martedì, 19 Ottobre, 2021

Scrive Luigi Mainolfi:
Investire non sprecare

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Grazie alla lodevole iniziativa del Quotidiano del Sud abbiamo avuto l’occasione di apprendere lo stato del processo teso a concretizzare lo scopo del Prnn. Finora, sullo strumento europeo avevamo ascoltato solo parole. Grazie al “Confronto a più voci”, abbiamo conosciuto cose interessanti. Noi irpini, ricordando l’esperienza del dopo terremoto ’80, diventiamo diffidenti quando stanno per cadere miliardi sul nostro territorio. Adesso, di più, per la cattiva qualità della politica e degli amministratori di molti Enti locali. Abbiamo saputo che, dai e Comuni e dalla Provincia, sono stati presentati 303 progetti, per un valore di 3,5 miliardi. Aspettiamo di conoscere i titoli e le caratteristiche dei progetti, sperando che non ci sia il Traforo del Partenio. Intanto, mi frullano nella mente alcune amenità ascoltate, a partire dal Governo Conte. Molti hanno paragonato il Pnrr al Piano Marshall. Sbagliato. Il Piano Marshall doveva servire a riparare danni provocati dai bombardamenti del 1943. Con il Prnn, invece, si vuole contribuire alla sviluppo ecocompatibile dei Paesi dell’E.U, che rischiano, anche in mancanza del tradizionale aiuto della Nato, di essere fagocitati dalla Cina. Si tratta di progettare cose funzionali allo sviluppo e all’equilibrio tra l’uomo e la natura, anche per scongiurare future epidemie. Il Mezzogiorno, e l’Irpinia in particolare, hanno un problema in più: il sottosviluppo, dal quale si esce con idee valide per neutralizzare le sue cause. Non è un problema di percentuali di fondi, ma di idee forti e intelligenti. Nei convegni si sentono solo accuse. I comuni accusano le province, le province accusano le Regioni, le Regioni accusano il Governo e il Governo accusa le Regioni. Dalle cose lette e ascoltate, relative all’Irpinia, deduco che molti, parlano senza conoscere le dinamiche economiche e non potendo fare proposte accusano e invocano generici provvedimenti. Negli ultimi giorni, le cose più banali le ho ascoltate dal Presidente della Provincia-Presidente della Comunità Montana e Sindaco di Avella, Biancardi, secondo il quale, bisogna dare voce ai territori e consentire ai rotondesi di andare verso il mare, traforando il Partenio. Un altro diffusore di banalità è il Presidente del Centro Guido Dorso, Fiorentini. Nel Convegno ha detto: Bisogna investire sulle competenze”. Quali e per fare cosa? Ancora, quando un oratore non sa cosa dire, sentenzia: “ Lo sviluppo del Paese passa per il Sud”. Sono più di 50 anni da quando fu pronunciata la prima volta. Invece di dire cosa fare per provocare lo sviluppo, si emette una sentenza. Spesso sentiamo dire: “ C’è l’esigenza urgente del confronto”. Tra chi? Purtroppo, ad oggi, non conosciamo nessun progetto, grazie al quale l’Irpinia possa fare un passo avanti sulla strada dello sviluppo. Da alcune delle 303 richieste avanzate, noto una confusione tra effetti e causa. Se vogliamo dare un contributo allo sviluppo, dobbiamo puntare su ciò che lo provoca. Alcuni amministratori chiedono soldi per asili nidi e scuole dell’infanzia, per l’edilizia scolastica e per assunzioni. Queste richieste, se esaudite, non provocano sviluppo. Ci vuole dell’altro. Le ultime fotografie della situazione economica del nostro Paese ci fanno capire che le esportazioni del Sud crescono del 20%, con l’agroalimentare in testa e il turismo è in espansione. Rendere coltivabili le estese terre incolte per aumentare la produzione e fare aumentare il fascino del nostro patrimonio culturale e ambientale sono le cose da progettare. Una volta si parlava di attrattori turistici, ma chi doveva decidere, dimostrò di non capire. Bisogna riprendere l’idea. A tal fine, bisogna responsabilizzare persone di alto livello scientifico nel settore del marketing territoriale, non in base a raccomandazioni, ma in base ai curricula. Bisognerebbe capire cosa fare per invogliare i nostri operatori emigrati a tornare in Irpinia. Intanto, bisogna difendere gli operatori del settore commercio dal nemico Amazon, concorrente spietato. Oggi, su 10 dollari di acquisti, ben 7 vengono spesi tramite il commercio online. Per non fare abbassare altre saracinesche, bisogna far ridurre i costi di esercizio, come fitti, pubblicità, ecc.. Investire non deve diventare sprecare.

Luigi Mainolfi

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