sabato, 16 Ottobre, 2021

Scrive Luigi Mainolfi:
Al peggio non c’è fine

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Ho sempre pensato che le dichiarazioni dei rappresentanti delle forze politiche che hanno approvato un programma dovessero essere concordanti e utili a far crescere sul territorio iniziative e proposte provocatrici di sviluppo. Invece, ogni giorno leggiamo pareri contrastanti tra le forze della maggioranza sull’efficacia di quanto deciso. Inoltre, assistiamo a confronti tra il Prnn predisposto da Conte (500 pagine) e quello costruito da Draghi ( 2480 pagine) e tra il numero di tecnici previsti: 300 dal Piano Conte e 500 dal Piano Draghi. Ogni giorno cambiano le previsioni di crescita del PIL e si parla dell’incremento dell’occupazione avvenuto in questi mesi, senza contare i licenziamenti bloccati e il numero di operai in cassa integrazione. La cosa più grave e preoccupante è la mancanza di una strategia di politica economica. La cosa non mi sorprende, perché ho sempre saputo che i tecnici,come Draghi, sono allenati per tempi brevi: le imprese che li pagano profumatamente vogliono risultati immediati, anche a spese di imprese concorrenti. Non si preoccupano del Bilancio del proprio Paese e del bene comune. Un’altra lacuna è rappresentata dalla mancanza di riferimenti alle strategie poste in essere da Stati, come U.S. e Cina, i cui effetti sull’Europa e sul nostro Paese sono prevedibili. Opinionisti di valore hanno affermato che gli U.S. e la Cina, segnati da forti diseguaglianze le stanno riducendo, nonostante la pandemia. Le scelte poste in essere da Biden, in carica da pochi mesi, fanno capire che vuole rilevare il metodo socialdemocratico di Roosevelt e del New Deal. In tale logica, rivalutando il ruolo dello Stato, ha investito 6.000 miliardi (30 volte i 209 miliardi nostri, a fronte di una popolazione 6 volte quella italiana) e il PIL ha ripreso a crescere. In Cina, partendo dal capitalismo comunista, Xi Jinping ha aperto al Capitalismo alla occidentale, con vantaggi per il PIL. Rampini ha notato che gli S.U. e la Cina nella gara l’uno copia dall’altro. Trovo facile capire la filosofia di Biden e i cambiamenti della politica cinese, non riesco a dare una personalità politica alla visione del Governo Draghi. Ovviamente, i responsabili della confusione, delle incertezze e delle scelte dissennate sono i partiti, che sono più macchiette che associazioni di uomini capaci di radiografare i cambiamenti e, avendo un modello di società a cui mirare, di avanzare proposte funzionali a costruire un futuro sereno. Purtroppo, gli elettori sembrano aver perso la capacità di ragionare, impegnati ad assorbire le Fake News che le trasmissioni televisive vomitano. Quando si afferma che “negli ultimi decenni l’Italia ha accumulato un grande ritardo nel campo dell’innovazione”, che è stato il motore di crescita principale per molti paesi, si esprime un giudizio negativo sui partiti che hanno guidato la politica durante tale periodo. Non hanno capito che ricerca scientifica, innovazione e tecnologia stavano diventando strumenti di sviluppo e di potere, tanto da far dire all’economista del MIT di Boston Acemoglu “Lo Stato deve togliere la tecnologia dalle mani dei padroni”. La superficialità, il menefreghismo e la faccia tosta dei politici si deducono anche grazie ad esempi semplici. Ne richiamo alcuni:1) Lo Stato non riesce ad incassare 1.000 miliardi di tasse. Molti anni fa un dipendente dell’Agenzia delle entrate di Avellino mi disse che molte pratiche venivano fatte scomparire. 2) Mentre cerchiamo di “commuovere” gli altri Paesi europei per avere un prestito, le Regioni “rubano allo Stato” una montagna di miliardi per darli agli ex consiglieri e, se morti, ai loro coniugi. 3) Si regalano 5 miliardi all’anno, tramite il RdC, a 850.000 persone, senza ricavare un grammo di utilità economica. 4) Si afferma che la crescita del PIL deve stare dentro uno sviluppo ecocompatibile, ma si fanno scelte non consequenziali. Invece di incoraggiare il “consumo di cultura e arte”, si reclamizza uno stile di vita consumistico e volgare. Il nostro Paese, più degli altri, aveva visto partorire movimenti politici da ideologie, da religioni e da ideali (partito comunista, democrazia cristiana, partito socialista, partito liberale, partito repubblicano). I partiti attuali sono figli di valutazioni demagogiche, di comicità volgare, di esigenze territoriali e di problemi esistenziali degli orfani di ideologie. Tali DNA non fanno intravedere nulla di buono. Come molti scrittori, che, per avere una platea di lettori, utilizzano storture sociali, fatti di cronaca, antisemitismo e il degrado in cui vive il sottoproletariato, cosi gli attuali partiti utilizzano i difetti degli altri e gli avvenimenti tragici per farsi ascoltare dagli elettori. Lo spettacolo a cui stiamo assistendo per la ricerca dei candidati locali dimostra un’altra degenerazione: una volta si confrontavano programmi per risolvere i problemi, mentre oggi si lottano aspiranti sindaci. La differenza è abissale. Le conseguenze ancora di più.

 

Luigi Mainolfi

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