domenica, 28 Novembre, 2021

Scrive Luciano Masolini:
La musica Muti e Salvemini

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Se in genere l’ascolto di un brano musicale (e faccio qui riferimento al repertorio classico) eseguito da un bravo direttore d’orchestra può risultare piacevole pure per chi non segue quel tipo di musica, altrettanto interessante è però anche sentire ciò che questi direttori (che si occupano di un’arte così affascinante) pensano delle complesse questioni della vita. Un significativo esempio, che va proprio in tale direzione, lo abbiamo avuto la scorsa estate mentre leggevamo un’esauriente intervista che Riccardo Muti (in occasione del compimento dei suoi ottant’anni. A proposito, auguri Maestro!) ha rilasciato al giornalista Aldo Cazzullo. Uno dei punti dell’intervista che più colpiscono è quando ha detto che in questo mondo egli fa ormai sempre più fatica a riconoscersi, e non sono mancate neppure forti critiche – lui che è davvero abituato a dare il meglio – sulla preparazione di certi giovani orchestrali. Ma tra le varie altre cose contenute in questo stimolante dialogo, vi è pure una nota (a cui teniamo molto) su Salvemini. Sapevamo già della tanta ammirazione che Muti ha sempre avuto verso di lui (tra l’altro, quasi un suo compaesano), ma il fatto che sia tornato nuovamente a riparlarne ci ha fatto veramente tanto piacere. ” (…) Ho avuto la fortuna – ha raccontato al suo esperto interlocutore – di crescere negli anni Cinquanta e di frequentare il liceo di Molfetta, dove aveva studiato Salvemini, con professori non severi: severissimi…”. Poi quando gli è stata rivolta la domanda se si reputa di destra o di sinistra, ha così risposto: “Né l’uno né l’altro. A Firenze negli anni Settanta ero amico di molti comunisti, tra cui Paolo Barile, il costituzionalista; ma, siccome usavo spesso parole come “patria” e mi piaceva eseguire l’inno di Mameli, qualcuno sentì odore di idee di destra. Io sono nato uomo libero e tale rimango. Sono cresciuto con dettami salveminiani, socialista non bolscevico…”. Con una educazione alle spalle come questa, e dove gli insegnamenti di Salvemini sono rimasti nella sua mente ancora così ben integri, non possiamo quindi stupirci più di tanto per quelle delusioni che lo stanno pervadendo e del dispiacere che esso sta provando nel vedere come la serietà viene così spesso mortificata. Uno sguardo indubbiamente alquanto speciale, questo del prestigioso Maestro che, con quella estrema sensibilità e tanta acutezza, suscita senz’altro anche molte riflessioni. Per quanto ovviamente appartenenti ad epoche ben diverse, tuttavia Gaetano Salvemini e appunto Riccardo Muti sono comunque legati da varie affinità, e più di quello che credevamo. Due straordinarie coscienze da tenercele particolarmente care, anche perché di così belle se ne incontrano purtroppo sempre meno.

 

Luciano Masolini

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