giovedì, 24 Giugno, 2021

Scrive Luigi Mainolfi:
Due capitalismi

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L’articolo di Michele Salvati “La sfida tra due capitalismi”, con il richiamo ai libri “Capitalismo contro capitalismo” di Branko Milanovic e “ Il Capitale del XXI secolo” di Thomas Piketty, mi ha provocato un turbinio di ricordi: quando ero studente universitario e seguivo le lezioni di Giuseppe Palomba, di discussioni con amici comunisti e di avvenimenti politici dell’ultimo ventennio. Ho trovato la conferma di un concetto, che fu causa di polemiche tra me e miei interlocutori. La morfologia economica mi aveva fatto capire che il capitale è uno strumento, non è la causa dello sfruttamento e delle diseguaglianze. I problemi vengono creati da chi lo usa, che può essere un privato, ma può essere anche uno Stato. Ciò, da origine a due generi di capitalismo: quello iper liberista, guidato dai poteri forti, e quello statalista. Il capitalismo di Stato richiede un’organizzazione rigida e non ammette libere organizzazioni dei lavoratori. In altre parole lo Stato deve essere “Dittatore” e senza libertà sindacali. Mi facevano passare per uno che non aveva capito il socialismo, quello che veniva associato al comunismo. L’interesse per questi argomenti è influenzato dall’osservare la situazione del mondo attuale e la sua preoccupante tendenza. Noto che gli opinionisti dedicano energie a cercare di spiegare i conflitti tra personaggi politici degli Stati Uniti, a utilizzare fenomeni particolari e le baruffe chiozzotte tra politici per caso.

 

Non hanno dato la dovuta importanza a fenomeni indicativi di cambiamenti, come gli ultimi risultati elettorali in Germania, in Finlandia, in Bolivia e in Nuova Zelanda, dove i consensi sono andati a formazioni politiche non populiste e alternative ai due capitalismi. Ritengo interessante ricordare i passaggi che hanno caratterizzato il cambiamento della società dal periodo della Rivoluzione industriale ai giorni nostri. Verso la fine del ‘700, le forze che incominciarono ad avvertire l’adeguamento della società alle scoperte techiche erano i liberisti e i riformisti (come Keynes e Proudhon). Le scoperte scientifiche rendevano più forti gli industriali, cosa che provocò l’esigenza nei lavoratori di fare massa per contrastare lo sfruttamento. Intanto, nascevano proposte di organizzazione del lavoro e proposte sindacali. Dalla fine dell’800, incominciarono a nascere formazioni politiche. In Italia, nel 1892 nacque il Partito socialista e, nel 1895, il PRI. Nei primi decenni del ‘900, nacquero il Partito popolare e il Partito comunista. Ogni partito aveva un modello di società, che derivava da valori morali e da ideali (libertà, giustizia, uguaglianza). Il PPI di Don Sturzo e successivamente la DC avevano anche valori religiosi come bussola per progettare programmi e organizzare il lavoro.

 

Una delle differenze, tra liberisti e anti liberisti, successivamente si manifestò con la Confindustria da una parte e i Sindacati dall’altra. Mentre in Europa, la degenerazione della democrazia e il timore che incuteva la Russia, generarono il Nazismo e il Fascismo, negli Stati Uniti, prendeva corpo il Fordismo, che diventò il motore del capitalismo americano. Questo, dando l’impressione di aiutare i paesi del Sudamerica e alcuni Paesi dell’Europa occidentale, tra cui l’Italia, in realtà si espandeva e usurpava le loro risorse, grazie anche ai Governi “Fantoccio”. Il sistema economico attuale, considerato consumatore e inquinatore delle risorse naturali, ha origine in quel periodo. Se sorgeva un Governo che dimostrava di volere essere autonomo, i poteri degli Stati Uniti provvedevano a liquidarlo, l’uccisione di Allende è l’esempio più eclatante. Purtroppo, gli Stati europei non reagirono come avrebbero dovuto, a dimostrazione della sudditanza economica di alcuni partiti, forse anche per non fare un piacere all’URSS. Sempre nella logica capitalistica, imprenditori occidentali incominciarono a trasferire la produzione di beni nei Paesi in cui la manodopera era a basso costo (Cina, India,Corea del Sud,Corea del Nord ed Europa orientale) e ad importare beni di ogni genere. Con la crescita della globalizzazione, la Cina sta espandendo la sua presenza economica, con la stessa logica degli iper capitalisti occidentali.

 

La conflittualità tra gli Stati Uniti e la Cina è la dimostrazione dell’esistenza di una guerra economica tra due capitalismi. E’ importante, per le prospettive geopolitiche, capire che il Capitalismo cinese è più potente, in quanto non ha oppositori interni, avendo il confucianesimo come collante sociale. Addirittura, Monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, argentino, cancelliere della Pontificia accademia delle scienze sociali, ha sostenuto che chi oggi applica al meglio la dottrina della Chiesa è la Cina. Ciò, fa capire che la logica capitalistica non ha rivali. Perciò, temo che i poveri e la concentrazione della ricchezza aumenteranno. Anche i fatti che stiamo vivendo, ci fanno capire che i ricchi stanno diventando più ricchi, mentre i poveri stanno aumentando. A mio avviso, solo la rinascita di una forza politica che si richiami ai valori e agli ideali del socialismo democratico e liberale (non liberista) può invertire la tendenza degenerativa, del mondo.

 

Luigi Mainolfi

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