domenica, 28 Novembre, 2021

Scrive Luigi Mainolfi:
Chiarire non confondere

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Il confronto tra le dichiarazioni di dirigenti di partito e i dati, che vengono riportati nelle pagine riservate alle riflessioni sull’economia, crea confusione. I non iniziati non sanno se credere ai primi o ai secondi. Con le considerazioni che seguono, spero di aiutare a fare un poco di chiarezza. Le condizioni di un paese non possono essere rappresentate dal valore di una voce del bilancio statale, né da quello di un settore economico e nemmeno da quello di una parte del territorio nazionale. Al fine di determinare la politica economica da sviluppare, occorre valutare se le crescita di settori e la decrescita di altri sono a tempo definito o indefinito e gli effetti dell’eventuale tendenza inflazionistica. Inoltre, bisogna dedicare molta attenzione alle politiche economiche degli altri Paesi, in particolar modo dei nostri potenziali concorrenti. E’ bene ricordare l’insegnamento degli autori del manifesto di Ventotene, che avevano capito il pericolo, per il nostro Paese, a causa della nascente internazionalizzazione dell’economia. Dalla fine del secolo scorso, tale pericolo è stato assorbito dall’esplosione della globalizzazione, che sta premiando i paesi che, grazie all’investimento nella ricerca scientifica, producono beni e mezzi, che servono a soddisfare le esigenze create e alimentate dai nuovi stili di vita e dalla rivoluzione tecnologica. Da temere sono anche quelli, in cui, utilizzando ideologie, religioni e sistemi dittatoriali, il costo del lavoro è basso e perciò richiamano nostri imprenditori. In questi giorni, vengono pubblicati i risultati dei primi 9 mesi 2021 delle Imprese più importanti. Ne riporto alcuni: Cementir utile +49%; Poste +30%, Generali utile +74%, Gruppo Zurick +14%, A2a +84%, Unipol +7,2%, Ramo Vita +25,7% e Cairo Comunication utile di 28,8 milioni. Altre fonti ci fanno sapere che sta aumentando, soprattutto nel Mezzogiorno, il numero delle famiglie povere. Fenomeno che spinge energie giovanili e intellettuali ad emigrare verso il Nord e verso paesi stranieri. Questi dati fanno capire che la situazione italiana è problematica e per fronteggiarla ci vuole cultura economica, che non coincide con quella finanziaria, e una visione chiara del futuro. La pandemia ha fatto diventare attuale e vitale il binomio economia-ecologia, che impone una logica alternativa a quella consumistica, più bisogno di beni immateriali (arte, cultura, sociale). L’azione e le scelte della politica, però, sono generate dai padroni delle ideologie, che non sempre le interpretano e le applicano in modo corretto. Nella prima Repubblica, la DC, in sintonia con l’insegnamento religioso, sosteneva di aiutare i poveri, mentre i socialisti miravano ad eliminate la povertà, che è un aiuto risolutivo alla condizione di povertà. Oggi, per colpa dei buonisti e della cattiva qualità dei rappresentanti del popolo, la politica della pietà è diventata la nuova religione. L’esercizio di tale politica,incoraggiata dai poteri forti, dalle Non Profit e dalle ONG, ha bisogno dei poveri, tra i quali ci possono essere corrotti, delinquenti, mendicanti, clandestini e terroristi. La politica nazionale deve impegnarsi anche per evitare che le Regioni del Sud continuino ad essere borboniche, nel senso che i protetti e i poteri illegali si disinteressano dello sviluppo, mentre cercano di arricchirsi con i soldi del pubblico e con l’aiuto di amministratori corrotti. Il fenomeno, che dimostra, ancora di più, la stupidità e la superficialità dei “politici” meridionali è un altro. L’economia virtuale, Banche, Assicurazioni e Attività finanziarie, non ha bisogno di tecnologie avanzate né di scoperte scientifiche, ma del risparmio e di clienti. Il Meridione, che ha 1/3 della popolazione e una propensione al risparmio superione a quella dei settentrionali, continua a comportarsi come cliente delle imprese del Nord. In Italia, i premi assicurativi annuali superano i 150 miliardi di euro, da Roma in giù, non ci sono Società Assicuratrici, ma solo “vicari del Nord”. Se allarghiamo il campo alle operazioni finanziarie, la quantità di Euro, che dal Sud va al Nord, è gigantesca. Da molti anni, personaggi poco chiari hanno spostato i loro interessi in zone del Nord, dove hanno investito soldi raccolti al Sud con l’usura. L’economia in nero del Sud, che rappresentava un’alternativa per i disoccupati e per i “disperati”, da molti decenni si è trasferita al Nord. E la politica sta a guardare.

 

Luigi Mainolfi

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