nel subconscio, ad acclamare il nuovo premier. Penso sia una tra le tante inverosimili certezze di questi tempi volutamente predisposte; la gestione della cosa pubblica deve essere espletata dal tecnico competente, ovvero dal politico di statura. Il contabile, il geometra, il medico, l’architetto l’ingegnere o il politico sono tutte figure tecniche dei loro rispettivi ambiti e possono essere molto brave, brave, mediocri od al limite incapaci; è quindi erroneo ipotizzare che solo il medico possa gestire ottimamente il ministero della sanità, quanto è assurdo sostenere che il Ministero delle infrastrutture debba essere gestito di default dall’ingegnere.

 

Non Vi siete chiesti come mai i legislatori della seconda metà del millennio scorso preclusero il Ministero della Difesa agli alti Ufficiali dei Carabinieri? A ciò potrei rispondere con semplici domande: Secondo Voi, il Ministro della Sanità deve essere afferrato di cartelle cliniche, di procedure ospedaliere, di diagnostiche, di mansionario del personale sanitario o di appalti delle pulizie ospedaliere? Non pensate che debba delegare queste funzioni ed occuparsi dell’ammodernamento dei sistemi, delle strumentazioni del personale e delle strutture per aggiornare le soluzioni a problematiche generali? Mario sarà un tecnico capace di far quadrare i conti, ancora non si sa nulla di certo a vantaggio di chi, forse in futuro potrebbe avere la delicatezza di comunicarcelo; speriamo non avvenga troppo tardi. Il dato è che il primo ministro non essendo a sua detta un ‘politico’, non ci ha mai, neppure per supposizioni, accennato a quello che potrebbe succedere al nostro Paese quando inizierà a riconoscere i prestiti.

Vero è che il premier è renitente alla comunicazione mediatica, vero è anche che le informazioni provenienti da tutto il Mondo sono reperibili nel web e sono facilmente comprensibili da tutti, magari con il traduttore on line. Questa potrebbe essere un’ipotesi per cui convenga ‘narcotizzare’ i giovani odierni con beni ‘elettronici’ di largo consumo. Domani, magari, potrebbero convincersi che la colpa del loro mondo è dei loro genitori. Vorrei dire loro che effettivamente questo non è erroneo, la colpa è nostra perché abbiamo accettato di svilirci della nostra capacità razionale spiritualizzando anomali sensi di colpa pur di non di reagire; pensate forse che i bambini di oggi, uomini domani perdoneranno le nostre non scelte? Secondo voi sapranno comprendere come siamo stati obbligati a vivere subendo l’incubo mediatico del terrore attraverso i perpetuati sensi di colpa di essere fautori della Pandemia procrastinata per mesi?

 

Giuseppe FERTONANI

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