mercoledì, 19 Maggio, 2021

Scrive Luigi Mainolfi:
Esperienze personali

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Gentili lettori, sento l’esigenza di sottoporvi delle considerazioni, che considero utili per entrare nella sostanza dell’azione politico-amministrativa, con lo scopo di farla diventare concretamente strumento dello sviluppo dei territori. Quando diventai consigliere comunale di Rotondi, elezioni del 23.11.1964, i primi argomenti a cui mi dedicai furono lo studio dello Statuto del Comune e quello del Bilancio comunale dell’anno precedente e di quello in corso. La decisione scaturì dalla convinzione che l’Amministrazione di un Ente locale è un’azienda, che deve produrre servizi e provocare lo sviluppo del suo patrimonio (territorio e persone) e della quale bisogna conoscere gli scopi sociali e le risorse. Le conquiste concettuali, fatte grazie ai miei studi universitari e alle iniziative in campo sociale, mi consigliavano di considerare ogni cosa che osservavo conseguenza di fatti precedenti o concomitanti. Valutare un fatto, senza collegarlo al contesto, che lo ha generato, e senza impegnarsi a capire gli effetti, può essere fuorviante e provocare scelte sbagliate. Ad esempio, se fosse stato capito che gli effetti della sanità pubblica possono riguardare non solo la salute delle persone, ma anche l’economia, la pandemia non avrebbe trovato inefficienza, impreparazione e superficialità, tali da farla diventare “un castigo di Dio” e non avrebbe provocato immensi danni economici e disorientamento per il futuro. Inoltre, ho sempre considerato le discussioni sul Bilancio di previsione e su quello Consuntivo degli Enti locali i momenti più importanti e più esaltanti dell’impegno politico-amministrativo. Da capogruppo al Consiglio Provinciale, per la discussione del Consuntivo annuale, passavo nottate per analizzare tutti gli elementi, cercando di capire le cause e gli effetti di ogni voce. Convinto che ogni cifra indica un fatto politico, leggevo tutti i mandati (circa 8.000) emessi durante l’anno di competenza. Era una specie di radiografia dell’attività amministrativa e uno studio di politica applicata. Ricordo lo stupore dei miei colleghi quando, intervenendo nella discussione consiliare, esponevo le valutazioni su quanto appreso e le mie proposte per correggere qualche decisione inadeguata. Purtroppo, durante gli anni, ho incontrato pochi eletti che la pensavano come me. Nonostante ciò, spesso riuscivo a fare accettare il mio punto di vista, come quando l’Assessore al personale della Provincia di Avellino propose di portare il numero delle Dirigenze da 8 a 10. Trovai la proposta esagerata e scoprii che in altre Province le Dirigenze erano 4 o 5. Riuscii a bloccare l’operazione, che avrebbe fatto aumentare le uscite dell’Ente. Un’altra negatività riscontrata è il non ritenere importante la conoscenza degli scopi sociali e delle “piante organiche” degli Enti locali e degli Enti di Servizio, dei quali i primi sono soci. Gli scopi sociali di un Ente sono come la bussola per i naviganti e la conoscenza dell’ organizzazione del personale fa capire il rapporto costi/benefici. Quando analizzai la “Pianta organica” di Irpiniambiente mi vennero i brividi. I livelli dei dipendenti sono alcune decine, gli stipendi dei dirigenti sono favolosi e le mensilità sono14. Siccome il costo della struttura cade sulle spalle dei fruitori dei servizi (famiglie), dovrebbe essere normale che nei consigli comunali si affrontasse tale problematica. Purtroppo, nemmeno i partiti e i sindacati si interessano di tali argomenti. Oltre al costo, la pianta organica va adeguata ai servizi che l’Ente deve produrre. In questi anni, si è parlato molto del caso dell’Alto Calore, che ha un dotazione organica costosissima e inadeguata con moltissimi impiegati e un numero di tecnici insufficiente. Le spropositate liquidazioni (700.000 euro) a funzionari non hanno indignato nessuno, il che è scandaloso. La dimostrazione dell’inadeguatezza delle piante organiche di molti Enti la stiamo avendo anche in questi giorni. Le frane che riguardano alcuni comuni del Partenio, quelli del Vallo di Lauro e di Forino sono la dimostrazione dell’impotenza degli Enti, che, per mancanza di professionalità adeguate, non riescono a controllare il territorio. La Comunità Montana del Partenio-Vallo Lauro- Baianese, il Parco del Partenio, la Comunità Montana dell’Irno e l’Amministrazione Provinciale hanno l’obbligo di “curare” il territorio, ma si limitano a contare i morti, i feriti e i danni. Possiamo dire che abbiamo una società, nella quale ognuno (persone, partiti, sindacati e ordini professionali) pensa solo al “fatto” suo. Negli ultimi anni, la situazione è peggiorate. Il populismo, la mancanza di scuole politiche, la trasformazione dei sindacati in agenzie di servizi, l’espulsione di energie giovanili, la non conoscenza delle professionalità prodotte dalle Università esistenti sul territorio e una scuola non in sintonia con il cambiamento della società non alimentano la speranza in un futuro migliore. Vorrei dire ai giovani: “meno passeggiate e più riflessioni, più confronti e meno soliloqui, più attori e meno spettatori”. Agli anziani: cercate di essere buoni maestri, con esempi più che con le parole.

 

Luigi Mainolfi

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