martedì, 3 Agosto, 2021

Scrive Luigi Mainolfi:
Interpretare gli eventi non fotografarli

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Interpretare gli eventi non fotografarli
Incontro parecchie persone che cercano di parlare di politica, richiamando vecchie espressioni e luoghi comuni. Non si rendono conto di usare parole senza valore e di comportarsi da “capere”. Nei contrasti politici non sentiamo argomenti, ma solo etichette, come sinistra, destra, sovranista, fascista, comunista, populista “ed è subito sera”. Si usano nomi per richiamare incubi: Berlusconi, Salvini e Renzi. Appare chiaro il blocco mentale e il vuoto politico. Fanno capire di non aver assimilato nessun elemento nato o costruito dai fatti e dai cambiamenti geopolitici avvenuti nell’ultimo trentennio. Come è lontano il tempo in cui si confrontavano idee, partendo dalla realtà che si voleva migliorare. Io penso che per discutere seriamente di politica bisogna conoscere le condizioni socio-economiche e le loro dipendenze dal contesto europeo e da quello mondiale. Gli argomenti di cui si discuteva 100 anni fa erano relativi a fatti interni, influenzati da ciò che avveniva in Germania e in Russia. Negli anni 45-60 del secolo scorso si discuteva degli effetti dei due imperialismi, americano e russo, che dominavano il mondo, il primo economico e il secondo militare. Il problema interno che alimentava i dibattiti era la distanza socio-economica tra il settentrione e il meridione. Negli anni ‘80, incominciò a tenere banco, nelle discussioni, il “terzo mondo”, in modo particolare la Cina, seguito dall’attrazione di imprese italiane verso paesi dell’Est europeo e dell’Oriente, in cui la manodopera era a basso costo. Lo scenario mondiale da bipolare stava diventando multipolare. Agli inizi del XXI secolo, incominciarono a preoccupare i Paesi del BRIC, poi diventato BRICS e adesso è BRICST (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica e Turchia), che hanno acquistato importanza anche nel Fondo Monetario Internazionale. Da alcuni anni, il mondo globalizzato è influenzato dal Capitalismo americano e da quello cinese, i quali hanno capito che la commercializzazione dei prodotti influenza la spinta a produrre. Quando confronto le chiacchiere italiane su strumenti da economia da paesi sottosviluppati, come MES, Recovery, Ong, immigrati e sovranisti, con gli strumenti azionati dalla Cina, come e-commerce , Via della seta, acquisti di territori agricoli,ecc, mi vengono i brividi e cresce l’incubo di un futuro italiano pieno di povertà e di dipendenze. Se, poi, passiamo ad analizzare il campo dell’economia virtuale e quello dei settori economici influenzati dalla ricerca scientifica e dalla tecnologia digitale, i brividi diventano rabbia. Se confrontiamo la serietà di queste considerazioni con le cronache della politica italiana è come se cadessimo in un precipizio. Prendiamo uno degli ultimi esempi. Il signor Conte, non so quale qualifica dargli, a Di Martedì di Floris, ha parlato per quasi un’ora senza affrontare nessun problema serio. Oltre a dimostrare di conoscere i verbi al futuro e al condizionale, ha fatto capire di non conoscere la sostanza della politica e nemmeno le caratteristiche del cambiamento in atto. Eppure, dovrebbe sapere che Hobbes sosteneva che la vita senza il contributo della politica, della scienza e della tecnologia diventa presto “solitaria, povera, cattiva,brutale e povera”. Ma il problema non è solo Conte, è generale. Bisogna capire che i vecchi schemi, destra- sinistra, liberismo-statalismo, capitalismo-socialismo, padroni-lavoratori, credenti-atei, religioni-ideologie non aiutano a capire dove va il mondo. Infatti, stiamo scoprendo in ritardo gli effetti della mancanza di strategie economiche. Eravamo un paese, con territorio fertilissimo e clima adeguato, esportatore di prodotti agricoli e siamo diventati un paese importatore; un paese ricevente rimesse di nostri emigranti, diventato un paese dal quale escono montagne di rimesse verso i paesi degli immigrati; un paese culla della cultura diventato importatore di beni prodotti dalle nuove tecnologie; tesori d’arte, attrazioni di turisti, venduti a cinesi; il porto di Genova e quello di Mestre per metà appartengono a Cinesi; le nostre città vedono l’invasione di negozi appartenenti a stranieri, mentre quelli di italiani abbassano le saracinesche; anche società calcistiche sono diventate di proprietà straniere. Fra non molto avvertiremo gli effetti dell’ultimo prodotto virtuale: i Bitcoin. In molti Paesi, Stati Uniti in testa, si sta rivalutando il ruolo dello Stato, che non significa statalismo, ma assunzione di responsabilità, mentre il nostro Paese sta diventando solo burocrazia. Perciò, incoraggiamo la nascita di vere e serie forze politiche, con un modello comprensibile di società.

 

Luigi Mainolfi
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