venerdì, 16 Aprile, 2021

Più difficoltà più politica

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Le continue polemiche tra i rappresentanti dei vari gruppi di “costruttori” (sarebbe azzardato chiamarli partiti) mi fanno passare in rassegna le vicende politiche alle quali ho partecipato e quelle osservate. Il primo ricordo è quello di compagni che non facevano la differenza tra gli interessi di una categoria e quelli della società. La parola lavoratori, che indicava tutti quelli che erano dipendenti di imprese, pubbliche e private, diventava l’unico capitolo del romanzo della politica. Trascurare le tante attività che influenzano le condizioni di vita di un popolo e i rapporti tra i vari aspetti della vita era ed è approssimativo e limitativo. Di molti aspetti della vita sociale, si trascuravano le cause. Forse, anche questa impostazione ha provocato l’essiccamento dei valori della politica. Quando la produzione, industriale e manifatturiera, rappresentava oltre il 70% dell’economia, i partiti antagonisti al liberismo non capirono che i padroni del vapore, mentre gestiscono e dominano il presente, alimentano il cambiamento, facendo nascere altre esigenze, che, richiedendo altri prodotti e altri servizi, rafforzano i loro interessi. La politica, che doveva anticipare e influenzare le esigenze future, per controllare il modo di soddisfarle, si limitava a parlare solo di aspetti contingenti. Purtroppo la maggioranza della classe dirigente dei partiti, per apatia, riteneva più comodo e più efficace parlare alla pancia, invece che al cervello. I rappresentanti dei partiti sembravano più sindacalisti che politici. Nella logica capitalistica, incominciarono a nascere e a crescere altre attività, come edilizia, banche, finanziarie, assicurazioni, sanità, arte, “turismo commerciale”, ecc, che alimentarono un graduale imborghesimento della società. I partiti si dimostrarono non capaci di contrastare l’essiccamento dei valori sociali, l’esplosione del conformismo e l’indebolimento della funzione delle agenzie culturali (famiglia, scuola e religione), che prima tendevano a rendere più umana la società. Il 68 e i radical -shic fecero il resto. Gli speculatori edili, non incontrando ostacoli, diventarono una casta potente e devastatrice del territorio; le Banche private contribuirono a far crescere le diseguaglianze territoriali, succhiando il risparmio del Sud per investirlo al Nord; i padroni della sanità privata facevano affari d’oro e venivano ossequiati dai loro clienti (vedere pandemia); ecc. Solo grazie a veri riformisti e a conoscitori delle dinamiche economiche, ci furono periodi fertili, come quello della Cassa per il Mezzogiorno, dell’unità tra i lavoratori del Nord e contadini del Sud, della programmazione economica e della Sanità Pubblica. Con il Centrosinistra dell’ultimo decennio della Prima Repubblica, la Politica vide aumentare la sua autorevolezza (Governi Craxi ) nei confronti della Confindustria e il suo prestigio internazionale. Purtroppo, la caduta del muro di Berlino fece diventare orfani una parte della sinistra, la quale, invece di cercare di rafforzare l’area riformista, utilizzò il moralismo e il giustizialismo come arma politica, non contro il liberal- capitalismo dell’economia virtuale, ma contro le forze democratiche e riformiste. Dopo tangentopoli, iniziò la costituzione di gruppi, che, non avendo identità politica e programmatica, assumevano nomi senza storia. Per darsi un tono, si qualificavano “destra” o “sinistra”. Attualmente, tocchiamo con mano una cosa ridicola: partiti che si presentano con lo stesso “cognome”, 3 destra e 7 sinistra si lottano provocando incertezze politiche e crisi senza fine. Negli altri Paesi europei, i Partiti hanno una loro identità e, quando collaborano, fanno accordi su programmi chiari e pluriennali. In Italia, le maggioranze governative si formano grazie a operazioni mercantili. Se i Governi degli ultimi anni fossero nati sulla base di accordi programmatici chiari e lungimiranti, bastavano poche riunioni per scegliere le opere da includere nell’elenco da presentare al E.U. Invece, hanno prodotto un diluvio di parole e vagoni di carte e non si sa cosa si farà con i 209 miliardi nè si conoscono quelli che impongono le opere da finanziare. L’esperienza dimostra che i gruppi di potere sono sempre in agguato e gli ostacoli agli intrallazzi possono essere creati solo da politici autorevoli, che rappresentano Partiti. Un esempio. Quando c’era Craxi, Berlusconi era un questuante e i poteri forti manifestavano intolleranza. Scomparso Craxi, Berlusconi diventò padrone d’Italia. I politici della seconda Repubblica, con le privatizzazioni e le comode concessioni, aprirono le porte ai poteri nazionali ed esteri. L’informazione, che era una medicina per la democrazia, è diventata strumento dei poteri forti, che cercano di atrofizzare i confronti sulle povertà, sulle diseguaglianze e sulle prospettive per le nuove generazioni. Valenti economisti richiamano l’attenzione delle forze politiche sulla necessità di preparare il Paese alla Nuova economia e sull’esigenza di far capire alle imprese, che oltre ai numeri ci sono anche i valori sociali. Le difficoltà richiedono più impegno, che, purtroppo non si vede.

 

Luigi Mainolfi

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