martedì, 15 Giugno, 2021

Scrive Luigi Mainolfi:
Aspettiamo la rinascita

0

Avevo in mente un argomento impegnativo e, secondo me, fastidioso per la classe dirigente attuale. Il mio pessimismo mi faceva pensare a un morto difficile da resuscitare. Dopo aver letto l’intervista a Beppe Sala di Aldo Cazzullo, mi sono fatto coraggio e cercherò di affrontarlo. Le parole che mi hanno aiutato sono:”E’ l’ora del cambiamento: serve un nuovo socialismo. La sinistra deve recuperare un’idea politica di società”. Il libro “Morfologia economica” mi fece capire che il comportamento dei popoli dipende dalla loro concezione della vita, che è stata partorita o influenzata da una cultura (illuminismo), da una religione (Vangelo, Corano), da una ideologia (Marxismo), da filosofie (confucianesimo e induismo) o da ideali (Poudhon e compagni).

E’ importante anche l’anzianità delle varie voci. Guardando il mondo attuale troviamo Stati ancora influenzati dal proprio DNA e altri, che lo hanno fatto essiccare o lo hanno modificato. La storia ci insegna che, fino alla rivoluzione industriale di metà settecento, le caratteristiche sociali dei vari Stati non avevano subito scossoni, ma solo adattamenti richiesti da avvenimenti eccezionali. I poveri restavano poveri e i nobili trasferivano agli eredi titoli nobiliari e proprietà. Il cosiddetto ascensore sociale non era conosciuto. La rivoluzione industriale, con le sue innovazioni tecnologiche, fece aumentare le diseguaglianze e peggiorare le condizioni dei poveri e degli emarginati. Ciò alimentò sensibilità sociali, che partorirono l’esigenza di reagire contro i detentori del potere politico ed economico. Nacquero così movimenti culturali, che sfociarono in rivoluzioni o in movimenti politico-sindacali. Agli inizi del XX secolo, troviamo diverse proposte politiche come socialismo, comunismo, ideale repubblicano, liberismo, ideale popolare (Don Sturzo) e fascismo.

Ogni movimento aveva un modello di società ispiratore. Le differenze più appariscenti, soprattutto tra liberali e socialisti, erano quelle relative al rapporto tra capitale e lavoro e a quello tra Stato e attività economiche. Inoltre, ogni partito aveva collegamenti con gli omologhi di altri Paesi. Il fenomeno più consistente era l’Internazionale socialista, a dimostrazione del fatto che i valori su cui si fonda il socialismo sono universali. Nel nostro Paese, nel corso degli anni, il liberismo, che era per il dominio dei privati in economia, fu costretto a cedere spazio al pubblico in molti campi come l’istruzione, la sanità, i trasporti, i servizi, i settori strategici dell’economia, ecc. Ciò, provocò il miracolo economico e l’Italia si mise in cammino fino a diventare una delle più importanti potenze economiche del mondo. Inoltre, conquistò la primogenitura, con il Manifesto di Ventotene, del percorso che portò all’Europa Unita e, con Craxi, aumentò il prestigio a livello dell’ONU. Purtroppo, il percorso fu interrotto dal giustizialismo, dal populismo e dalla cecità dei moralisti. Tangentopoli consegnò l’Italia ai poteri forti, alla massoneria e ai Circoli esclusivi del mondo occidentale, che hanno utilizzato e utilizzano i populisti, “nipotini di Peron”, come utili idioti. E siamo arrivati ai Governi giallo-verde e giallo-rosso. Il livello politico si è abbassato e l’esercito dei parlamentari è composto da improvvisati. A differenza dei partiti della prima Repubblica, quelli attuali, come ha fatto notare Domenico De Masi, non hanno un modello di società. Ciò, non fa distinguere il vero dal falso e la destra dalla sinistra. Si elencano tasselli che non diventano mosaico. Il numero dei gruppi politici (49) spudoratamente alto, conferma la mancanza di identità progettuali e, quindi, di strategie. La degenerazione sociologica di ciò che si chiamava politica si manifesta ad ogni piè sospinto sia nella forma che nella sostanza.

Non c’è un provvedimento partorito da una visione strategica di sviluppo. La pandemia ha fatto esplodere l’inadeguatezza dei governanti e dei Governatori. Per fronteggiare i problemi creati dal Covid 19 sono stati “decretati” contributi a pioggia in una logica clientelare della carità, non in quella progettuale e con un metodo da costruttori di labirinti mentali, senza fili d’Arianna e con una burocrazia che si comporta come un Minotauro. Comportamento tipico di “cucchieri che vogliono fare i musicisti”. Finalmente, incominciano a parlare veri economisti, come Patrizia Tiberi Vipraio, che, riferendosi ai nostri governanti, ha scritto “si ostinano a sovvenzionare il non lavoro e ad impedire la nascita di imprese innovative”. Spero che Beppe Sala spieghi le ragioni della sua affermazione. Sicuramente avremmo altri elementi per dire che è ora di far rinascere i partiti che hanno radici ideali e culturali. Se quello che constatiamo a livello nazionale è negativo, quello che si sta preparando per le prossime elezioni regionali della Campania ci consiglia di cambiare regione o addirittura Stato. Basta un dato: per ora, sono già 17 i gruppi che concordano su Vincenzo De Luca, candidato a Governatore. Se sarà rieletto, quante riunioni per prendere una decisione?

Luigi Mainolfi

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply