martedì, 20 Aprile, 2021

Scrive Luigi Mainolfi:
Far rinascere la politica

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Ogni giorno che passa, gli articoli che leggo e le cose che ascolto fanno aumentare lo scetticismo politico e la preoccupazione per il futuro. Solo affermazioni sulla inefficienza della magistratura, della burocrazia, delle amministrazioni locali, della guerra tra i Governi delle Regioni, delle variazioni della consistenza dei gruppi politici (sembrano pulman di linnea-chi sale e chi scende), ecc. Affermazioni non seguite da proposte serie per porre fine al caos (o casino) concettuale e per far diventare europeo il nostro Paese (sottanifero e borbonico). I governanti cercano di apparire buoni, offrendo bonus e contributi, non rispettando il principio che prima di distribuirla, la ricchezza bisogna produrla e nel distribuirla valutare gli effetti sociologici. Si trascura il fatto che la pandemia ha aggravata una crisi che già esisteva e che stava provocando l’aumento delle diseguaglianze. Purtroppo, tranne qualche debole riferimento, non si intravede la volontà di eliminare le negatività strutturali preesistenti, che a seguito della pandemia, sono diventate più difficili da superare. Anzi, alcuni economisti affermano che i poteri forti la stanno utilizzando per togliere spazio agli Stati. Intanto, rappresentanti del Governo, volendo dimostrare buona volontà, ripetono frasi accattivanti, ma vecchie, come “la ripresa d‘Italia passa per il SUD” , “ la popolazione diminuisce” e “ la curva della natalità deflette”.

 

La prima ha più di 50 anni. La pronunciò il grande economista Pasquale Saraceno, uno dei padri della Casa del Mezzogiorno. La seconda sta diventando un mantra, che dimostra l’abitudine a ricordare l’esistenza di un problema, invece di risolverlo. La terza fa capire che i cervelli della politica sono bloccati. Faccio un esempio. Le nostre Università sono piene di Dottorandi, di Ricercatori, di Professori a contratto che non hanno sicurezza del domani e, perciò, non possono pensare a crearsi una famiglia ed avere figli. Inoltre, centinaia di migliaia di giovani sono stati costretti ad emigrare e diventare patrimonio di altre economie. Nel diluvio di interventi aventi ad oggetto il Recovery fund non si trovano investimenti provocatori di sviluppo occupazionale, né certezze relative all’efficienza e alla produttività della pubblica amministrazione, né miglioramento dell’istruzione. La meritocrazia viene ancora sotterrata dal clientelismo politico e sindacale e dall’incapacità di valutare i meriti della persone e la differenza tra titoli conquistati con l’impegno e titoli comprati. I dibattiti in Parlamento e le dichiarazione di esponenti di partiti, mi hanno dato l’impressione che si stanno percorrendo strade già conosciute, ma piene di buche. Giuseppe Coco, esaminando quanto detto negli incontri promossi dalla Carfagna, ha paragonato la proposta di identificare un’area interna con il compito di definire una Strategia d’Area, ai famigerati e fallimentari Patti Territoriali.

 

Questa impressione viene convalidata dal vedere utilizzati gli stessi personaggi. Parlo con cognizione di causa, avendo partecipato, a suo tempo, a parecchi incontri, aventi per oggetto i Patti Territoriali. Un altro mantra è “ le classi dirigenti meridionali non riescono a spendere i fondi stanziati”, tanto che dei finanziamenti del Fondo di Coesione Ue, al Sud è stato speso solo il 6,7%”. Nessuno ha, finora, saputo indicare la causa. Per me, è semplice e chiara. Si assegnano fondi su generiche destinazioni e in mancanza di progetti. Durante la mia esperienza di amministratore, prima elaboravo un’idea progetto e, poi, chiedevo i fondi per concretizzarla. Ogni Ente dovrebbe essere obbligato a predisporre il suo Piano di sviluppo e inserirlo in quello della sua Regione. Un altro mantra è “ i dipendenti pubblici sono impreparati e inefficienti”. Un’accusa generica e inconcludente, perciò non produce effetto. Si propone una “transizione burocratica” invece di operare una propedeutica “transizione politica” . Secondo me, l’inefficienza e la corruzione sono prodotte dalla qualità dei politici-amministratori. Quando diventai Presidente della Comunità Montana Partenio cercai di capire la condizione di partenza. Trovai 186 Operai idraulico forestali e il corpo Forestale delegato alla loro gestione.

 

Mi resi conto in 10 anni ( 1972-1982), sul territorio montano non c’era stato nessun intervento. Convocai tutti e feci conoscere il mio pensiero. Nel giro di poco tempo, la C.M. Partenio diventò un cantiere e i dipendenti erano orgogliosi e contenti nel vedere i risultati. Feci un’esperienza simile, all’Amministrazione provinciale di Avellino, nel periodo 2004-2008, come Assessore .
Penso che l’impegno politico sia un servizio, che richiede preparazione e serietà. Qualità che producono autorevolezza, grazie alla quale si trasmettono buoni esempi e si inducono gli altri a fare il proprio dovere. Purtroppo, le negatività che una volta rappresentavano delle eccezioni, adesso dominano in tutte le amministrazioni. Perciò, ci vuole una rivoluzione morale, accompagnata dalla rinascita di Partiti con una chiara visione della società e con un modello organizzativo ispirato ai valori che hanno guidato il Paese, dopo il fascismo.

 

Luigi Mainolfi

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