venerdì, 17 Settembre, 2021

Scrive Luciano Masolini:
Salvemini, socialista e poeta

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Il 26 dicembre del 1954, più precisamente nel giorno in cui una distinta signora veneziana di nome Amelia Pincherle Rosselli (di origine ebraiche) morì nella sua casa di Firenze dopo aver convissuto per molto tempo con una incurabile malattia, Gaetano Salvemini – che proprio della famiglia Rosselli ne fu, e per più motivi, un fraterno amico – le dedicherà una discreta poesia, dimostrando così di possedere pure varie sensibilità poetiche davvero non indifferenti. Nata il 16 gennaio 1870 Amelia Pincherle, autrice di una decina di valevoli libri – alcuni dei quali appositamente redatti per i più piccoli -, che dopo la morte dei propri figli si era assiduamente ed interamente prodigata (lo fece sino ai suoi ultimi istanti) affinché non si disperdesse mai quella loro encomiabile eredità politico-morale, quasi a fine gennaio del 1950 decise di non accogliere il suggerimento dello scrittore Ignazio Silone, che le chiedeva di firmare – in concomitanza del Congresso fiorentino del Partito socialista unitario – il “Manifesto degli intellettuali socialisti”. Volle sempre, infatti, rimanere una donna libera. Adesso, però, ascoltiamo le mirate parole che Salvemini con la sua tanta abilità rivolse a questa tenace antifascista.: “Quando Amelia, stanca e diafana, si presentò alle porte dell’eterno riposo, l’angelo guardiano le domandò con quali diritti chiedeva d’essere ammessa all’eterno riposo. Lei, che aveva il pudore del suo cuore ferito, e non parlava mai, rispose timidamente: “Tutti i nati di donna sono fatti per soffrire; è il dolore che va cercare loro, non loro che vanno a cercare il dolore; non c’è nessun merito a soffrire”. “Non ho fatto mai male a nessuno”. “Non basta, non basta. Che merito c’è a non far male a nessuno, che crei il diritto all’eterno riposo?”. “Ho fatto intorno a me tutto il bene che potevo”. “Questo è già qualcosa di positivo, ma è un minimo che non basta. L’eterno riposo è un premio che merita molto di più”. Allora Amelia dove’ parlare: “Ebbi tre figli, li educai ad amare giustizia e libertà. Uno morì in guerra, e due furono assassinati”. L’angelo si chinò, le baciò le piccole mani ed aprì le porte dell’eterno riposo. Aldo, Carlo e Nello l’aspettavan sulla soglia”.

 

Luciano Masolini

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