giovedì, 6 Maggio, 2021

Scrive Luigi Mainolfi:
Concretizzare non piangere

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Per capire cosa farà un Governo, basta analizzare i programmi dei partiti che lo sostengono; conoscere le caratteristiche culturali del Presidente del Consiglio e dei Ministri; valutare le parti sociali che lo sostengono; esaminare gli scopi sociali e il peso delle associazioni e delle corporazioni, che lo corteggiano. Ritengo utile anche la conoscenza del curriculum e del percorso formativo dei dirigenti dei partiti della maggioranza.

 

E’ utile diffidare di chi fotografa i problemi e rinvia al futuro la soluzione (vedremo, faremo). Spesso, per distrarre, si elencano i problemi, come la natalità è diminuita, i giovani abbandonano la scuola, il 45% delle donne del Sud è disoccupato, di 100 laureati italiani solo 45 sono del Sud, il tasso di occupazione dei giovani tra i 25 e i 34 anni, al Sud è del 34,3%, mentre al Nord è del 68,4%, ecc. Una frase che viene ripetuta frequentemente, è: “Bisogna frenare l‘allargamento del divario tra Nord e Sud”. Nessuno parolaio dimostra di conoscere le cause delle negatività da eliminare. Siccome sono convinto che non può risolvere un problema chi non conosce le sue cause, la mia preoccupazione è gigantesca. Temo, inoltre, che nelle segrete stanze si stiano programmando comportamenti banditeschi, simili a quelli conosciuti ai tempi dei Patti territoriali e del dopo terremoto. Uno, che se ne intende, Maurizio Casasco, Presidente della Conferenza europea (Cea-pme) teme che il grosso dei contributi sarà assorbito dalle grandi Multinazionali.

 

Da quando si parla di Revovery fund, di ristori e di bonus, sta crescendo il numero di studi e di associazioni che hanno lo scopo di accompagnare i richiedenti dei vari tipi di contributi. Tutto si intravede, fuorché quello che serve. Perciò, temo che gli avvoltoi affaristi siano in agguato e cerchino di influenzare le decisioni. Le qualità professionali dell’attuale Presidente del Consiglio sono di livello superiore a quelle del suo predecessore. Perciò, Draghi ha creato più aspettative. Bisogna, però, sapere che essere bravi tecnici non significa essere bravi politici ( un angolo acuto rispetto all’angolo giro). Per programmare le scelte opportune, al fine di cercare di uscire dalla crisi, bisogna capire le caratteristiche e la tendenza dell’economia attuale e di quella che si vuole o si è costretti a costruire, anche a causa degli effetti della pandemia.

 

Da alcuni anni, si parla come di economia circolare, di economia virtuale, di economia sostenibile, di economia sociale, di economia digitale, ecc. Secondo me, è stato un errore aver fatto assurgere a “tipi di economia”, in concorrenza o in contrasto tra loro, i vari aspetti dell’economia generale. Ciò alimenta visioni diverse e, quindi, scelte diverse. Si arriva anche a sottovalutare gli effetti di settori particolari sull’economia generale. Faccio un esempio. I Partiti, a parole, si dichiarano difensori del Meridione, mentre prendono decisioni (bonus, contributi e regalie) che fanno aumentare la distanza Nord-SUD. Ragionano come se l’ economia del nostro Paese avesse la grande industria come settore trainante e l’industria manifatturiera come produttrice di occupazione. Questi settori, dal 76% del PIL che producevano una volta, sono passati al 26%. Nel settore dei servizi è avvenuto il contrario. Tra i servizi, la parte del leone la fanno le Banche, le Finanziarie e le Assicurazioni. Il Meridione, che dispone della “merce” (risparmio) utile a questi settori, ha permesso che le sue Banche venissero assorbite da quelle del Nord e che Banche estere penetrassero sul suo territorio. La presenza, al SUD, di qualche BCC è un miracolo. Inoltre, su 98 Fondazioni Bancarie, che finanziano arte e cultura, al SUD ce ne sono appena 8. Dei 28 miliardi che gestiscono, al SUD va meno del 10%. Delle 50 Società di Assicurazioni italiane, che raccolgono premi per oltre 120 miliardi, nessuna ha la Sede a sud di Roma. Poi, ci sono le Società finanziarie, che praticano prestiti e mutui, le Società che danno consulenza nei vari servizi e le Società che producono informazione e editoria. Nel corso degli anni, i meridionali si sono limitati a chiedere, alla provvidenza politica, fondi che non sono riusciti ad impiegare e elemosine, come il RdC.

 

Gentili lettori, chi scrive, già alla fine degli anni ’60, da segretario provinciale della FGSI, cercava di sensibilizzare il Partito affinché si facesse promotore della creazione di Casse Rurali e artigianali. Quando fu deciso l’obbligatorietà dell’assicurazione auto, cercai di sensibilizzare la Regione Campania affinché creasse una Società di Assicurazione (Pubblica-privati) per far restare in Campania i “i reggimenti di milioni”, che stavano per andare verso il Nord. Ai miei appelli, nessuno rispose. Spero che i meridionali incomincino a creare, invece di piangere e di dare la colpa all’Unità d’Italia.

 

Luigi Mainolfi

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