martedì, 20 Aprile, 2021

Scrive Giuseppe Fertonani:
‘’Non penso mai al futuro, arriva sempre così presto’’ A. Eisntein

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Settimana scorsa ho condiviso il dramma di un amico di infanzia, il decesso di Suo fratello di 68 anni. Veniamo ai fatti con l’auspicio che aiutino tutti, perdonate la mia presunzione, a comprendere come certe situazioni o certi accadimenti possano avvenire ed essere interpretati in modo strumentale. Per rispetto della famiglia provata e privata del componente, chiamerò Marco, l’amico scomparso, Michele il fratello minore e Maria la loro mamma. Marco, circa trentacinque anni fa, abbandonò l’Università senza plausibili motivi se non, forse, l’essere alieno alle ambizioni. Senza gloria ma in corso con gli studi universitari, aveva affrontato e superato gli esami fino al quarto anno di Medicina. Marco ha sempre ambito alla vita semplice, con un occhio di riguardo alle persone bisognose, a chiunque necessitasse aiuto, nello specifico gli anziani; per questo divenne volontario della Croce Rossa. Chiusa l’avventura Universitaria intraprese la mansione di O.S.S. presso una RSA appagando il suo desiderio, il suo sogno. Da ragazzo semplice non ha mai manifestato ripensamenti creando sbigottimento tra familiari amici e compagni d’Università; le sole passioni di Marco erano il volontariato per gli anziani ed allenare la squadra di calcio di amici. Arriviamo ad oggi. A fine 2020 Marco è afflitto da una costante spossatezza ed inappetenza, COVID diagnosticato. Trascorre la quarantena in compagnia dell’ottuagenaria cardiopatica mamma Maria e del fratello Michele; torna negativo dopo tre settimane e riprende la sua attività di OSS. Marco, in giovane età, guarì da una polmonite ed il COVID trovò un terreno fertile nei suoi polmoni già segnati dalla pregressa patologia. Mercoledì, Michele, che sento quotidianamente, con voce tentennante mi palesa che Marco si è spento improvvisamente. Resto basito e l’indomani mi reco alle camere mortuarie del nosocomio cittadino per far visita all’amico Marco. L’operatore sanitario mi informa che il deceduto non è ancora arrivato dal reparto COVID e che il medico legale comunque ha appena certificato l’avvenuta morte del paziente per COVID, alle 11,34. L’operatore mi spiega che Marco era affetto anche da una metastasi pancreatica terminale. La patologia metastatica in fase terminale è deflagrata in un fisico debilitato comportandone la riduzione severa dell’aspettativa di vita; il corpo si era indebolito con il grave e repentino dimagrimento ma, da uomo forte, Marco aveva stretto i denti per tornare alla sua attività, come…, come se volesse esorcizzare le patologie che lo affliggevano. Marco è deceduto di COVID, col COVID o per il COVID? Il dato oggettivo è che Marco è deceduto venerdì alle 11,30 nel reparto COVID. Verrebbe da ipotizzare che nei mesi passati sia stato fatto ben poco per tutelare il personale sanitario dal COVID; ciò indurrebbe a pensare che le Istituzioni abbiano focalizzato la loro attività sulla comunicazione mediatica dell’aggressione virulenta di quest’ultimo per cercare di giustificare la propria inettitudine. Il dato oggettivo è che la duratura esposizione dei sanitari al COVID, pur essendo professionalmente addestrati a proteggersi dal rischio biologico, abbia mietuto vittime su vittime, è di questi giorni il rallentamento della moria di personale sanitario, presumo per le vaccinazioni. Conseguentemente verrebbe da ritenere che la comunicazione mediatica inerente le persone che ‘sbracano’ dopo mesi di restrizioni sia comprensibile ma non condivisibile, perchè potrebbe rappresentare un depistaggio dell’attenzione dell’opinione pubblica dalle effettive inadempienze della pregressa statale gestione pandemica. Non Vi pare che la modalità di protezione delle persone fragili approntata dal governo precedente sia stata superficiale e pretestuosa? Basterebbe guardare l’esempio dei Paesi Scandinavi, dove è stata applicata una tutela delle persone fragili mantenendo in essere le attività delle persone produttive; l’Istituzione sociopolitica supporta il confino dei fragili/anziani assicurando, attraverso il rischio di contravvenzioni molto gravose, il rispetto delle procedure di sicurezza delle persone produttive e della loro vita professionale e sociale. L’italiana odierna istituzionale presa in carico e revisione della gestione pandemica è evidenza degli errori commessi dal precedente Governo. Chiaro è che la densità demografica dei paesi Scandinavi è abissale rispetto la nostra; chiaro è anche che una corretta quota di dipendenti pubblici presenti in Italia potrebbe venire selezionata addestrata ed impiegata per questa temporanea mansione sociale. Non pensate quindi che manchi la volontà di rendere flessibile ed in linea con i tempi il nostro comparto Statale Pubblico Sociale?
Ciao Marco sei e sarai sempre con noi tutti, col tuo fare con la tua voglia di essere ‘allenatore nel pallone’
Grazie

 

Giuseppe Fertonani

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