martedì, 3 Agosto, 2021

Scrive Isabella Cusanno:
Vivere con 287 euro al mese

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Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana

Presidente, ci rivolgiamo a Lei come Capo dello Stato e Garante della Costituzione. Ci rivolgiamo a
Lei perché nessuno ci risponde. Chi siamo noi? Cittadini Italiani. Noi siamo tutti quei cittadini italiani
che sono in difficoltà, noi siamo tutti i cittadini che si chiedono cosa sarebbe di loro qualora, un
giorno, la buona sorte smetta di sorridere. Noi siamo quei cittadini italiani che non vogliono
assoggettarsi agli scongiuri per affrontare il proprio futuro. Noi siamo quei cittadini italiani che
ritengono che la solidarietà non deve essere sinonimo di elemosina, che la compassione non deve
trasformarsi in auto compiacimento della propria fortuna paragonata alla sfortuna altrui, che il
desiderio vivo di operare non è l’equivalente dell’avidità di ricchezza. Noi non siamo solo gli invalidi
o gli anziani o i derelitti. Noi siamo quei cittadini italiani che credono che la funzione sociale dello
Stato sia quella espressa e confermata dalla Costituzione che non parla di elemosina o di rognosa
pietà. “ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale” Per questo diciamo che noi siamo tutti i cittadini
italiani, perché ciascuno di noi invoca la pari dignità sociale senza distinzioni. Noi invalidi, abbiamo
pari dignità sociale come tutti perché siamo uguali ad ogni cittadino italiano. Perché non devono
esistere sfortunati in un contesto sociale civile, ed invece deve esistere un sistema che assicuri
sostegno concreto a chiunque ne abbia bisogno. Deve esistere un sistema sociale e legislativo in
grado di vincere lo spettro dell’abbandono, della miseria, della difficoltà, un sistema sociale che
attribuisce la giusta ricompensa ai capaci ma impedisce che lo spettro dell’emarginazione si abbatta
su chi ha incontrato difficoltà.
Quello insomma che non può essere accettabile è che l’Italia si trasformi nella corte del Re Sole, in
uno Stato in cui una ristretta minoranza si attribuisca la capacità di risplendere sull’acquitrino della
miseria che provoca. Abbiamo più volte sentito dire da molti politici che in Italia non si muore di
fame. Vorremmo sapere se hanno mai provato a vivere con 287 euro al mese combattendo con il
mediocre sistema sanitario di questa Nazione, sopportando il peso di gravissime invalidità, senza
alcuna speranza di trovare lavoro se non in nero ed in spregio alla propria residua salute. Si,
vorremmo proprio sapere come credono si possa fare. Vorremmo proprio invitarli a provare.
Vorremmo sapere se già dal primo giorno la disperazione non li impregnerà fino al midollo. Ed è
questo invece che da decenni state chiedendo agli invalidi italiani, tacciati di ogni abominio, perfino
di inventarsi le invalidità pur di scroccare l’incredibile somma che lo stato mette a disposizione della
loro infermità. Perché è sempre facile tacciare le proprie vittime di ogni crimine per assolversi da
ogni peccato.
Presidente ci rivolgiamo a Lei come Garante della Costituzione: non abbiamo che Lei, Presidente. Ci
ascolti. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 152 del 2020, ha spalancato il cancello
dell’uguaglianza e dell’equità. Ma gli Enti assistenziali ed il Parlamento hanno ridotto questo
cancello ad un pertugio. Le modalità di applicazione della norma oggetto della revisione
Costituzionale, sono talmente restrittive che si possono applicare a pochissimi e questi “privilegiati”
sono in realtà persone che avrebbero diritto a interventi di ben altra consistenza.
Abbiamo presentato al Senato il 14 dicembre 2020 una petizione in favore di tutti i disabili. Ma la
petizione è ferma presso l’XI commissione dal 17 dicembre. Chiediamo una riforma dell’art.38
L.448/2001. Chiediamo che venga assegnato un reddito a ciascun disabile,sostitutivo dello stipendio
per il lavoro che non arriverà mai, per un importo non inferiore a 15 mila euro all’anno. Chiediamo
che anche il tetto di reddito non sia inferiore ai 15 mila euro e chiediamo che queste agevolazioni
siano riconosciute a tutti i disabili, nessuno eccettuato, ed alle altre categorie già beneficiarie
dell’art. 38.
Presidente aiuti la nostra petizione ad uscire dalla palude. Ci dia ascolto, dia spazio alle nostre
necessità.
Presidente non ci lasci soli. Gli invalidi non hanno chi li ascolta davvero. Quello che viene proposto
in loro favore è sempre stato all’insegna dell’elemosina di stato, una miriade di interventi
frammentati gestisti dagli enti più disparati, distribuiti in molteplici norme e regolamenti che spesso
rimangono sconosciuti o scarsamente applicati o arbitrariamente recepiti. Ma agli invalidi non arriva
quello che ha più importanza: la possibilità di vivere con pari dignità. Presidente: Lei rappresenta la
Costituzione. La Costituzione non chiude le porta ai fragili. La Costituzione ne fa i figli prediletti.
Presidente non chiuda le porta proprio Lei, ma consideri i deboli e i fragili per quello che sono:
membri vivi della società, la forza che misura il livello di civiltà raggiunto, coloro che rendono tutti
migliori perché è facile essere buoni con i ricchi ed i satolli, ma è virtù mettere a freno la cupidigia
dei fortunati per sostenere chi stenta a mantenere il passo.
Presidente, La ringraziamo per la Sua disponibilità ed attendiamo fiduciosi.
Uguali Sempre

Avv. Isabella Cusanno

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