domenica, 28 Novembre, 2021

Scrive Luigi Mainolfi:
Le elezioni sono lezioni

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Le campagne elettorali sono occasioni per valutare lo stato di una società, per radiografare le forze politiche e per immaginare il futuro del Paese. Le elezioni che riguardano una parte del nostro Paese, come quelle del 3-4 ottobre 2021, mentre richiamano l’attenzione sui territori interessati, ci consentono di giudicare il comportamento della popolazione non impegnata, cosa utile per valutare la nostra democrazia. Il primo dato che sorprende è la bassa percentuale dei votanti. Al primo turno, l’affluenza è stata del 52,67%, nonostante ci fosse un grandissimo numero di liste (es. Salerno 31, Caserta 31, Napoli 32, Chieti 20, Roma 39,Torino 30, Cosenza 29,ecc. ) e al secondo turno la percentuale è scesa al 43,9%. Nel 2016, al primo turno i votanti furono il 61,1% e al secondo turno il 52,7%. In 5 anni, quasi il 9% in meno. Questi dati dovrebbero indurre i leader politici a rivedere l’impalcatura politico-programmatica dei partiti, al fine di ricostruire forze basate su valori conosciuti e coltivati durante il secolo passato. Basta con partiti senz’anima e senza una visione di società. Dovrebbero avvertire questa esigenza, soprattutto quelle forze politiche che cercano di apparire eredi di una visione anti-capitalista e che, per confondere gli ingenui, si nascondono sotto il lenzuolo chiamato SINISTRA. Potrebbe essere utile il saggio di Andrea Bortani “L’illusione liberista. Critica all’ideologia del mercato”. Le negatività della nostra società derivano anche dall’aver abbandonato la lotta ai nemici dell’economia sociale, della dignità dei lavoratori e della democrazia. Inoltre, dal giudizio negativo sulle corporazioni fasciste, i partiti sono diventati servi delle spietate corporazioni dei magistrati, dei medici, dei militari e degli imprenditori. Inoltre, per sembrare umani hanno sposato l’economia della pietà e il falso buonismo. L’aumento delle diseguaglianze e dei poveri è il risultato. Ai tempi della buona politica, la percentuale dei votanti era un termometro della democrazia e quelle avute dai partiti indicavano il loro legame con gli strati sociali. Ricordiamo le percentuali dei votanti registrate nel corso degli anni: nel 1948 il 92,1%, nel 1953 il 93,81%, nel 1963 il 92,99 % e nel 1987 l’ 88,60%. Si poteva dire che gli eletti rappresentavano il popolo e provenivano da una militanza, durante la quale avevano avuto occasione di conoscere e raccogliere i problemi esistenti nella società per impegnarsi a risolverli. Durante le campagne elettorali, si confrontavano ideali, ideologie e programmi e gli elettori sceglievano quelli che sentivano propri. Non era il Paradiso, ma le degenerazioni non distruggevano la democrazia. L’attuale scarsa percentuale dei votanti è la conseguenza di molti aspetti negativi. Quasi tutti i candidati a Sindaco non avevano storia politica e i partiti, per mancanza di persone presentabili, hanno fatto ricorso a personaggi, che avevano dedicato la loro vita a cercare di affermarsi come professionisti, senza occuparsi dei problemi delle società. Cassese ha scritto che hanno perso tutti:le forze politiche nazionali, che, per trovare un candidato, hanno dovuto rivolgersi all’esterno; le classi politiche locali, perché i votanti sono stati una percentuale bassa; i vincitori dei ballottaggi, che sono stati eletti con l’appoggio di meno di un quarto dell’elettorato. Stefano Lo Russo è stato eletto Sindaco di Torino con il voto dei 2/10 degli elettori. Ciononostante, i tifosi del centrosinistra, forse per lo scampato pericolo, hanno reagito come i tifosi della “Curva ” quando vince l’Avellino. La reazione delle Forze componenti la coalizione, che ha avuto più sindaci eletti, dimostra che avevano solo l’obiettivo di conquistare il potere. Secondo me, il PD con i consensi che ha avuto, come a Napoli dell’11,46% e a Roma del 16,4%, ha poco da festeggiare. Se poi, consideriamo che i 5Stelle, potenziale componente di un nuovo Ulivo, a Roma è sceso all’11%, a Napoli al 10% e nelle altre Città ha perso molti punti, il risultato politico del binomio PD-5S è fortemente negativo. La batosta avuta dai 5S lascia prevedere una conflittualità al suo interno e la fine del fidanzamento con il PD. Allora, invece di limitarsi a godere per la sventure del centrodestra, i riformisti pensassero a ricostruire un forza omologa a quelle socialdemocratiche europee.

 

Luigi Mainolfi

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