mercoledì, 16 Giugno, 2021

Scrive Luciano Masolini:
Il valore dell’esperanto

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Proprio mentre l’altro giorno stavo ripensando alle tante trasformazioni riguardanti i nostri critici tempi, le cui impetuose velocità arrivano a coinvolgere – tre le diverse altre cose – pure la nostra stessa dotta e forbitissima lingua che, infatti, è sempre più forzatamente incline all’abbandono di vari vocaboli, lasciando così indifferentemente ampio spazio a terminologie tutte molto inglesi – a volte usate anche in malo modo -, mi sono voluto rileggere un interessante brano attinente la supercentenaria storia della lingua esperanto. Da tale benefica rilettura ho nuovamente avuto la conferma di come questo particolare idioma (che non vuole sostituirsi a nessun’altra lingua) conservi realmente una forte rilevanza e non tanto per la sua lineare semplicità, ma quanto e soprattutto per quella sua neutrale natura che la rende così meravigliosamente universale. Dopo il suddetto scritto ho anche riesaminato il ritaglio di un ingiallito articoletto occupantesi della stessa materia, nel quale veniva data la notizia di cinque deputati socialisti che, oltre trent’anni fa, presentarono addirittura una proposta di legge appositamente concepita proprio per introdurre l’apprendimento e la pratica dell’esperanto. Quei cinque amici erano esattamente gli onorevoli Claudio Signorile, Guido Albertini, Giulio Di Donato, Francesco Colucci e Saverio Zavettieri. Anche se tale iniziativa appare oramai così distante nel tempo si trattò, però, di una proposta particolarmente insigne di cui il Partito socialista (e non solo quello di allora) può essere veramente più che fiero.

 

Luciano Masolini

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