domenica, 16 Maggio, 2021

Scrive Luigi Mainolfi:
Costruttori e demolitori

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Molte volte mi viene in soccorso la cultura popolare per completare la conoscenza di un fenomeno, di una situazione o di un argomento. Dagli inizi del mio impegno politico, per poter valutare gli avvenimenti e i personaggi politici, ho sempre letto articoli di opinionisti e ascoltato confronti tra forze politiche. Questo comportamento, negli ultimi anni, mi ha fatto apparire chiara la differenza tra i padri costituenti della Repubblica, come De Gasperi, Nenni, Saragat, La Malfa, Togliatti e i cosiddetti “nipoti di Peron”, come Salvini, Grillo, Meloni, Conte e Renzi. Il giudizio liquidatorio di Zingaretti sul PD mi ha scaraventato nella cultura popolare, nella quale trovo sempre della scientificità. Mia madre, quando tentava di farci capire perché una famiglia del nostro paese, discendente da benestanti, era finita in condizioni economiche disastrate, sinteticamente sentenziava: “ La prima generazione costruisce, la seconda gode e la terza distrugge”. Sembra riferito all’Italia. Quando pensiamo alla qualità dei Costruttori della democrazia italiana, ci sentiamo inondati da nobili esempi di vita; da dimostrazioni di amore per la libertà, per la democrazia e per la dignità umana; di azioni educatrici del popolo, per farlo mettere in cammino. I Costruttori si confrontavano con progetti di società, non con offese personali. La qualità della nostra Carta costituzionale è la dimostrazione dell’alto livello politico e culturale degli eletti e dei Partiti di allora. Quella “generazione” ricostruì il paese distrutto dalla guerra e consolidò la democrazia. Le forze politiche si contrastavano duramente nelle piazze e in Parlamento, ma sempre nell’interesse del popolo. Gli effetti positivi di quel periodo democratico fanno parte della nostra storia. La seconda generazione, anni ’70-’90, fu aiutata e agevolata dalla costruzione fatta dai loro padri. La classe dirigente, pur non avendo i meriti dei padri, cercò di rafforzare la democrazia e di fare aumentare il prestigio internazionale del nostro Paese. Di ciò, sono testimonianze l’azione politica di Craxi, diventato segretario dell’Internazionale socialista e il prestigio di Ministri degli Esteri del livello di Moro, Andreotti e De Michelis. Il nostro Paese uscì dalla tenaglia Stati Uniti- Urss, vedi Sigonella e i rapporti tra l’Italia e i Paesi dell’Est Europa. La terza generazione, figlia della triade “giustizialismo, moralismo e populismo”, diventò padrona del paese, senza meriti e senza lottare. E, iniziò la distruzione del patrimonio politico e programmatico della Prima Repubblica. La nuova stagione politica si è dimostrata inquinata da ignoranza e da interessi corporativi (magistratura e burocrazia) e dipendente dai poteri forti. Ovviamente, la seconda generazione, sottovalutando la questione morale e la trasformazione dell’economia italiana, favorì il disegno dei restauratori del sistema capitalista. Iniziò, così, la distruzione delle “case” (partiti) in cui, bene o male, si praticava l’apprendistato politico. In sostituzione, per mano dei portaborse del periodo precedente, furono organizzate baracche politiche senza “progetti di società” e facilmente trasferibili in altri indistinti territori. Negli ultimi tre anni la velocità verso il basso è aumentata. Prestigiosi opinionisti, come De Masi, che giudica il verso dantesco “Italia non donna di provincia, ma bordello” attualissimo e Cassese, che ha dichiarato che “ In Italia si sono inceppati i tradizionali meccanismi di formazione della classe politica”. Altri paragonano il nostro Paese agli Stati Uniti del tempo di “Cosa Nostra”, per richiamare l’attenzione sulla presenza della Mafia Nigeriana e dei Paesi dell’Est, che controllano lo spaccio della droga e i furti in appartamenti, oltre a requisire imprese in difficoltà. Intanto, i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri, che vengono gestiti con le elemosine e con l’economia della pietà, aumentano spaventosamente. Magatti afferma che “bisogna ripensare l’economia e reinventare il mondo”. E, le nostre forze politiche si comportano in modo ridicolo. Grazie a Dio, da alcuni giorni, menti illuminate stanno richiamando il mondo politico alle sue responsabilità. Sabino Cassese, su LA LETTURA, supplemento del Corriere della Sera, di domenica scorsa, ha consigliato di “superare la casta”, ritenendo gli attuali parlamentari e governanti incompetenti e inaffidabili. A mio avviso, occorre ripristinare il vecchio criterio di formazione della classe politica, aggiungendo il respiro internazionale, vitale in un mondo globalizzato, migliorare l’istruzione di base, combattere le diseguaglianze, rivitalizzare l’associazionismo e i centri studi. Inoltre, utilizzare la meritocrazia nell’assegnare cariche e ruoli. Usare come comandamenti il bene comune e il futuro delle nuove generazioni. La cosa che mi rattrista è il costatare che molte persone, che hanno goduto dei vantaggi della politica, ricoprendo incarichi ben remunerati, non sentono il dovere di aiutare le nuove generazioni a ricostruire strumenti per garantire la democrazia e l’evoluzione armoniosa della società. Speriamo in prossimi costruttori.

Luigi Mainolfi

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