martedì, 19 Ottobre, 2021

Scrive Luciano Masolini:
La generosità di Virgilio Brocchi

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Lo scorso 4 luglio il paese di Orvinio, un bellissimo borgo medievale a più di ottocento metri d’altezza, in provincia di Rieti, ha giustamente provveduto ad onorare un suo insigne concittadino, il romanziere Virgilio Brocchi, che proprio in quell’antico borgo era nato nel 1876. L’occasione di tale gradito omaggio la dobbiamo proprio al ricordo del centoquarantacinquesimo della nascita, al cui anniversario è andato anche destinato con tanta generosità (oltre ad un apposito annullo filatelico impresso su una cartolina ritraente il volto disegnato dello scrittore) persino un artistico mezzo busto interamente lavorato in marmo bianco. Ma in effetti, tra questi omaggi, va aggiunta inoltre un’altra piacevole opera. Insomma, senz’altro un ben riuscito progetto questo voluto dalla Pro Loco di Orvinio (alla quale rivolgiamo i nostri migliori complimenti), che tra le altre cose ha pure il grosso pregio di far riscoprire un bravo autore di cui si era persa completamente traccia. Egli, però, in un lontano passato beneficiò di una certa notorietà, la quale cominciò ad irradiarsi già fin dalla pubblicazione (ma il successo più consistente sopraggiungerà qualche anno dopo) dell’ interessante libro “L’isola sonante” (Treves, 1911), che in quel solito anno venne premiato al concorso Gerolamo Rovetta. Sia questa opera (formante un ciclo composto da altri tre volumi, riuniti sotto quel solito titolo), sia negli altri quattro volumi inerenti il ciclo dei romanzi dell’ideale, ed in particolare in quello intitolato “Le aquile” (ugualmente Treves, 1906), vi traspaiono spesso alludenti riferimenti ad un solidaristico socialismo dai tratti tutti molto cristianeggianti. Quello stesso socialismo a cui Brocchi fu idealmente sempre molto incline e che, infatti, non abbandonerà mai. Non a caso lo incontriamo tra coloro che partecipavano alle vivaci riunioni che si tenevano nello studio-cenacolo della Kuliscioff a Milano, ed inoltre egli fu anche particolarmente impegnato come assessore all’istruzione nella giunta di Emilio Caldara (1868-1942), il primissimo sindaco socialista del Comune del capoluogo della Lombardia. Ma altre ancora sono le cose svolte dal professor Brocchi, che varrebbe la pena di conoscere un po’ meglio. Ed anche proprio per questo ci auguriamo, dunque, che partendo da quanto è stato realizzato recentemente ad Orvinio si possa finalmente tentare di attuare anche una rivalutazione di questo narratore (morto a sant’Ilario Ligure nel 1961) dall’apprezzabile semplicità espressiva e scrupoloso osservatore della vita quotidiana di provincia. Il quale nel 1923, mentre puntualizzava alcuni fatti proprio sulla sua feconda attività letteraria (ben oltre cinquanta opere, tra cui pure quelle per i ragazzi) scrisse la seguente frase: “Il socialismo fu per me una religione”.

Luciano Masolini

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